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Padre Marco D'Aviano: il film

Da Giovedì 11 aprile 2013
nelle sale cinematografiche italiane il film
"UNDICI SETTEMBRE 1683"




Da "IL PIAVE" aprile 2013



Dal CORRIERE DELLA SERA del 9 marzo 2013

11 settembre 1683 Cinema e religione Fa discutere la pellicola sul beato Marco d'Aviano
e sulla sconfitta dei turchi a Vienna. Rizzo Nervo (Rai): inutile e costosa Il frate più amato dai leghisti
Arriva il film diventato un caso il Carroccio ha deluso Martinelli: non è contro l'Islam,

Renzo Martinelli mette l'enfasi su quella data già nel titolo del suo film, Undici settembre 1683, come a richiamare l'analogia della crisi del mondo occidentale tra l'assedio di Vienna a opera dell'Impero ottomano e l'attacco alle Torri gemelle di New York. «Ma il mio non è un film contro l'Islam», anche se la sua opera fa già discutere. «L'Europa del 1683 era simile a quella di oggi, stanca, rassegnata, aveva smarrito le radici cristiane. Prima di me lo hanno detto intellettuali come Bernard Lewis, che è lo studioso più accreditato dell'Islam. Dopo aver fatto crollare il bastione del Burg, il giorno dopo i turchi sarebbero entrati a Vienna, portando il vessillo verde di Maometto nel cuore dell'Europa, uccidendo i "cani infedeli", se non fosse intervenuto il re polacco Jan Sobieski». Il film esce l'11 aprile, un anno dopo uscirà la versione in due puntate da 100 minuti l'una per Raiuno. E già fioccano i malumori. Nino Rizzo Nervo, ex consigliere di amministrazione Rai, lo definisce «inutile e costosissimo, e provocherà sicuramente polemiche nel mondo islamico. Mi chiedo come la Rai potrà mettere il proprio marchio su un'operazione che, a suo tempo, fu il frutto di un vero ricatto politico». Il Consiglio d'amministrazione della Rai si divise prima di dare il via alla partecipazione al progetto (con 4 milioni su un totale di 10), varato quando premier era Silvio Berlusconi. Il regista cerca di smorzare i toni e dice che «ho lavorato con onestà, raccontando una vicenda storica, spiegando l'insensatezza delle guerre di religione. Le polemiche fanno parte del gioco, non mi aspetto unanimità di consensi, ma non posso condividere queste reazioni emotive, è come se girando un film su Waterloo i bonapartisti mi attaccassero perché Napoleone ha perso». È un fatto che ogni volta che Martinelli gira un film (come il discusso Barbarossa sponsorizzato da Umberto Bossi) sembra sempre che stia compiendo una crociata. Il suo rapporto con la Lega? «Molto labile, dopo quello che è successo. Mi ero illuso che ci fosse qualcosa di trasparente, invece è un Paese dove ovunque ti giri trovi il marcio». Dice che l'idea dell'assedio a Vienna è antecedente all'attacco terroristico di Bin Laden: «Ero a Cinecittà per mixare il film sul disastro del Vajont quando vennero giù le Torri gemelle, io non conoscevo il mondo musulmano, i sunniti e gli sciiti. Mi chiesi: chi sono, da dove sbucano? Ci hanno spinto a confrontarci con una cultura enormemente più forte, la comunità musulmana ha valori condivisi che il mondo cristiano non ha». All'anteprima del Vajont pioveva a dirotto, si rischiava di vanificare tutto. A Martinelli si avvicinò un uomo dal nome singolare, Diotisalvi Perin, dell'Associazione industriali del Triveneto. Gli sussurrò: «Abbiamo pregato Marco d'Aviano, domani spioverà». «Il giorno dopo  prosegue il regista pioveva ancora più forte. Alle 4 del pomeriggio si alzò il vento che spazzò via le nuvole dal cielo. L'idea del film nasce da lì. Non sapevo nulla di Marco d'Aviano, un frate cappuccino che aveva intuito con molto anticipo che il mondo musulmano dopo la sconfitta di Lepanto stava rialzando la testa ed era pronto a muovere contro l'Europa». La tesi di Martinelli è che se il mondo cristiano è salvo, lo si deve a due figure misconosciute: Marco d'Aviano (interpretato da Murray Abraham) e il re polacco Jan Sobieski (Jerzy Skolimowski), che l'imperatore d'Austria Leopoldo I non voleva a capo della Lega Santa in quanto non aveva sangue blu. Fu il frate a convincerlo che il polacco era l'unico militare in grado di sconfiggere il Gran Visir Karà Mustafà (Enrico Lo Verso). «L'Islam nel 1683 voleva il dominio dell'Europa e Luigi XIV in Francia aveva tutto l'interesse a indebolire gli Asburgo. Le truppe turche che avevano assediato Vienna erano 300 mila, la Lega Santa contava 60 mila uomini. Per il regista, «il cuore del film è l'incontro tra Marco d'Aviano e il Gran Visir, entrambi convinti della loro missione, senza alcuna possibilità di dialogo». Sostenuto da fonti storiche, aggiunge che, conquistata Vienna, l'armata ottomana avrebbe puntato i suoi cavalli su Roma per trasformare la Basilica di San Pietro in una moschea. Sulle prime immagini si legge una frase di Marc Bloch, storico francese: «L'incomprensione del presente nasce dall'ignoranza del passato». Il film è stato girato in Romania, al Palazzo Reale di Torino e al Palazzo Ducale di Mantova. Gran nitrire di cavalli e grande ricorso agli effetti digitali, al massimo sono stati usati 300 animali e altrettante comparse. «È stato tutto molto complicato. Medusa ha tentennato, così mi sono rivolto alla Rai. I finanziatori austriaci hanno vissuto il progetto con fastidio e ci hanno mollato. I turchi erano a un passo dal firmare ma dopo cinque incontri hanno rinunciato per ragioni politiche». Il suo prossimo film sarà su Ustica, Martinelli si infilerà in un altro guaio: «Certo, se facessi una commedia non avrei tutti questi problemi».RIPRODUZIONE RISERVATA
Cappelli Valerio




da AVVENIRE del 17 marzo 2013



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