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Vi racconto di OTTO VON HABSBURG (1912-2011)

FINE DI UNA VITA LUNGA INTENSA, COME QUELLA DI ZITA SUA MADRE-CORAGGIO

Ho conosciuto questa grande persona, uomo affascinante, venti anni fa. E’ andata così: con l’invito in mano appena offertomi, ho chiamato la mia grande amica, brillante giornalista Luciana Boccardi, quasi certa di non trovarla, sempre in giro per il mondo per significare la Moda, e convinta che non avrebbe potuto aderire all’idea di recarci insieme a San Donà di Piave, ad un convivio con S.A.I.R. Otto von Habsburg, così all’improvviso.
Tra l’altro le dovevo il dono di una prefazione che mi aveva portato fortuna, intelligente, nuova e accattivante sul mio libro “Il centenario della tragedia di Mayerling” appena uscito,
Incredibile, lei si  stava recando proprio là per un’intervista presso il locale Ospedale.
Sgommando, ma sempre parlando del protagonista siamo giunte presso un’importante Azienda vinicola dove si teneva una Festa solenne. Non avevo ancora messo i piedi per terra, quando mi sono trovata presso quelli dell’ospite d’onore per merito o colpa della mia accompagnatrice, che mi ci aveva spinto non proprio con delicatezza . A questo punto pensando che mi avrebbero cacciato via, ho tirato fuori il mio semplice carisma o meglio la conoscenza del tedesco.
Al che Otto, felice di essere scampato ad un attentato, mi sorrise così affabilmente quasi da farmi svenire e pronunciò la parola -  wunderbar – posso finalmente parlare la mia lingua  - aggiunse.
Poi invece la sua faccia si rattristò quando gli chiesi della  tragica fine di Rodolfo, che mi stava particolarmente a cuore. Subito me ne pentii, ma mi ripresi parlando della mamma Zita , vera Madre Coraggio, che oggi certamente è ad attenderlo in cielo per stringerlo a sé, come quando era piccolo. A proposito, lei è stata puntuale nel collaborare con lo storico Feigl confidandogli che optava per l’assassinio politico di Rodolfo, avendo il principe ereditario  sventato una cospirazione contro il trono.
Ora voglio parlarvi del più bel bambino dell’impero in quanto l’infanzia per ogni uomo anche se figlio di un imperatore è determinante per tutto il corso della vita, in questo caso della  Storia.
E proprio alle solenni esequie di quel fatidico trenta novembre 1916 il sentimento della popolazione viennese e non solo si era diviso tra la commozione al passaggio della bara del grande monarca e la tenerezza suscitata alla vista del piccolo Otto, tutto vestito di bianco, che ricordava  quale rampollo regale Rodolfo, l’ultimo principe ereditario scomparso tragicamente 27 anni prima nella catastrofe di Mayerling.  
Così Felix Salten tratteggiò il nobile bambino: “Egli era come un cantico di primavera dal suono sommesso e struggente nel tetro sfarzo della grandiosa cerimonia, ma costituiva nel contempo un forte meraviglioso sperare”.
Anche se in fondo i viennesi non avrebbero saputo immaginarsi nessun altro imperatore al posto dell’eccezionale, dell’unico, dell’immortale: di Franz Josef appunto. Li rincuorava la vista dell’elegante figura femminile, seppur velata di nero, della giovane madre Zita, ma ancor più, la pallida snellezza del padre neo- imperatore, compìto assai nella sua impeccabile divisa. A proposito di esequie, magistrale la descrizione di quelle del mitico Kaiser da parte del grande Josef Roth, nessuno infatti meglio di Lui sa ridare l’atmosfera della fine di un uomo, anzi di un impero. Da “La Marcia di Radetzky” il suo nobile, sublime ricordo:    
“Ero lì, uno dei tanti soldati della guarnigione di Vienna con la nuova uniforme grigio- azzurra che di lì a qualche settimana avremmo portato al fronte, uno dei tanti che riempivano le strade. La commozione che nasceva dalla consapevolezza di vivere una giornata storica si accompagnava alla tristezza per il declino di una patria, che aveva educato i suoi figli all’opposizione. E mentre ancora la disapprovavo, cominciavo già a dolermi per essa. E mentre misuravo esacerbato la vicinanza della morte, cui mi mandava incontro il futuro imperatore, mi sentivo preso dalla cerimonia per la sepoltura di Sua Maestà. E quella era l’Austria-Ungheria. Capivo con chiarezza l’assurdità dei suoi ultimi anni, ma non potevo nascondermi che questa assurdità era stata anche una parte della mia fanciullezza.
Il freddo sole degli Absburgo si spegneva, ma era stato un sole…”
Del tutto diverse le esequie dell’ultimo imperatore Carlo, papà di Otto a  Funchal : ecco la cronaca di una dama austriaca che viveva là:
“mercoledì abbiamo sepolto il povero imperatore. Non ho mai visto nulla di più tragico e questa misera morte mi ha profondamente colpita …Da un po’ di tempo l’imperatore si era trasferito con la famiglia a Monte, piccolo soggiorno estivo abbastanza elevato su Funchal e in questi giorni ancor freddo ed umido. Egli ha detto infatti che non ha mai sofferto tanto freddo in vita sua come qua. Ad ogni modo dimorar quassù gli è costata la vita. Non volle alcun medico o forse non poteva permetterselo.. Quando questi arrivò era troppo tardi. Morì il primo aprile a mezzogiorno di polmonite. Mercoledì mattina salii a Monte per vederlo ancora una volta nella bara. Tutto era così povero e triste. Carlo giaceva in una piccola e semplice cassa posata per terra, non vi era alcun prete. L’imperatore vestiva la semplice uniforme da campo e portava l’insegna del toson d’oro. Presso il suo capo stava la corona della colonia austriaca col nastro giallo e nero, c’erano fiori in quantità, unica cosa che mitigasse l’impressione di raccapriccio …
