Cerca  
Menu

Login
Nickname

Password


Hai perso la password?

Non sei registrato?
Fallo ora!

Espande/Riduce le dimensioni di quest'area
 
Espande/Riduce le dimensioni di quest'area

Situazione del fiume Piave



Ponte della Priula, 15 novembre 2012

Lettera aperta - URGENTE

Spett.le
Presidente della Regione del Veneto dott. Luca ZAIA
Palazzo Balbi - Dorsoduro, 3901
30123 Venezia

e p.c.
Sig. Prefetto di Treviso dott. Aldo Adinolfi
all'ANAS di Venezia




Oggetto:     riferimento problemi del fiume Piave e del Ponte sul Piave SS. 13


Come di nostra consuetudine persiste la nostra vigilanza per quanto riguarda il corso del fiume Piave per gli ultimi eventi della brentana iniziata domenica 11 novembre e problemi del Ponte a Ponte della Priula.
Prendiamo atto dalla stampa che Lei Presidente dichiara la bocciatura del serbatoio di laminazione a Falzè di Piave e di aver trovato altre soluzioni più a valle.
Siamo veramente sorpresi di questa decisione che va contro il parere del luminare di Ingegneria Idraulica dell'Università di Padova prof. Luigi D'Alpaos e siamo in fibrillazione per capire dove può mettere tanta acqua, seppure non abbia trovato una nuova formula di comprimerla, perché basta che Lei prenda una cartina presso l'Autorità di Bacino per vedere quante campagne erano allagate per metri di acqua all'infuori degli argini nelle zone del basso Piave.
È stato valutato di realizzare delle condotte in microtunnelling che possano raggiungere anche dimensioni del diametro di alcuni metri, partendo dalla zona a monte del Montello con apposite prese e chiavi di apertura e chiusura da realizzarsi sul letto e arginatura del Piave che andrebbero a scaricare l'acqua nelle numerose cave della Marca Trevigiana.
Il pericolo che abbiamo sottolineato più volte parte prima di tutto se le rotture avvengono tra Colfosco e Nervesa, ricordiamo che nel '66 già l'acqua aveva superato l'argine destro ed aveva allagato Piazza S. Nicolò a Nervesa per circa un metro d'acqua e scendeva verso Arcade, Spresiano e quindi se continuava la piena si allagava Treviso e fino al mare che sono zone molto più basse.
In riva sinistra, a monte della SS. 13, l'esercito il 4/11/66 aveva minato l'argine per farlo saltare in caso che la piena eccezionale fosse proseguita anche il giorno successivo per salvare Treviso.
Ora con la situazione delle migliaia di grosse piante che si trovano nel letto del fiume, queste si parerebbero, creando l'effetto diga, come si vedono oggi, su alcune pile del Ponte della Priula e quindi l'acqua scardinerebbe l'argine destro e sinistro.
Questa brentana che ha fatto paura è circa un terzo di quella alluvionale del 4/11/66 pari a circa 5.500 mc/sec con una velocità di circa 4 m/sec. ed allora il letto del Piave era rettificato e l'altezza arrivava, nella parte massima, sotto le arcate, una forza impetuosa che se ritornasse non ci salverebbe da esondazioni.
Con questa brentana, come abbiamo segnalato già nelle altre lettere il proseguirsi di esse, ha fatto sì di scardinare tra domenica e lunedì una specie di sperone (che era un grande basamento in cemento della linea di trasmissione dati militari ex linea Nato tra Vicenza e Aviano ecc.) posto nella mezzeria del fiume a circa 200 m. a monte del Ponte della SS.13.
Questo scardinamento del basamento fa sì, come abbiamo detto in precedenti lettere, che la forza dell'acqua che crea dei forti vortici ha iniziato profonde erosioni tra la pila 9 e la pila 10 tanto che ha intaccato una profonda massicciata in cemento a cerniera che fa da protezione alla pila n. 10 e quindi l'acqua ha aggirato anche la pila 9, quindi questo varco tra la pila 9 e 10 ha fatto sì di portare via anche grossi massi che erano di protezione. Se continuassero altre piene in futuro, per effetto dell'aumento della velocità dell'acqua, essa eroderebbe con facilità le sabbie tra le pile 10, 11 e 12 arrivando all'argine sinistro di Ponte della Priula. Ricordiamo che tutte queste pile non sono rinforzate in profondità con i micropali come tra la 1 e la 9. Come si può vedere anche dalle foto, alcune piante si sono parate davanti le pile 7, 8 e 9 e ricordiamo ancora che siamo a un terzo della portata del '66 quindi se arrivassero le migliaia di piante che si trovano a monte, alcune le abbiamo misurate e hanno un diametro anche di oltre un metro e una lunghezza oltre i venti metri, sarebbe veramente da piangere.
Preghiamo pertanto le vostre Autorità di intervenire urgentemente, naturalmente facendo prima un sopralluogo, a pulire le pile del Ponte dalle piante e sterpaglie e consolidare tutte le pile dalla 9 alla 20 rettificando il letto del fiume, come è stato fatto per il ponte della ferrovia.
Si allegano alcune foto odierne delle circa 50 scattate.
Si ringrazia. Distinti saluti.
Il Presidente
Diotisalvi Perin






