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Giugno/Luglio 2012 Collalto Gas



Ponte della Priula, 21 giugno 2012

Lettera aperta - Alla c.a. del Direttore

Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale
Dipartimento Centro di Ricerche Sismologiche
Borgo Grotta Gigante, 42/C - 34010 Sconico - Trieste

Oggetto:  Deposito di stoccaggio gas Collalto


    Spettabile O.G.S. di Trieste, dopo il nostro incontro presso la vostra sede, con la nostra delegazione composta da persone qualificate, tra cui un emerito professore, dove ci sono state illustrate le iniziative per monitorare la zona interessata dal deposito di stoccaggio gas Collalto, siamo ancora per ringraziare per la vostra disponibilità e professionalità.    
    In quell’occasione ci fu annunciato dal Dottor Priolo che era vostra intenzione venire a Susegana per un incontro pubblico, che era già in fase di accordo con il sindaco, per spiegare a tutti i cittadini interessati dal deposito cosa si stava facendo per dissolvere le nostre preoccupazioni, si era parlato che l’incontro si doveva svolgere indicativamente nel mese di Maggio c.a..

    Invece si è fatto sentire solo lui il TERREMOTO, spero che le vostre centraline lo abbiano registrato!!!
    In Emilia si stavano facendo le nostre stesse considerazioni sull’opportunità sul creare un deposito di stoccaggio di gas nel sottosuolo in zona sismica osteggiato da autorità, studiosi e cittadini.
    Secondo voi dobbiamo vedere le stesse scene anche a Treviso prima che gli Enti, che hanno sicuramente ricevuto i dati da un Istituto serio come l’O.G.S., dicano che l’impianto di stoccaggio gas nel sottosuolo è incompatibile con una zona sismica, gli studiosi, di solito prudenti nel rilasciare valutazioni, in questo caso non si esprimono né a favore né contro lo stoccaggio. Aggiungiamo che questa opera non è stata sottoposta alla Valutazione di Impatto Ambientale.
    Chiediamo di sapere se c'è relazione sismica con il pompaggio ad altissime pressioni del gas nel serbatoio e se questo deve essere effettuato in tempi prestabiliti di soglie annuali? Chiediamo per esempio: se si partisse con il deposito a pressione di 50 Bar, qual è la pressione in salita annuale per arrivare a 150/200 Bar? Deve essere graduale, se sì, di quanto all'anno? Chi controlla questi dati?
    La tragedia del disastro del Vajont dovrebbe insegnare. Questa tragedia è stata causata dalle variazioni delle pressioni d'acqua per effetto del carico della stessa nel bacino (con aumenti e diminuzioni a seconda dell'utilizzo) verso il monte Toc che ha dato origine alla frana.
    Nei serbatoi Collalto, è stata trovata tanta acqua tanto che i tecnici si sono trovati più volte a superare queste difficoltà utilizzando nuove strategie per poter effettuare il pompaggio.
    Restiamo in attesa di vostre serie considerazioni e, in attesa, il comitato e i cittadini non si fermeranno.
    Ringraziamo ancora per aver ricevuto una copiosa documentazione sul "Progetto di fattibilità per la definizione di una rete di monitoraggio sismico della struttura Montello-Feletto (Tv) finalizzata allo studio della sismicità naturale e della microsismicità indotta nell'area interessata dalla concessione di stoccaggio gas metano denominata "Collalto Stoccaggio"".
    Saremmo grati se volete anticiparci quando questo incontro pubblico avrà luogo in Comune di Susegana.
   
    Distinti saluti
Diotialvi Perin







Su Focus un servizio sul deposito di gas
in Emilia a Rivara


Nei serbatoi dello Stoccaggio Collalto sono state rilevate, secondo alcune testimonianze, diverse quantità d’acqua, quindi il nostro pensiero va a tutte le perplessità (avute in passato) sul nuovo impianto di pompaggio del quale, di fatto, nessuno conosce esattamente né l’utilizzo né quali tecnologie verranno adoperate per lo stoccaggio del gas metano. Inoltre non sappiamo che sistema sia stato utilizzato per estrarre il gas dai depositi in via di esaurimento.
Ampia documentazione sullo stoccaggio di gas nel sottosuolo la si può trovare nel mensile Focus n.237 di luglio 2012 alle pagine 28-30.
A pagina 28 troviamo delle illustrazioni di quello che è avvenuto nel sottosuolo di Imola e Ferrara dal titolo Roccia “spremuta” come dentifricio in cui si rileva: “Ecco ciò che sappiamo sul sottosuolo di una piccola zona tra Imola e Ferrara (e anche noi vorremmo sapere cosa c’è sotto Susegana e i comuni limitrofi in merito al gigantesco serbatoio detto “Collalto” ndr): in colore beige la roccia sedimentaria, quella più recente. In colore scuro gli strati più antichi sottostanti: le linee rosse mostrano i punti in cui la pressione ha schiacciato la roccia “spremendola” verso l’alto. Il rischio di sismi è più elevato lungo queste linee”.
A pagina 30 troviamo un’altra illustrazione: “Ecco a voi il fracking. Il rischio è causato dall’acqua pompata ad altissima pressione in profondità, allo scopo di estrarre gas da depositi esausti”. C’è anche un’altra foto dal titolo “Una trivella può innescare un terremoto, ma non crearlo”.
Anche sui numerosi pozzi dello stoccaggio Collalto sono state fatte moltissime trivellazioni, pertanto sollecitiamo le autorità competenti di indire un incontro pubblico in comune di Susegana.
La società del gas ha sicuramente tutte le autorizzazioni. Le istituzioni però non si sono cautelate nel dare l’ok senza sottoporre gli impianti ed i serbatoi al V.I.A. (Valutazione impatto ambientale).

