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Lettera all'On. Enrico Letta

Palazzo Chigi - Piazza Colonna, 370
00187 ROMA


Oggetto:

Territorio veneto bistrattato e sfruttato all'inverosimile,
pressoché abbandonato dalle Istituzioni



Egregio Presidente,
Le scrivo questa accorata lettera per sottoporre alla Sua attenzione solo quattro delle numerose problematiche che affliggono il nostro territorio.

1)  Giorno dopo giorno numerose imprese, che hanno fatto storia nel mondo, chiudono. Mancando queste che sono l'ossatura del paese, si andrà incontro al caos. Quindi La prego intervenga, prima che chiudano anche quelle rimaste e si cerchi di abbassare urgentemente la pressione fiscale, tasse ed eliminare gabelle varie.

2)  Il fiume Piave si trova da oltre 50 anni in uno stato di abbandono totale, con interventi ridotti al lumicino e mancata manutenzione, regimazione e regimentazione, ma sfruttato, con introiti miliardari, per la produzione di energia elettrica e, tramite deviazioni, l’acqua è usata dai Consorzi di Bonifica e non solo, per l’irrigazione dei campi; inoltre sono stati disattesi i progetti redatti dalla Commissione ministeriale De Marchi dopo l'alluvione del 4.11.1966.
Noi diciamo, ma lo dicono anche i tecnici del Genio Civile, che se arrivasse oggi una piena storica, anche inferiore a quella del 4.11.66 di circa 5.500 mc/sec., alluvionerebbe territori vastissimi al di fuori degli argini, che potrebbero estendersi da Nervesa della Battaglia (in destra Piave) e da Susegana (in sinistra Piave) fino al mare con 3/4 mt. di acqua e fango inquinante sommergendo la produzione agricola, locali abitativi, fabbriche, luoghi pubblici, ecc.
Una piena metterebbe in ginocchio le fiorenti imprese rimaste. Nell'alluvione del 4.11.66 ci sono stati alcuni morti e quindi cerchiamo di non aspettare oltre prima di intervenire, anche perché facendo una corretta rettifica del letto del fiume, con la pulizia da milioni di piante fuorilegge e con la vendita delle ricche ghiaie recuperate, alcuni lavori si autofinanziano.
Noi, per dare un contributo, abbiamo realizzato il libro "Considerazioni sulle piene del Piave - 1995". il cui autore, l’ing. Alfredo Dal Secco, è stato insignito dal Presidente della Repubblica con la Medaglia d’Oro al Lavoro per l’opera svolta, luminare alla ditta "Franco Tosi" in Lombardia. Per onorarlo, e per non dimenticare il suo impegno sociale e civile, abbiamo realizzato un monumento sull'argine del Piave a Nervesa della Battaglia.

3 Il Ponte sul Piave a Ponte della Priula sulla SS.13 Pontebbana, quale monumento storico per noi indiscusso che ha resistito, anche se con ferite, a due guerre mondiali e ora in uno stato di abbandono quasi totale da parte dell'ANAS. Il Ponte si sta sbriciolando in alcune sue parti. Ampia documentazione La può trovare sul giornale "Il Piave", in alcuni quotidiani, radio e televisioni locali e sul sito del Museo del Piave.

4)  Stoccaggio gas metano a Collalto.
Riteniamo che su questo immenso serbatoio da 800 milioni di metri cubi si debba fare chiarezza, sottoponendo i circa 20 pozzi i quali alcuni hanno testate multiple e perforazione a raggera (polipo) di cui uno fino a 7 testate che sconfinano, con le nuove tecnologie di perforazione, in profondità sia in verticale che in orizzontale.
Questo impianto, con chilometri di tubazioni che portano il gas metano, sembra con pressioni di oltre 150 atmosfere, in collegamento tra pozzi e centrale di pompaggio, anche questo sembra sia stato realizzato senza il parere del V.I.A.-V.A.S.
Ricordo che l'esperto in sismicità chiamato dal Comune di Susegana, prof. Alberto Marcellini, diede le sue dimissioni perché riteneva pericoloso questo impianto in quanto con il pompaggio si potrebbe provocare sismicità indotta essendo il nostro territorio in zona pericolo grado 2, essendoci varie faglie tra Piave, Montello e Pedemontana, mentre il Sindaco firmò l'autorizzazione. (Alleghiamo il testo "Geologia, terremoti, sismicità e impianti di Stoccaggio in Europa" a firma di Franco Ortolani del 6 ottobre 2013, tratto dal sito Internet "Meteo Web").
Ora sembra che il pompaggio sia iniziato, ma cosa possono fare le sonde della rete sismica superficiali? (Vedi testo al punto occhio ai maghi. Tratto dal testo sopracitato a firma di Franco Ortolani).
Recentemente è stata collegata la centrale di pompaggio ad una grossa tubazione lunga quasi 10 km. collegata alla rete di alimentazione proveniente dalla Russia e sembra che anche questo collegamento non sia stato sottoposto al Valutazione dell'Impatto Ambientale V.I.A.-V.A.S.
Quindi Sig. Presidente, Le chiediamo di verificare le procedure in quanto qualcuno ci informa che, salvo sviste, per la mega linea di gas metano Cimadolmo-Collalto, già realizzata, in Regione Veneto non sia stato richiesto il V.I.A.-V.A.S.
Chiediamo: se il Comune di Susegana ha chiesto alla Regione Veneto l'approvazione del P.A.T. e, qualora nella documentazione mancasse il parere del V.I.A.-V.A.S., verrebbe approvato lo stesso?
Ricordiamo che sopra il mega serbatoio "elefante" vivono circa 100.000 persone con migliaia di abitazioni rurali non antisismiche.