* * * *

Ponte della Priula, 19 novembre 2012

Lettera aperta - URGENTE

Spett.le
Presidente della Regione del Veneto dott. Luca ZAIA
Palazzo Balbi - Dorsoduro, 3901
30123 Venezia

e p.c.
Assessore all'Ambiente della Regione del Veneto dott. Maurizio Conte

Sig. Prefetto di Treviso dott. Aldo Adinolfi


Oggetto:     manutenzione del fiume Piave

Signor Presidente, ringraziamo per la sua pronta risposta e per aver incaricato l'Assessore all'Ambiente Maurizio Conte di visitare la zona interessata del Piave in riferimento ai problemi da noi esposti: situazione del letto del Piave ostruito da materiali a Ponte della Priula e dei problemi al ponte sulla SS.13 Pontebbana.

Un altro problema impellente che avevamo indicato nella lettera precedente, è tra Colfosco e Nervesa della Battaglia dove iniziano le arginature edificate dalla Repubblica Serenissima.
Nella località Mina di Colfosco, nell'argine sinistro, si trova una prima arginatura storica di croda riquadrata e posta a scalino alta circa 4/5 metri che si sta sbriciolando a causa delle radici delle piante, che sono cresciute a ridosso della mura, che penetrano all’interno del masso e fra di essi. Appena più a valle è stata cementificata un'arginatura (dopo l’alluvione del 1966) lunga circa 1 km. che va quasi a ridosso delle opere di presa del Canale Enel e irriguo Castelletto/Nervesa. Su questa arginatura è stata impropriamente depositata una enorme quantità di materiale “di scarto” prelevato dal Piave, quando oltre 10 anni fa è stata rettificata e pulita la zona del lago di contenimento a monte della traversa Colfosco/Nervesa e delle opere di presa del Canale della Vittoria. Un luogo magnifico per passeggiate lungo gli argini e ricco di fauna, se fossero fatte le dovute manutenzioni.
Le dimensioni di questo materiale che è stato depositato nel letto del Piave per una lunghezza di circa 1 km., una larghezza da 10 a oltre 50 metri e uno spessore di alcuni metri è composto da ceppaie e ramaglie, terra, fango e rifiuti. Questo materiale se non viene rimosso impedisce, alla prossima piena eccezionale, l’espandersi delll’acqua in riva sinistra che quindi andrà ad aumentare il livello di portata e la velocità in riva destra con rischio di esondazione verso Nervesa della Battaglia. Il materiale scaricato da centinaia di camion e proveniente dal letto del fiume e depositato vicino all’argine sinistro e che al tempo dei lavori aveva riportato, nella parte centrale del fiume, più pulizia ed era ritornato il bacino a forma di lago nella zona a monte della traversa dove attualmente si è ripresentato il problema di intasamento.
Al tempo dei fatti avevamo più volte sostenuto, rivolgendoci ai responsabili, che quel notevole materiale doveva essere portato fuori dagli argini in quanto pericoloso se fosse arrivata una piena storica del Piave, in questo punto molto stretto e con forte pendenza del letto del Piave.
Ci fu risposto che questo materiale sarebbe stato messo lì provvisoriamente per essere poi portato in altri siti. Questo materiale ha creato una situazione pericolosa sulla parte superficiale del terreno creando, per effetto delle piogge e delle numerose radici delle ceppaie, decine e decine di voragini facendo franare il terreno in questi profondi buchi, semicoperti da vegetazione spontanea, moltissimi animali sono caduti i quali, da questa trappola, non sono più usciti. E questo naturalmente è fonte di pericolo anche per chi passasse in quella zona a piedi o per i ragazzi che transitano in motorino o in bicicletta. Questa segnala-zione/denuncia è stata trasmessa da Rete Veneta in un servizio curato dal giornalista Lucio Zanato.
Nel punto 1, dei 27 approvati dal Magistrato alle Acque e Autorità di Bacino nel 1994, da noi più volte sollecitato fin dagli anni ’90, sono stati prelevati migliaia di camion carichi di ghiaia “non di scarto” e portati nelle draghe. Di questi punti di rettifica ne sono stati portati a termine solo alcuni, con la fattiva collaborazione dei Prefetti Torda, Spadaccini e Pisani, messi a capo di un gruppo di lavoro su nomina dell’allora Ministro dell’Interno Maroni nel 1994 che era stato da noi sollecitato ad intervenire, poi con il continuo cambio di autorità gli interventi si sono via via affievoliti. Questi lavori hanno portato nelle casse dello Stato diversi miliardi di Lire (circa 20 miliardi se non ricordiamo male). I 27 punti di rettifica e pulizia partivano da Colfosco/Nervesa e arrivavano a Ponte di Piave).
Altra situazione pericolosa è a valle della traversa/condotta Colfosco-Nervesa infestata da una boscaglia fuorilegge.
Per quanto riguarda la nostra proposta per creare degli imbuti che tramite microtunnelling, in alternativa alla diga, possono far defluire l’acqua del Piave verso le cave usate come scarico. Questa proposta è stata pubblicata, in un articolo a firma di Diego Bortolotto, su “La Tribuna” di Treviso del 17.11.12.
Rimaniamo in attesa di un vostro riscontro per l'appuntamento per il sopralluogo da effettuarsi sia a Ponte della Priula che a Colfosco, un nostro collaboratore l’Ing. Franco Panto che ha redatto lo studio pubblicato nel periodico degli Ingegneri di Treviso sarà presente all’incontro per dare tutte le spiegazioni in merito.
Si ringrazia. Distinti saluti.
Il Presidente
Diotisalvi Perin