Alessandro Biz


Storia dei terremoti nel Trevigiano

Nella Marca i terremoti non sono mai mancati. Nel catalogo storico messo a punto dall’Istituto di geofisica e vulcanologia, che ricapitola i movimenti tellurici degli ultimi due millenni, ne sono registrati almeno sei particolarmente violenti, tre dei quali negli ultimi due secoli. Nello stesso periodo Treviso ha tremato 29 volte. Praticamente ogni sette anni.
Il più devastante colpì l’Asolano il 25 febbraio 1695 (o quello altrettanto distruttivo originatosi ad ovest di Verona nel 1117 e che sconquassò gran parte del Veneto centrale), con una intensità del 10° grado Mercalli equivalente a magnitudo 6,5 Richter. La scossa, avvertita da Ferrara a Varese, causò più di 150 morti: oltre 30 centri abitati vennero praticamente rasi ai suolo, ricorda l’Ingv, e 24 paesi subirono crolli. Ad Asolo, in particolare, cedettero 1.477 case e i 1.284 furono gravemente danneggiate. Ad Altivole, Caselle, Castelcucco, Cavaso, Borso, Pederobba, Possagno, San Vito, Maser e Valdobbiadene crollarono chiese e abitazioni. Fino a Castelfranco, dove crollò la torre dell’orologio, e Motta, dove venne giù un ponte sul Livenza. Meno vittime ci furono con il sisma che il 12 giugno 1836 scosse il Grappa con una violenza pari all’8° grado Mercalli, magnitudo 5,6. Con due forti repliche una settimana dopo. I danni, comunque, furono parecchi. “Gli effetti più gravi ricaddero su Borso, Fonte, Liedolo e Sant’Eulalia - riporta l’istituto - il 5% della popolazione rimase senza tetto, mentre il 31% con abitazioni pericolanti”. Un po’ più recente è il terremoto che il 20 gennaio 1859 devastò il Quartier del Piave. Una scossa del 7° grado Mercalli colpì tra Conegliano e Valdobbiadene, coinvolgendo Col San Martino, Combai, Vidor e raggiungendo i suoi massimi effetti a Collalto. “La scossa causò spaccature nel terreno - si legge nell’archivio - dalle montagne si staccarono grossi massi che colpirono Pieve di Soligo, Sernaglia, Moriago, Miane e San Pietro di Barbozza”. Il 18 ottobre 1936, poi, un sisma del 9° grado Mercalli - magnitudo equivalente 6,2 - scosse il Cansiglio, facendo tremare il terreno dall’Austria all’Umbria. “E fu accompagnato da foltissimi boati - riferisce il catalogo - causando 19 morti”. A Vittorio Veneto ci furono vari crolli “e il seminario fu così danneggiato da dover essere demolito”. Più lontano nel tempo, il 4 novembre 1268, un terremoto di 7,5 gradi Mercalli si concentrò nei dintorni di Treviqnano. I danni maggiori si ebbero tra Montebelluna e Asolo. Alcune frane, inoltre, bloccarono il Piave. Nel 778, infine, un violentissimo sisma, stimato di 8,5 gradi Mercalli e magnitudo 5,8 colpì al cuore la città di Treviso. “Ci fu il crollo di molti edifici - ricostruisce l’Ingv - e in un solo villaggio perirono 48 persone”.
Non bastassero gli epicentri, nel conto della terra che trema vanno messi anche gli scuotimenti che hanno raggiunto la Marca partendo da altre zone. Solamente negli ultimi due secoli Treviso ha tremato almeno 29 volte. Tra queste c’è la scossa proveniente dal Friuli, il 6 maggio 1976, seguita poi da altre due l’11 settembre e il 15 settembre dello stesso anno, che raggiunse un’intensità del 7° grado Mercalli. Conegliano negli ultimi due secoli si è mossa 14 volte, Vittorio Veneto e Oderzo 12. Così come a Treviso, anche in tutte le altre città l’intensità massima mai raggiunta è stata del 7° grado Mercalli, in occasione appunto del sisma del Friuli. Le cose cambiano se ci si sposta verso il versante del Montello, dove nel 1695 la crosta terrestre ha tremato con una violenza che ha sfiorato il 10° grado Mercalli. Tradotto: “Distruzione di gran parte delle murature con relative fondazioni, gravi danni, traslazione orizzontale di sabbie e argille e rotaie deviate”.
In Veneto la zona più vigile più frequente e più importante dei terremoti è quella zona della Pedemontana: dal Cansiglio, Vittorio Veneto, Asolo e Bassano, si sviluppa una fascia che porta eventi sismici relativamente frequenti ed importanti. Possiamo dire che è prevedibile che aventi anche importanti si susseguiranno nel medio e lungo periodo. Dire quando questo avverrà è ancora scientificamente impossibile.

Tratto dalle ricerche dell’ing. Alfredo Dal Secco, un grande uomo, medaglia d’oro insignita dal Presidente della Repubblica, M° del Lavoro di Legnano, operò presso la Soc. Franco Tosi Grandi Macchine. Con il suo ingegno sviluppò le grandi centrali geotermoelettriche a Larderello e nel mondo e si prodigò per la salvaguardia dei rivieraschi del Piave da possibili alluvioni realizzando diverse pubblicazioni e il libro “Considerazioni sulle piene del Piave” (1995)  che tratta ricerche storiche, tecniche e di denuncia ecc., in collaborazione con Diotisalvi Perin presidente del Comitato Imprenditori Veneti Piave 2000.
Il libro è stato donato alle oltre cinquanta biblioteche dei comuni rivieraschi del Piave, dalla sorgente alla foce, per dare la possibilità agli amministratori pubblici e ai cittadini di documentarsi.



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