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Conegliano

Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000” - Ponte della Priula (TV)
In collaborazione con il
Museo del Piave “Vincenzo Colognese” - Caorera di Quero Vas (BL)


Spett.le
Sindaco del Comune di Conegliano
Floriano Zambon 



Oggetto:     Nuova Via bloccata dopo il nuovo ponte sul Monticano


Illustrissimo Sindaco, Le scrivo in merito alle polemiche sulla nuova Via bloccata dopo il ponte sul Monticano.
Consiglio che, finché non venga risolta la questione dell'ex SAITA, si crei su tutto il tratto stradale un parcheggio e se possibile creare un passaggio pedonale che vada verso la Stazione e Via Verdi, da questo parcheggio si accederebbe con l’innesto già fatto nella zona dei girdini e piazzale San Martino.
Il costo di questa opera sarebbe molto contenuto, in pratica la vernice per disegnare i posti macchina e realizzare un vicolo, in accordo, se servisse, con le Ferrovie.
Questo parcheggio potrebbe accogliere centinaia di auto liberando i parcheggi sul Viale della Stazione, San Martino e non solo, dove potrebbe essere possibile sperimentare, in centro, un percorso rotatorio a senso unico.
Propongo che un tratto di questa nuova strada e il ponte vengano intitolati al Beato Imperatore Carlo I d'Asburgo nel centenario della Grande Guerra.
Il Monticano è un fiume che ha interessato le vicende storiche della Grande Guerra e qui gli austro-ungarici hanno stazionato per circa un anno.
L'Imperatore Carlo è stato il vero fautore della pace mondiale e lo dimostra nella documentazione sulla Positio della beatificazione ed il ponte sul Monticano riporta ad unirci tra popoli cristiani nello spirito di amicizia e fratellanza europea e mondiale.
In attesa di risposta
Cordiali saluti.
Il Presidente
Diotisalvi Perin


P.S.: Allego foto e documento letto da S.E. il Vescovo di Trieste, nel Duomo di San Giusto il 7 novembre u.s., nella Celebrazione Eucaristica in memoria del Beato Carlo I d'Asburgo nel decennale della beatificazione alla quale ha partecipato il nipote l'Arciduca Georg d'Asburgo con la famiglia ed io ho avuto l'onore di parteciparvi nella veste di Cavaliere di San Giorgio che sono stato insignito dal nipote del Beato, Sua Altezza Imperiale Carlo d'Asburgo-Lorena.
L'Arciduca Georg d'Asburgo, il 30 luglio 2006, ha inaugurato il nuovo salone del Museo del Piave “Vincenzo Colognese” a Caorera di Quero Vas (BL).




Celebrazione Eucaristica nel decennale della beatificazione di Carlo d’Asburgo presso il Duomo di San Giusto a Trieste. Ha presenziato alla cerimonia anche l’Arciduca Georg d’Asburgo, nipote dell’Imperatore.
Nella foto da sx: Helmut Hofstaetter (Cav. di San Giorgio), Wolfgang Krenn  (Cav. di San Giorgio), Massimiliano Lacota  (Cav. di San Giorgio), Adriano dott. Tremuli, Diotisalvi Perin  (Cav. di San Giorgio e San Marco).


Celebrazione Eucaristica nel decennale della beatificazione di Carlo d’Asburgo
DIOCESI DI TRIESTE
IN MEMORIA DEL BEATO CARLO I D’AUSTRIA
+ Giampaolo Crepaldi

Trieste, Cattedrale di San Giusto, 7 novembre 2014
 
Altezza imperiale, distinte autorità, fratelli e sorelle,
 
1.   Sono particolarmente lieto di presiedere questa celebrazione eucaristica per fare devota memoria del decennale della beatificazione di Carlo I d’Austria, che iniziò a reggere le sorti dell’impero austro-ungarico nel 1916, nel mezzo della prima guerra mondiale, che il Santo Padre Benedetto XV definì come una inutile strage. Ed è a partire da quell’evento, di cui quest’anno ricordiamo il centenario del suo inizio nel 1914 e che determinò la fine dell’impero e nuovi assetti politico-istituzionali in Europa, che è opportuno soffermarsi per cogliere lo spessore umano e spirituale del beato Carlo I, un imperatore che amava la pace, ma che fu come costretto a governare dentro la bufera di una guerra mondiale. A testimonianza della sua profonda propensione per la pace, proprio nel 1914, quando ebbe avvio la guerra, alla folla che si era ritrovata nella piazza antistante il palazzo di Hetzendorff per inneggiare alla guerra, il futuro Imperatore pronunciò queste parole: “Tutti coloro che mi conoscono, sanno quanto amo l’Austria e l’Ungheria. Non posso ritirarmi nei momenti di bisogno. Coloro che mi conoscono sanno anche che sono un soldato ed allenato quindi alla guerra. Nondimeno, come alcuni possano auspicare la guerra, e con tanto fervore, io semplicemente non lo posso concepire. La guerra, dopo tutto, è qualcosa di spaventoso”. In quella sconvolgente congiuntura bellica che provocò un numero spaventoso di morti, il beato Carlo I, incompreso da tanti anche dai molti tra i suoi più stretti collaboratori, fu l’unico Capo di Stato che tentò sempre di trovare il modo per porre fine alla guerra…, usando tutte le sue forze, cercando in tutti i modi le strade della pace, coltivando con gli amici e con i nemici le possibilità reali per raggiungerla. Il beato Carlo I ci è di esempio, un esempio che si sostanzia dell’impegnativo dovere di coltivare sempre e dovunque il bene incommensurabile della pace. Sono convinto che se si fossero seguiti la volontà e gli sforzi dell’Imperatore, milioni di vite perse in battaglia si sarebbero salvate e l’Europa avrebbe potuto celebrare una lunga stagione di pace.
 