Sig. Presidente ci aiuti a risolvere questi problemi per la sicurezza dei cittadini. Non vogliamo un altro Vajont: si verifichino tutti i bacini italiani, le dighe, le condotte e centrali del Piave perché iniziano ad essere obsolete e siccome ci sono alti profitti è meglio controllare prima che si verifichino altre tragedie.
Un pensiero va in primis alle martoriate genti dei Comuni colpiti dalla tragedia e a chi le ha denunciate, da prima la giornalista Tina Merlin, e il grande regista e amico Renzo Martinelli che ha realizzato il film denuncia "Vajont" che ha fatto conoscere al mondo l'immane tragedia.
Noi nel nostro piccolo per informare ci siamo collegati con il sito Museo del Piave - Storia, Cultura, Ambiente -, dove tutti possono vedere e prendere atto di quanto sopra e non solo.

In attesa di gentile risposta si ringrazia e si porgono distinti saluti.
Diotisalvi Perin



Dal sito: METEO WEB -  Geologia, terremoti, sismicità e impianti di stoccaggio in Europa


Oltre 100 siti di stoccaggio di metano nel sottosuolo (circa 110 si legge, 130 dice il Pof. Mucciarelli) esistono in Europa, esclusa l’Italia. Siamo gli ultimi della classe con i nostri (circa una decina)! Siamo i primi, però, per quanto riguarda la tettonica attiva e le faglie sismogenetiche che hanno già originato sismi disastrosi. E guarda caso quasi tutti gli impianti di stoccaggio esistenti e progettati si trovano al di sopra delle zone sismogenetiche, come definite da INGV. Vale a dire su un substrato sede di scontro tettonico o estensione tettonica crostale dove vi è già accumulata “energia tettonica” da decenni e da secoli. Si tratta di un sottosuolo da “prendere con le molle” nel senso che si devono evitare perturbazioni per non scatenare sismi ben più potenti e distruttivi di quelli indotti dalle attività di iniezione di fluidi ad alta pressione in un sottosuolo “stabile tettonicamente” (nel senso che non vi sono faglie attive che nel periodo storico abbiano originato sismi). La Geologia dell’Europa è molto variabile; il Prof. Mucciarelli (che ha fatto notare il “ritardo” italiano circa gli impianti di stoccaggio di metano) non lo deve mai dimenticare, anche se è laureato in fisica! Basta consultare la mappa della pericolosità sismica d’Europa, si trova in rete, per vedere che gli impianti di stoccaggio oltre confine non si trovano su un sottosuolo instabile tettonicamente. Le attività di stoccaggio, però, inducono sismicità, come è noto in Olanda (che ha riconosciuto con legge l’impatto ambientale obbligando le compagnie a risarcire eventuali danni causati dai sismi indotti) e come sta accadendo in Spagna nel Golfo di Valencia dove sono state sospese le iniezioni di metano nel sottosuolo dopo un’inattesa attività sismica culminata con un recente evento di magnitudo 4,2. La verità ambientale va accuratamente e trasparentemente valutata per poter realizzare gli interventi nel sottosuolo nella massima sicurezza di tutti i cittadini. Da sismicità indotta causata direttamente dalle iniezioni di gas ad alta pressione nel sottosuolo instabile tettonicamente alla sismicità attivata dai pompaggi il passaggio può essere inaspettato e drammaticamente disastroso. Occhio ai maghi che, registrando l’attività sismica dalla superficie, pensano di avere inventato la manopola per controllare i sismi indotti nel sottosuolo e di potere comandare il loro arresto! Chi sostiene questo è al di fuori della realtà geologica di un sottosuolo di cui si conosce ben poco. O non è un buon e trasparente geologo o è appannato da altri elementi di valutazione che non rientrano nella sfera delle problematiche e conoscenze geoambientali! Occhio alle pulci fameliche che si accaniscono sull’elefante addormentato (il sottosuolo instabile tettonicamente con faglie attive sismogenetiche ed “energia tettonica accumulata”): se si sveglia il gigante non è più controllabile e ne pagherebbero le drammatiche conseguenze le pulci cattive ma anche quelle innocue!

domenica 6 ottobre 2013 - Franco Ortolani






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