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Lettera alle Autorità - 28 ottobre 2011



Ponte della Priula, 28 ottobre 2011

Con questo scritto intendiamo ricordare un grande uomo di Nervesa della Battaglia, l’Ing. Alfredo Dal Secco,
medaglia d’oro dei M.d.L. di Legnano, nonché precursore di tutte le nostre iniziative in campo storico-ambientale
per il rispetto delle Normative di Legge.


Lettera aperta via e-mail
Urgente

Illustrissimo Ministro On. Roberto Maroni
Ministero dell'Interno - Palazzo del Viminale Via A. Depretis, 7 - Roma

Illustrissimo Prefetto
Dott. Aldo Adinolfi
Piazza dei Signori, 22 - 31100 Treviso

Illustrissimo Procuratore
Dott. Antonio Fojadelli
Procura della Repubblica di Treviso - Via Verdi, 118 - 31100 Treviso

ai 
Media


Oggetto:   
Problemi di alluvioni per i rivieraschi del fiume Piave.
 
In ricordo dell’alluvione del 4 novembre 1966.

 

Illustrissime Autorità, avrete sicuramente appreso da stampa e Tv dell’immane e tragica alluvione ad ovest dell’Italia, che ha causato una catastrofe ambientale con morti.
Signori, riflettete su quanto avvenuto, perché se le forti piogge si fossero spostate nell’arco montano-bellunese, dalla Marmolada al Peralba con il fiume Cordevole e gli affluenti che sboccano nel Piave, saremmo noi in ginocchio e a piange eventuali lutti. Il fiume Piave è abbandonato a se stesso e i lavori di manutenzione fatti e programmati sono come dare un’aspirina ad un ammalato gravissimo.
Forse abbiamo sbagliato qualcosa nelle nostre continue proteste, ricordo che con con l’appoggio dei precedenti Prefetti di Treviso, Torda, Spadaccini e Pisani, siamo riusciti a far partire alcuni interventi di manutenzione con rettifica significativa in alcuni tratti del Piave, portando nelle casse dello Stato circa una quindicina di miliardi per la vendita della ricca ghiaia. Ora però, dopo oltre dieci anni, le varie brentane (piccole piene) hanno apportato notevole materiale e le piante, che nel frattempo sono cresciute, hanno formando dei boschetti. Tutto questo ostacola il normale deflusso dell’acqua in caso di piene; inoltre le radici delle piante stanno scardinando gli argini maestri, “murazzi” fatti in croda del periodo della Serenissima Repubblica, basta vedere in vari punti a monte della traversa di Nervesa della Battaglia, Colfosco ecc.
Tutto questo non dovrebbe accadere, i cittadini pensano di essere cautelati da eventi atmosferici prevedibili, perché con le tasse che pagano contribuiscono alla manutenzione del bene comune, ma sono anche elettori che giudicheranno l’operato delle Autorità preposte alla sicurezza ambientale.
Vi prego di leggere attentamente le lettere che alleghiamo che sono state inviate al Generale Vincenzo Alonzi, Commissario Straordinario del Veneto per il rischio idrogeologico del 30 agosto e 22 settembre 2011.
Che azione intendete intraprendere verso i responsabili di tutto questo degrado, abbandono e incuria del patrimonio, senza alcun rispetto delle leggi, dei manufatti abbandonati che giorno dopo giorno si stanno sgretolando come le arginature o il ponte sul Piave a Ponte della Priula, forse ci devono essere dei responsabili che dovrebbero vigilare.
Vi preghiamo di farVi carico di istituire un gruppo di lavoro come avevo fatto promuovere nel 1994 tramite l’allora Ministro degli Interni on. Roberto Maroni (nostra lettera del 24/11/1994 e pubblicata sul libro "Considerazioni sulle piene del Piave - 1995" dell’ing. Alfredo Dal Secco), che era impegnato con l’alluvione in Piemonte.
Vorremmo ricordarVi la frase del poeta Andrea Zanzotto recentemente scomparso, "Una volta c’erano i campi di sterminio, oggi c’è lo sterminio dei campi": si privilegia distruggere il territorio trevigiano con immense cave deturpanti e discariche anziché fare la rettifica dei fiumi in quanto meno appettibile perché queste ghiaie sono miste a terra, ceppaie, ecc..
Negli anni, via via col cambio delle autorità, tutto si è ridotto, con interventi arrivati al lumicino.

Per vedere foto e varie documentazioni della situazione attuale fra la gola da Colfosco/Nervesa della Battaglia a Ponte della Priula, che è il tratto più pericoloso e stretto del Piave (ricordiamo che il Prefetto o le autorità competenti nella piena alluvionale del 4/11/66 avevano incaricato l’esercito di minare l’argine a monte della Strada Statale 13 Pontebbana a Ponte della Priula per farlo saltare in modo da far defluire l’acqua in riva sinistra, con il rischio che l’acqua trovando l’alta massicciata della ferrovia, arrivasse fino a Conegliano e oltre. Questa operazione, per salvare dall’alluvione Treviso in quanto l’acqua aveva già tracimato sull’argine di Nervesa, non fu più necessaria in quanto nella notte il livello calò e la situazione nel tratto minato tornò alla normalità, però le rotture degli argini ci furono più a valle alluvionando con fango e melma inquinata vaste aree causando anche dei morti), vedere  www.museodelpiave.it alla voce Fiume Piave e dintorni.
Ricordiamo la piena del 4/11/66 era di circa 5.500 mc/sec., un fronte impressionante di acqua che avanzava alla velocità di 4 m./sec.circa, che sfiorava la cima da argine ad argine a Ponte della Priula per una larghezza di 500 metri.    
Abbiamo visto che nelle brentane degli anni scorsi, già una portata di circa 1.500 m./sec. circa fa paura da Ponte di Piave e non solo.
È evidente che il letto del fiume è ostruito da monte a valle da decine di milioni di metri cubi di materiale che impedisce il normale deflusso dell’acqua.    
Oggi, vista la cementificazione del territorio, con la stessa quantità di neve e l’eventuale successiva forte pioggia, a partire dalle zone montane, la quantità d’acqua che il Piave dovrebbe ricevere è ben al di sopra di quella del 1966, creando immani disastri e con le nostre aziende, che danno lavoro e risorse, invase da melma e detriti di ogni genere.

Rimango in attesa di un gradito incontro che possa far partire al più presto i lavori, anche con i mezzi dell’esercito, per salvaguardare i rivieraschi.

Porgo distinti saluti
Il Presidente Diotisalvi Perin






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