* * * *



Ponte della Priula, 26 ottobre 2012

Lettera aperta - URGENTE

Spett.le
Presidente della Regione del Veneto dott. Luca ZAIA
Palazzo Balbi - Dorsoduro, 3901
30123 Venezia



Oggetto:     Interventi di manutenzione e regimazione del fiume Piave

Illustrissimo Presidente è passato oltre un anno dalla precedente lettera del 1° aprile 2011 che trattava le problematiche del fiume Piave quindi di acqua ne è passata sotto i ponti ma di lavori importanti per la manutenzione del Piave che riguarda la sicurezza dei rivieraschi sono rimasti al lumicino.
Mi permetta di plaudire alle sue iniziative per la viabilità come la Pedemontana veneta ma anche il Piave è paragonabile ad una strada tracciatosi nei millenni per scaricare l'acqua dalle sorgenti al mare, ma a causa delle dighe via via con la scarsa piovosità il letto del fiume si è ingrossato di grosse piante fuorilegge, ghiaie, rifiuti e draghe con immensi depositi di ghiaia e vasche con limi.
La situazione degli sbarramenti (dighe) è come nella piena alluvionale del 4.11.66 dove bastano due giorni di forte nevicate nell'arco dolomitico e prealpino e successive forti piogge per trovarci in situazioni preoccupanti di esondazione del fiume.
Per questo motivo La invito a visitare e prendere coscienza della situazione di abbandono in cui versa tutta l'asta del Piave da monte a valle, lasciata in balia di se stessa da quattro decenni il punto più critico è dalla traversa tra Nervesa della Battaglia e Colfosco.
Ci sono decine di milioni di materiale ghiaioso, ceppaie, terra, ecc. da asportare dal letto del fiume in modo di riportarlo sicuro in caso di piene. Tutto questo porterebbe nelle casse regionali milioni di Euro che servirebbero ampiamente a compensare i lavori di manutenzione, rinforzo argini, speroni, scogliere, ecc. per poi passare alla regimentazione. Immaginatevi voi cosa succederebbe se ritornasse una piena alluvionale storica come quella del 4.11.1966. A Ponte della Priula passavano circa 5.500 mc./sec. di acqua su una larghezza di circa 500 m. con una notevole velocità, circa 4 m. al sec. con un’altezza da oltre 3 m. a 5/6 m. dove ci sono erosioni tra pila e pila (al tempo il letto era quasi rettificato su tutta la larghezza e non come si trova adesso che dalla mezzaria del fiume in sponda destra è più basso di alcuni metri mentre l'altra metà è intasata). Quindi non ci vuole un ingegnere per capire che l'acqua non è comprimibile e che il corso del Piave essendo torrentizio, a seconda della pendenza dei paesi che attraversa, quindi la notevole forza dell’acqua, se trova degli ostacoli anche minimi, deviando, crea dei vortici ed erode le arginature o le scavalca come è avvenuto nel '66.
I nostri tecnici propongono:
Rettificare tutto il letto del fiume, pulendo anche i serbatoi delle dighe a monte, fatto questo ci assicuriamo che possano passare in sicurezza 2.500/3.000 mc./sec. di acqua fino al mare, ricordiamo che a valle di Ponte di Piave ci sono problemi già quando arrivano 1.500/1.800 mc./sec. in quanto l'acqua non defluisce a causa del letto intasato da vari materiali tra cui i fanghi inquinanti depositati sul fondo e derivanti dagli scarti rilasciati "da draghe".
Realizzare dei serbatoi di laminazione a partire da monte di Falzè di Piave a Belluno in modo da trattenere i sovrappiù dei 2.500 mc./sec. di acqua per qualche giorno, fino al rientro delle portate minime e dopo di che aprire le paratoie per scaricare l'acqua; tutto questo vale la pena di realizzarlo in quanto se arrivasse una piena come quella del '66 diversi paesi rivieraschi del Piave sarebbero messi in ginocchio per anni dall'inquinamento e da alcuni metri di acqua che invaderebbero le case, le attività produttive, l'agricoltura, ecc.
Ricordiamo che in Friuli per contrastare questi fenomeni hanno già realizzato alcune opere di laminazione, mentre in Veneto solo chiacchiere! Quindi auspichiamo un suo autorevole intervento per la sicurezza dei rivieraschi nell'incontro di domani a Sernaglia della Battaglia.
Realizzare delle casse di espansione a partire da valle di Ponte della Priula sarebbe alquanto inopportuno in quanto nel '66 il livello dell'acqua era a pochi centimetri dal bordo superiore degli argini e ruppe sotto Cimadolmo e Ponte di Piave. Quindi come è possibile fare un serbatoio di laminazione in queste zone se l'acqua arrivava già a filo dell'argine? Anche perché creare uno sbarramento di cemento in questa zona sarebbe un lavoro inopportuno, in quanto l'acqua trafilerebbe nelle sabbie sottostanti e creerebbe all'esterno degli argini i classici fontanazzi che in poco tempo diventerebbero incontrollabili e assicurerebbero l'alluvione.
Siamo confortati dal fatto che le nostre indicazioni sono state recepite negli incontri pubblici, fin dagli anni ’80, con le autorità quali: il Genio Civile, le Autorità di Bacino, il Magistrato alle Acque, i Prefetti, nonché attraverso pubblicazioni studi e ricerche curate dell’ing. Alfredo Dal Secco, ecc. Le pubblicazioni di ricerca storica, culturale, ambientale e di denuncia sono state consegnate a tutte le Biblioteche rivierasche dalla sorgente alla foce del Piave.
Il Piave è una forza selvaggia della natura ed è stato buono per 46 anni ma potrebbe scatenarsi una piena di portata storica e sarà dura proteggersi dalla furia di tanta acqua.

P.S.: Io ho passato una parte della mia vita tra Pianzano e Bibano e La porto nei ricordi quando Lei era giovane in quel di Bibano, un paese straordinario dove nella zona antistante la chiesa nelle festività si praticava la "cuccagna orizzontale” su una fossa d'acqua sorgente, acqua derivata dal Piave.