2.   Uomo di pace, il beato Carlo I, fu anche un singolare uomo politico che trovava nel tesoro della fede cattolica la costante ispirazione per l’esercizio delle sue gravose responsabilità. Anche su questo punto egli resta un esempio attualissimo, reso ancora più attuale dal fatto che, al giorno d’oggi, la politica vive una delle sue crisi più acute per il venir meno di quegli orizzonti di senso che sono giunti ad intaccare perfino il valore dell’umano. Il beato Carlo I aveva un grande senso del dovere e si considerava come padre del suo popolo. Nel 1917, durante una conversazione con il conte Polzer-Hoditz, il beato gli confidò: “Come Imperatore devo essere di buon esempio. Se ognuno praticasse semplicemente i suoi doveri cristiani, non ci sarebbe tanto odio e miseria in questo mondo”. Questo suo alto senso del dovere, esercitato nell’orizzonte della fede – fede creduta fermamente e testimoniata fino alla fine – lo manifestò nel momento della sua incoronazione, avvenuta in Ungheria. L’imperatrice Zita – per lei fu marito devoto e per i figli un padre tenerissimo – 50 anni dopo la sua morte, ricordò con queste significative ed eloquenti parole l’evento che tanto lo coinvolse per la densità di significati che racchiudeva. Queste le parole dell’Imperatrice: “La cosa che più mi colpì di tutta la cerimonia, fu la commovente parte liturgica, soprattutto i voti presi dal Re davanti all’altare prima della sua consacrazione ovvero di preservare la giustizia e lottare per la pace. Questa sacra promessa data nella cattedrale era esattamente il programma politico che egli intendeva portare avanti. Sentivamo questo così fortemente che quasi non erano necessarie parole tra di noi”.
 
3.   Il beato Carlo I fu, in definitiva, un cristiano a tutto tondo, che la Chiesa, con lungimirante saggezza, ha beatificato, indicandolo come esempio di vita cristiana autentica. A rendere particolarmente credibile la sua testimonianza cristiana sono i suoi ultimi mesi di vita. Giunto nell’isola di Madera – dopo aver persopatria, impero e trono – intensificò la sua preghiera e l’offerta della sua vita al Signore convinto che Dio volesse proprio la sua vita come ultimo sacrificio per la salvezza del suo popolo. Cristiano che nutriva la sua anima con la partecipazione quotidiana alla Santa Messa dove univa il suo al Sacrificio del Signore Gesù, l’imperatore seppe coniugare, in un ardito e originale intreccio spirituale, la sua comunione con il Signore e l’esercizio dei suoi gravosi doveri. Era devotissimo della Madonna e, a Madera, la Chiesa che più amava era quella di Nossa Senhora do Monte. Una volta, parlando con sua moglie mentre la Chiesa si vedeva in lontananza, egli affermò che Dio chiedeva la sua vita per il bene del proprio popolo. Poco tempo dopo, Dio esaudì il suo voto. Commovente il racconto che il figlio fece degli ultimi istanti di vita del padre: “Mio padre aprì gli occhi e guardò con amore Gesù nell’Eucaristia. L’ho sentito pregare ancora nei suoi ultimi istanti. Non smetteva di ripetere Gesù mio misericordia. L’ho sentito dire Gesù mio vieni. Ha pronunciato in un ultimo sospiro il nome di Gesù, e si è abbandonato nelle braccia di mia madre. Abbiamo davvero pensato che stavamo assistendo alla morte di un santo”. A noi resta la grazia di una testimonianza cristiana luminosissima e l’opportunità di aprirgli il nostro cuore nel gesto confidente dell’invocazione: di tutto questo vogliamo ringraziare il Signore per la beatificazione, avvenuta dieci anni fa, di Carlo I d’Austria.


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