Il funerale fu solenne. Il feretro venne posto in un piccolo carro a due ruote trascinato da uno dei nostri e da un servo austriaco dell’imperatore. Tutta la società di Funchal seguì. L’imperatrice con i tre figli maggiori era pure presente. Non ha mai perduto la padronanza di sè, come pure i figli : non ho visto piangere nessuno di loro, erano solo pallidi e tristi. La cassa fu avvolta nell’antica bandiera austro-ungarica che fu spiegata per l’ultima volta …Così l’imperatore è stato sepolto lontano dalla Patria.”
Allora Zita inizia la sua vedovanza . Dapprima accetta l’ospitalità del re di Spagna nel palazzo Uribarren in Lequietio per ben sette anni molto felici, ma allo scoppio della rivoluzione dovettero andarsene. Otto aveva terminato gli studi nell’istituto benedettino di Clervaux e doveva iniziare quelli universitari. Venne incontro ai poveri esuli il re del Belgio, che parlò direttamente per l’accoglimento di Otto all’università con il rettore che così si pronunciò: “Se vuole veramente studiare lo accogliamo con gioia, altrimenti deve stare lontano da Loewen”. Assicurarono che Otto desiderava assolutamente impadronirsi di quanto gli veniva offerto dalla prestigiosa Università e partirono per il Belgio. Si stabilirono in un castello vicino a Bruxelles. Qui la vedova coraggiosa riuscì nel suo intento: mantenere la promessa fatta allo sposo Carlo di salvare l’eredità degli Absburgo. Dichiarato Otto maggiorenne il 20 novembre 1930 su di lui passava la responsabilità. Compresa del suo compito, ma con gioia trattenuta, elegante come sempre, vestita di nero lesse il proclama che firmerà solo dopo essersi inchinata davanti al primogenito Otto d’Absburgo, compreso della solennità di quell’atto iniziato sempre in esilio, nella camera di morte del padre.
Eccolo: E così Sua Maestà, seguendo le ultime disposizioni del proprio padre che riposa in Dio, il defunto imperatore Carlo d’Austria, il re apostolico Carlo IV d’Ungheria, re di Boemia, Croazia, Slovenia, Dalmazia, Lodomeria e Illiria, e in conformità  con le antiche regole della nostra casa regnante ha raggiunto la sua maggiore età ed è diventato, per suo diritto, sovrano e capo di tale casa regnante.
Come avverrà per il figlio Otto le esequie di Zita si svolsero a Vienna  nel Duomo di Santo Stefano, funerali solenni di un’imperatrice, come lei si era sempre professata – mai Carlo aveva abdicato – come poteva un Absburgo offrire ciò che apparteneva secondo la sua ferma convinzione alla casa arciducale avita? Si trattava del compimento del testamento del marito che così affermava:”Mentre imploro la grazia e la benedizione del cielo su di me e la mia Casa prometto solennemente all’Onnipotente di conservare fedelmente il patrimonio che i miei avi mi hanno tralasciato”.
Magistralmente tratteggia Franz Weber la personalità dell’erede appunto di quella gigantesca responsabilità: ” A Vienna regnava un giovane imperatore. Nessuno desiderava la Pace più ardentemente di lui. Aveva ereditato un vecchio edificio e dalle crepe dei muri cominciava a filtrare l’acqua. Il giovane imperatore portava sulle spalle questo peso immenso.” 
Coerente nel suo compito fino all’ultimo, quando il Kaiser vedendo l’ossigeno supplicò che gli venissero impartiti gli olii santi, non prima che Zita gli avesse spiegato tutto in merito al sacro rituale. Volle confessarsi prima di questo nuovo sacramento e forte disse “ Perdono tutti i miei nemici e ancor più deciso ordinò -  Otto deve venire “
Erano le dieci della notte. Il principe ereditario venne svegliato, ma ci si meravigliava del desiderio dell’imperatore che fino adesso mai aveva sopportato nella stanza i bambini. Allorché  giunse dunque Otto, lo chiamò vicino al suo letto: “Egli deve poter veder tutto”. Quando fu nuovamente rispedito, Otto baciò la mano al padre e il Kaiser gli sorrise. Abbandonata la stanza il principino scoppiò in lacrime, - poiché il papà aveva un aspetto così terribilmente misero con la croce in mano, come se dovesse morire. Ora capisco perché la madre di Dio era così triste sotto la croce. –
Il giorno dopo quando la febbre era ancora salita a oltre 40 gradi soggiunse: ” Povero bambino, gli avrei risparmiato ieri il tutto, ma era necessario chiamarlo per l’esempio. Deve sapere come ci si comporta in tali situazioni – quale cattolico e imperatore.”.
Certamente Otto avrà rivisto la scena drammatica e questa l’avrà rincuorato negli ultimi istanti, mentre papà e mamma l’attendevano onde stringerlo per sempre al loro cuore…
Infine orgogliosa fu Zita,  ultima imperatrice d’Austria, quando il 17 agosto 1982 giorno anniversario del compleanno dell’imperatore, potè rivisitare il famoso santuario di Maria Zell . Proprio qui il prossimo 9 luglio inizierà la serie dei funerali in onore di suo figlio Otto, che non l’ha mai delusa.     
 Romana de Carli Szabados


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