In attesa di risposta, distintamente saluto
Il Presidente
Diotisalvi Perin

* * * *


Ponte della Priula, 31 ottobre 2012

Lettera aperta - URGENTE


Spett.le
Sindaco del Comune di Sernaglia della Battaglia avv. Sonia FREGOLENT
Piazza Martiri della Liberta, 1
31020 Sernaglia della Battaglia (TV)



Oggetto:    Interventi di manutenzione e regimazione del fiume Piave

In riferimento all'iniziativa contro il serbatoio di laminazione di Falzè, che coinvolge anche l'area Montelliana, Le vorrei far presente che non si può ragionare a livello campanilistico su un'opera di grande rilevanza da realizzare per la sicurezza dei cittadini contro le alluvioni per portate storiche del Piave, che potrebbero ripetersi ogni 30-50 anni.
Trattasi di salvare un'ampia area a valle del suo splendido paese che va da Nervesa della Battaglia a Treviso, Venezia, Jesolo e sulla Sinistra Piave da Susegana, a Oderzo, al mare, un'area dove risiedono centinaia di migliaia di persone con le loro case e quanto hanno di più caro. Si salverebbe inoltre la zona golenale di Falzè dove impropriamente è stata cementificata con la realizzazione di impianti sportivi ed altre attività sociali, compreso il depuratore. Questa zona, Lei forse non si ricorderà, nella piena del 4 novembre 1966 era alluvionata ed ancora in qualche casa i proprietari indicano il livello massimo raggiunto dalla piena.
La situazione degli sbarramenti (dighe) è come nella piena alluvionale del 4.11.66 dove bastano due giorni di forte nevicate nell'arco dolomitico e prealpino e successive forti piogge per trovarci in situazioni preoccupanti di esondazione del fiume.
Per questo motivo La invito a visitare e prendere coscienza della situazione di abbandono in cui versa tutta l'asta del Piave da monte a valle, lasciata in balia di se stessa da quattro decenni il punto più critico è dalla traversa tra Nervesa della Battaglia e Colfosco.
Ci sono decine di milioni di materiale ghiaioso, ceppaie, terra, ecc. da asportare dal letto del fiume in modo di riportarlo sicuro in caso di piene. Tutto questo porterebbe nelle casse regionali  (e in parte ai comuni rivieraschi) milioni di Euro che servirebbero ampiamente a compensare i lavori di manutenzione, rinforzo argini, speroni, scogliere, ecc. per poi passare alla regimentazione. Immaginatevi voi cosa succederebbe se ritornasse una piena alluvionale storica come quella del 4.11.1966. A Ponte della Priula passavano circa 5.500 mc./sec. di acqua su una larghezza di circa 500 m. con una notevole velocità, circa 4 m. al sec. con un’altezza da oltre 3 m. a 5/6 m. dove ci sono erosioni tra pila e pila (al tempo il letto era quasi rettificato su tutta la larghezza e non come si trova adesso che dalla mezzaria del fiume in sponda destra è più basso di alcuni metri mentre l'altra metà è intasata). Quindi non ci vuole un ingegnere per capire che l'acqua non è comprimibile e che il corso del Piave essendo torrentizio, a seconda della pendenza dei paesi che attraversa, quindi la notevole forza dell’acqua, se trova degli ostacoli anche minimi, deviando, crea dei vortici ed erode le arginature o le scavalca come è avvenuto nel '66.
I nostri tecnici propongono:
Rettificare tutto il letto del fiume, pulendo anche i serbatoi delle dighe a monte, fatto questo ci assicuriamo che possano passare in sicurezza 2.500/3.000 mc./sec. di acqua fino al mare, ricordiamo che a valle di Ponte di Piave ci sono problemi già quando arrivano 1.500/1.800 mc./sec. in quanto l'acqua non defluisce a causa del letto intasato da vari materiali tra cui i fanghi inquinanti depositati sul fondo e derivanti dagli scarti rilasciati "da draghe".
Realizzare dei serbatoi di laminazione a partire da monte di Falzè di Piave a Belluno (ma prima vanno verificati gli strati del terreno con analisi del fondo e ai lati di dove si vuol fare lo sbarramento, verificando con tecnici, geologi i carottaggi se il sito sia idoneo e dia la sicurezza necessaria) in modo da trattenere i sovrappiù dei 2.500 mc./sec. di acqua per qualche giorno, fino al rientro delle portate minime e dopo di che aprire le paratoie per scaricare l'acqua; tutto questo vale la pena di realizzarlo in quanto se arrivasse una piena come quella del '66 diversi paesi rivieraschi del Piave sarebbero messi in ginocchio per anni dall'inquinamento e da alcuni metri di acqua che invaderebbero le case, le attività produttive, l'agricoltura, ecc.
Ricordiamo che in Friuli per contrastare questi fenomeni hanno già realizzato alcune opere di laminazione, mentre in Veneto solo chiacchiere!
Realizzare delle casse di espansione a partire da valle di Ponte della Priula sarebbe alquanto inopportuno in quanto nel '66 il livello dell'acqua era a pochi centimetri dal bordo superiore degli argini e ruppe sotto Cimadolmo e Ponte di Piave. Quindi come è possibile fare un serbatoio di laminazione in queste zone se l'acqua arrivava già a filo dell'argine? Anche perché creare uno sbarramento di cemento in questa zona sarebbe un lavoro inopportuno, in quanto l'acqua trafilerebbe nelle sabbie sottostanti e creerebbe all'esterno degli argini i classici fontanazzi che in poco tempo diventerebbero incontrollabili e assicurerebbero l'alluvione.
Siamo confortati dal fatto che le nostre indicazioni sono state recepite negli incontri pubblici, fin dagli anni ’80, con le autorità quali: il Genio Civile, le Autorità di Bacino, il Magistrato alle Acque, i Prefetti, nonché attraverso pubblicazioni studi e ricerche curate dell’ing. Alfredo Dal Secco, ecc. Le pubblicazioni di ricerca storica, culturale, ambientale e di denuncia sono state consegnate a tutte le Biblioteche rivierasche dalla sorgente alla foce del Piave.
Il Piave è una forza selvaggia della natura ed è stato buono per 46 anni ma potrebbe scatenarsi una piena di portata storica e sarà dura proteggersi dalla furia di tanta acqua.
Leggo da La Tribuna che hanno partecipato all'incontro circa 400 persone, quindi un numero molto esiguo visto la notevole informazione data, che non sono neppure una millesima parte rappresentativa della popolazione bagnata dagli acquiferi del Piave e neppure un 10% delle genti del Quartier del Piave.
Quindi signor Sindaco La prego di riflettere e non dimentichi le genti trevigiane e non solo.
Lottare per la sicurezza dei cittadini è, secondo noi, un dovere e non un hobby. Le vorrei ricordare la frase storica di Leonardo da Vinci "Se hai da trattare delle acque o dei fluidi, consulta prima l'esperienza poi la ragione" riportata nel nostro libro "Considerazioni sulle Piene del Piave - 1995" che abbiamo donato alla vostra spettabile Biblioteca.
In attesa di gentile risposta.  Distinti saluti.
Il Presidente
Diotisalvi Perin
* * * *

