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98° anniversario della Battaglia del Solstizio

15-23 giugno 1918

98 anni fa sul Fronte austro-ungarico della Linea del Piave fervevano i preparativi per l'assalto all'esercito contrapposto in riva destra del Piave e l'indomani partivano all'attacco, utilizzando l'arsenale di armi e bombe custodite nei bunker, trincee e caverne realizzate dall'ingegneria militare austro-ungarica nelle colline tra Colfosco, Sant'Anna, Collalto, Susegana.
Nei giorni scorsi abbiamo visitato, per studi, varie postazioni nelle prime e seconde linee del Fronte, principalmente a Villa Jacur, Sant'Anna dove gli austro-ungarici degli Honvéd (soldati ungheresi) per un anno dominavano il Piave e con le postazioni sul Colle della Tombola, tramite l'osservatorio scavato nella roccia, avevano un'ampia visione dei movimenti sulle varie strade collegate alla Pontebbana verso Spresiano, Arcade e Nervesa, ecc.
Sull'osservatorio del Colle della Tombola, a Colfosco, era stata fatta una scritta impressa nel getto di calcestruzzo che rinforzava la volta dell'entrata, la quale inneggiava in onore a Sua Altezza Imperatore Carlo d'Asburgo. La volta in calcestruzzo, in tempi successivi della fine della Guerra, è stata minata e fatta saltare spezzando il manufatto in due pezzi, una parte è rimasta al suo posto e l'altra metà con le colonne sono crollate pesantemente a terra (la foto è un nostro montaggio che ricompone, in parte, come era il getto di calcestruzzo con la scritta nel 1918).



Nelle foto in primo piano i due ricercatori che hanno riportato alla luce l'ospedale austro-ungarico a Villa Jacur che sono stati onorati a ricevere la croce nera austriaca (su segnalazione del comandante del Corpo Forestale dello Stato di Treviso e Venezia dott. Guido Spada, nonché rappresentante della Croce Nera austriaca), vedasi la spilla puntata sulla camicia allo scultore Pietro Stefan nonché Diotisalvi Perin mentre lo scultore e ricercatore prof. Alberto Burbello è stato onorato della Croce Nera austriaca per le sue pubblicazioni e ricerche storiche della Grande Guerra su vari fronti ed ora con la nostra collaborazione, auspichiamo pubblichi un nuovo libro elencando bunker, trincee, postazioni belliche sul fronte Piave con delle foto, seguendo il nostro primo volume del Fronte Dimenticato, mettendo in primo piano le scritte e indicazioni poste su queste opere di ingegneria militare. Purtroppo manca il terzo onorato Angelo Pisu, recentemente scomparso. La Croce Nera è stata consegnata ai tre ricercatori nella sede degli Alpini vicino al Ponte di Bassano da un parlamentare del Governo Austriaco.

