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Al Prefetto di Treviso

Comitato Imprenditori Veneti "Piave 2000"
in collaborazione con il Museo del Piave "Vincenzo Colognese"


Ponte della Priula, 3 febbraio 2014

Illustrissimo Prefetto Dott.ssa Maria Augusta Marrosu
Piazza dei Signori, 22 - 31100 Treviso


e p.c.
Presidente della Regione del Veneto dott. Luca ZAIA - Venezia
Unità di progetto Genio civile di Treviso dott. Alvise Luchetta - Treviso
Ass.re alla Protezione Civile Provincia di Treviso dott. Mirco Lorenzon - Treviso

Oggetto: Il nostro territorio ad alto rischio

Illustrissimo Prefetto di Treviso dott.ssa Maria Augusta Marrosu, in riferimento alla lettera precedente del 24 gennaio 2014 siamo a pregarLa di far intervenire chi di dovere per organizzare urgentemente una massiccia prevenzione per la salvaguardia dei cittadini rivieraschi del Piave in caso di eventuali forte piogge nell'arco montano, che farebbero sciogliere rapidamente la neve. Ricordiamo che Il Gazzettino dell'1 e 2 novembre 1966 annunciava forti nevicate nell'arco Dolomitico e poi il 3 e 4 forti piogge e il Piave a Nervesa tracimò il 4/11 con i suoi circa 5.500 m. cubi al secondo dove la Prefettura, per salvare Treviso, dette ordine all'Esercito di minare l'argine sinistro a monte della SS. 13 a Ponte della Priula; poi per fortuna nella notte il livello si abbassò e venne scongiurato di farlo brillare ma gli argini scardinati si ruppero da soli più a valle, seminando morte e danni ingenti, lasciando il territorio per lungo tempo alluvionato.
Ora cosa fare per una sana politica per la salvaguardia delle persone e del territorio? Rettificare il fiume affinché passino piene eccezionali con l'ausilio di serbatoi di laminazione, ma per far questo ci vorranno diversi anni.
Ora le Autorità preposte alla sicurezza, secondo noi, dovrebbero agire predisponendosi con materiali e mezzi da stoccare in ogni Comune, non è sufficiente il materiale che dispone la Protezione Civile locale per affrontare un'alluvione, dove gli argini potrebbero avere dei problemi a partire dalla traversa tra Colfosco e Nervesa, sia anche per l'arrivo di quantità notevoli di piante estirpate dalla furia dell'acqua che si parerebbero sulle pile dei ponti a Ponte della Priula ed altri creando effetto diga.
La prego di dare informazioni ai cittadini a mezzo stampa, tv, ecc., di come comportarsi in caso di piena per esempio: spostare vetture e mezzi in zone rialzate; spostare materiali dai scantinati nei piani alti delle case; negli stabilimenti e attività commerciali, rialzare macchinari, materiali, ecc.
La Protezione Civile abbia a disposizione, anticipatamente, in tutti i paesi rivieraschi da Colfosco e Nervesa, al mare notevoli quantità di sacchetti già pieni di sabbia dove anche i cittadini possano servirsi previo coordinamento per difendere le abitazioni, sigillare le cisterne di gasolio, oltre a mezzi anfibi, canotti, barche, motopompe, gruppi elettrogeni, viveri ecc.
È risaputo che anche eventuali portate del Piave di 3.000 m. cubi al secondo che durassero due giorni, potrebbero scardinare gli argini a causa della mancata manutenzione fin dal dopo alluvione del 1966.
Qualcosa è stato fatto ma poco, tanto che nelle ultime brentane con portate di circa 1.500 m. cubi al secondo, a Ponte di Piave il livello faceva paura; quindi lo capisce anche un ragazzo delle scuole Medie che un fiume torrentizio come il Piave, con gli alberi e le ghiaie che intasano il letto del fiume, non può fermare una piena.
Il bacino del Piave con le dighe, è come il 4/11/66, ma la differenza la può fare ancora di più l'affluente Cordevole che da Arabba può scaricare nel Piave, nel suo percorso, oltre 1.000, 2.000 e più m. cubi al secondo.
Oggi nel quotidiano La Tribuna di Treviso, un personaggio politicizzato che insegna pare alle Elementari, si cimenta ad accusare l'autorità idraulica, la quale invece si sta facendo in quattro per far decollare qualche intervento di manutenzione. Pensiamo che i problemi maggiori siano burocrazia e mancanza di risorse finanziarie. Chi ha studiato all'Università di Idraulica di Padova ed è al comando del Genio Civile, dovrebbe poter esercitare le vere funzioni dell'insegnamento ricevuto.
Questo personaggio ha in testa una confusione totale, dove tra la salvaguardia delle roselline selvatiche del Piave, portare i bambini a visitare le Fontane Bianche, correre dietro a chi raccoglie qualche sasso colorato e passare agli scavi a valle di Ponte della Priula, ne passa perché questi notevoli scavi risalenti agli anni '80-'90 abusivi in alveo. Perché non ha denunciato al tempo chi ha accumulato colline di sabbie scavando vicino all'acqua, anche di notte, per non vedere e confondere gli scavi e non rettificando a norma di legge?
Il ponte della ferrovia è stato salvato grazie alle nostre segnalazioni alle ferrovie che, per salvare il ponte, ha portato per difendere le pile e consolidarle nell'anno 2000/2001, scaricando circa 2.000 camion di grosse rocce consistenti, creando sul salto di 4 metri una specie di diga tra l'argine destro e sinistro. Ma altre rocce erano state portate negli anni precedenti, creando una cascata dove qui il Piave aveva, per secoli, una pendenza di 2-3 metri al chilometro.
Confidando di essere stato chiaro ma sempre disponibile ad un confronto su quanto mi hanno insegnato in oltre sei anni il Maestro del Lavoro ing. Alfredo Dal Secco ed altre persone competenti in idraulica dei fiumi e supportate da studi e ricerche storiche. L'ing. Alfredo Dal Secco, decorato con Medaglia d'oro dal Presidente della Repubblica, è stato un luminare in meccanica, energia dinamica ed altre tecnologie ed ha operato alla Franco Tosi.

In attesa di risposta, porgo distinti saluti.
Il Presidente
Diotisalvi Perin



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