Ponte della Priula, 7 novembre 2012

Lettera aperta - URGENTE

Illustrissimo
Presidente della Regione del Veneto dott. Luca ZAIA
Palazzo Balbi - Dorsoduro, 3901
30123 Venezia


Oggetto:     Situazione del fiume Piave e del ponte a Ponte della Priula


Illustrissimo Presidente
in riferimento alla nostra lettera precedente del 26 ottobre, non abbiamo ancora ricevuto risposta.
Alcuni giorni fa, in occasione dell'anniversario della piena del 4.11.66. Il Piave si è ingrossato, ma non in modo tale da destare preoccupazioni e nei giorni seguenti il meteo annunciava altre forti precipitazioni.
Per farLe meglio capire la nostra preoccupazione per questa situazione cogliamo l'occasione per allegarLe quanto è uscito sul periodico di approfondimento dell'Ordine degli Ingegneri di Treviso "Ingegneri a Treviso" n. 1 e n. 2 del 2012 con il titolo "Il Ponte della Priula - Stato del Ponte, rischio idraulico e rischio strutturale" a firma di un nostro collaboratore Franco Panto e Gianluca Panto che hanno messo in risalto la situazione drammatica e di denuncia in cui si trova il letto del Piave rimasto in balìa a se stesso e del ponte a Ponte della Priula; un campanello d'allarme da non sottovalutare.
Avremmo piacere di incontrarLa e saremmo ben lieti se potesse fissarci un appuntamento in Regione.
Abbiamo delle proposte da farLe, che ci sembrano abbastanza ragionevoli, per trovare i fondi necessari per gli interventi.

In attesa di risposta, colgo l'occasione per porgere cordiali saluti.


Stampa la pagina


Invia ad un amico