Si sa, la storia da quando mondo è mondo la scrive chi vince. È una regola confermata per l'ennesima volta anche in questi giorni allorquando dai rovi e sterpaglie che ricoprono in alcune zone i colli dei contrafforti tra Colfosco, Col della Tombola, Mina, Villa Jacur, Sant'Anna, Collalto, Col di Guardia, sotto la guida di Perin Diotisalvi Presidente del Museo del Piave "Vincenzo Colognese" e Comitato Imprenditori Veneti "Piave 2000", assieme ad alcuni volontari continuano le ricerche riportando alla luce il Fronte "perduto" in un territorio dove i proprietari hanno salvaguardato l'ambiente come un tempo, principalmente la famiglia Collalto ed altri privati cittadini.
Trattasi di una serie di opere di ingegneria militare trincee, bunker, caverne con deposito di esplosivi, cannoni, barche d'assalto, ecc. che i comandanti dell'Imperial Regio Esercito Austro-Ungarico avevano predisposto dirimpetto al Piave e Montello in vista dell'ultimo disperato balzo d'assalto programmato per il giugno del '18.
Le cose come sappiamo andarono diversamente e tutta questa grande area, occupata e fortificata dal nemico giuntovi in forze sull'onda di Caporetto dopo la vittoria italiana, passò quasi nel dimenticatoio, e a maggior ragione davanti al fiume Piave e ad un Montello simbolo del sacrificio e della riscossa nazionalistica.
Dal Montello guarda a Villa Jacur, all'epoca "cementata" nelle sue viscere lungo un ruio col nome del "Buso dei Trevisi", l'imponente mole dell'Ossario-Sacrario di Nervesa della Battaglia a ricordare il tragico bagno di sangue di quel lontano giugno 1918 e il dopo, ma altrettanto ci fanno pensare bunker, caverne, trincee, buche e postazioni di mitraglia dissepolti fin dagli anni '90 da Perin e amici.
Questo Fronte, ritrovato con le sue opere incavernate entro profonde gole e che hanno resistito all'assalto demolitore della vegetazione e all'ingiuria del tempo, ci conduce a quel periodo, ma decisamente dall'"altra parte". Ci sollecita di conoscere mezzi e strategie che non bastarono al nemico di ieri nonostante con tanti scavi e trinceramenti.
Insomma qui al Col di Guardia, al Col della Tombola, qui al Piave se gli austro-ungarici avessero potuto scavalcare definitivamente il fiume e il Montello, in questa che fu la Battaglia detta "Battaglia del Solstizio", l'Europa di oggi sarebbe tutt'altro. Ma la storia non è fatta di "se", pur tuttavia esige di far capire i fatti nella sua interezza. Cosa sia mancato agli austro-ungarici per coronare il loro sogno, si è scritto con fiumi di inchiostro, ma pochissimo per mano loro. È per questo, cioè per conoscere meglio dettagliatamente il punto di vista degli ex nemici, che Perin e amici hanno interpellato le autorità militari del museo "Museo di storia dell'esercito" di Vienna e Budapest (con quest'ultimo stringendo un patto di gemellaggio), con Vienna in buona amicizia e fratellanza per la consegna nel 1997 davanti all'ingresso del Heeresgeschichtliches Museum im Arsenal di una barca d'assalto riaffiorata dalle ghiaie del Piave nel 1993, guarda caso proprio davanti a questo fronte "scordato".
Il Direttore del Museo Viennese nel suo discorso di ringraziamento per aver ricevuto il cimelio disse che nel Museo non possedeva un tesoro più grande di questo relitto, in quanto di centinaia e centinaia di barche d'assalto e pontoni erano andati tutti distrutti nelle varie battaglie.
La Battaglia del Solstizio "15-23 giugno 1918" che cambiò la geopolitica dell'Europa, ma che ancora traballa.

Ci fa memoria dalla parte dei vinti Lajos Zilahy, che lì c'era e per giunta nei momenti più topici "un minuto prima delle tre tuonò una cannonata solitaria.
Pochi secondi dopo improvvisamente - scrive Zilahy ne "Il disertore" -, come se tutta la volta celeste rovinasse con un fragore spaventoso, l'oscurità s'empì delle furiose fiamme gialle vomitate da 616 bocche di fuoco. Le nuvole di fumo del fuoco d'artiglieria coprirono ben presto il Montello - continua l'ungherese -, e si calarono anche sulla valle del Piave.
L'artiglieria nemica che nelle prime ore di quell'assalto improvviso aveva taciuto come ammutolita cominciò ad un tratto a entrare operativamente con tutta la sua energia".
Questa vissuta testimonianza diretta, in quel tratto di fronte del Piave ora parzialmente "rubato" tra rovi, piante e sterpaglie, ma quel che più conta è stato restituito alla storia. In quei pochi chilometri l'Impero Austro-Ungarico si giocò tutto e, come si diceva, in questi pochi chilometri scaturì un'Europa diversa.

La scritta fatta sopra la volta dell'entrata dell'osservatorio inneggia al comandante supremo Sua Altezza l'Imperatore Carlo d'Asburgo e Lorena. Naturalmente nell'aver fatto brillare da italiani con esplosivo la volta, dai pezzi che si sono staccati si sono perse parte delle parole e dei numeri ma resta indelebile, da quanto rimasto, che traducendo c'è scritto "per l'imperatore Carlo per la Patria 1918". È risaputo che in Comune di Susegana c'era il comando austro-ungarico del generale Ludwig Goiginger sul Colle di Guardia a Collalto e al Castello di S. Salvatore l'arciduca Eugenio.
Ora le nostre ricerche a Vienna tramite la famiglia di Sua Altezza Imperiale Carlo d'Asburgo e Lorena, nipote dell'imperatore Carlo, il quale mi ha onorato a far parte dei cavalieri di S. Giorgio di Vienna, stiamo portando avanti ricerche nello scoprire documenti se l'imperatore Carlo sia stato invitato sul fronte Piave, non escludendo la possibilità di una sua fugace visita al Castello di S. Salvatore dove a circa una ventina di metri sotto il castello si era insediato il comando, sotto ampi bunker e gallerie, che in questa occasione di passare in rassegna l'esercito e visitando il Fronte con bunker, osservatori, ecc. avesse visto la scritta a lui dedicata.
Sarebbe auspicabile che le parti crollate di calcestruzzo venissero ricompattate ricostruendo come in originale, naturalmente dopo aver ottenuto le autorizzazioni dalle autorità preposte.



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