Cerca  
Menu

Login
Nickname

Password


Hai perso la password?

Non sei registrato?
Fallo ora!

Espande/Riduce le dimensioni di quest'area
 
Espande/Riduce le dimensioni di quest'area

1918 La battaglia del Solstizio - Vol. 3

La battaglia del solstizio

Introduzione

La Battaglia del Solstizio, combattuta sul Piave e Montello tra le truppe austro-ungariche e quelle dell’Intesa nel giugno 1918, è un concetto poco noto e di scarsa proposizione nella scuola. Risulta così velato alle giovani generazioni un determinante episodio della Grande Guerra.
Chi volesse chiedersi il motivo di tale carenza, potrebbe riflettere sulla seguente situazione.
Un giorno Gianburrasca viene sorpreso dal direttore del collegio Pierpaolo Pierpaoli, mentre scrive sul muro “Abbasso i tiranni”. I tiranni sono naturalmente i professori del collegio. Ma quando il direttore gli chiede “Chi sarebbero questi tiranni?” Giannino Stoppani, Gianburrasca, gli risponde: “I tiranni sono il Barbarossa, Ezzelino da Ro-mano ed il maresciallo Radetzsky”.

Queste fesserie sono passate dalla scuola del Risorgimento a gran parte dei successivi manuali: qualcosa sopravvive anche oggi. Nessuna sorpresa, dunque.
Chi non si accontentasse e volesse meglio comprendere alcune dimensioni della Battaglia del Solstizio, dovrebbe prendere in considerazione anche l’attività degli agenti infiltrati a scopo di trasmettere informazioni da dietro le linee del fronte.
Nella storia simili personaggi sono sempre esistiti. Proprio così: dalla cretese Arianna alla filistea Dalila, dal cavallo di Troia alla Contessa di Castiglione, a Mata Hari... - Poteva rimanerne esente la Grande Guerra? No di certo, ma allora il fenomeno si chiamava spionaggio.
L’Imperatore Carlo I d’Asburgo era cosciente che i preparativi di ogni grande offensiva comportavano movimenti di truppe e di materiali, specialmente per ferrovia. Anche se i responsabili tenevano segreto fino all’ultimo istante l’inizio delle operazioni, era impossibile che qualcosa non trapelasse. Anche nei migliori reparti possono esserci dei traditori. Gli avversari conoscevano anche l’ora dell’attacco sul Piave e sul Montello. A Vienna perfino i cocchieri delle carrozze pubbliche sapevano quasi tutto dell’offensiva2. Di quali segretezze si poteva ragionevolmente parlare?
Talune indicazioni ed indiscrezioni potevano tuttavia essere stratagemmi escogitati per distrarre le difese dell’Intesa schierate nella Destra Piave. Un’informativa di prima mano, la più esatta possibile, sulla consistenza delle forze, delle risorse e delle disposizioni riguardanti l’offensiva austro-ungarica era pertanto la cosa più ambita per i comandi alleati. L’infiltrazione di agenti segreti nella Sinistra Piave appariva l’impresa più efficace. La persona più adatta, anche per la conoscenza della lingua tedesca, sembrò il Tenente Camillo De Carlo.
I preparativi del progetto cominciarono già il 15 gennaio 1918. L’attuazione pratica ebbe luogo il 30 maggio. Il 7 giugno De Carlo ebbe la certezza sulle modalità dell’offensiva, di cui conosceva anche la parola d’ordine: Albrecht. A lui si deve un dettagliato resoconto di quei giorni.
Il 16 giugno i reparti dell’Intesa sono fermi nel Montello. Il Feldmaresciallo Goiginger chiede tre divisioni, ma il Quartier Generale non gliele concede. Nel Medio Piave il generale Boroevic consegue successi e attraversa il fiume. Tra Mestre e San Donà reggimenti austro-ungarici hanno raggiunto la palude del Sile. Ma dal 24 al 26 giugno gli artefici dell’offensiva del Solstizio ripiegano sulle posizioni di partenza nella Sinistra Piave. Camillo De Carlo invita a leggere il bollettino austriaco4. È il caso di seguire tale indicazione e nelle pagine che seguono viene, pertanto, riportata la copia anastatica di tale documento.
I successivi tre mesi saranno anche gli ultimi della Grande Guerra. Il resoconto di De Carlo termina con il suo viaggio di ritorno, attraverso Caorle, fino a Venezia, nella laguna vetroverde, con il pensiero che la sopravvivenza è un privilegio, dal quale derivano non poche responsabilità. E intanto, questa sera il fronte tace, non un razzo, non un colpo di bombarda sul Piave.
Caddero in molti durante la Battaglia del Solstizio. Per loro, ma anche per quanti li mandarono a morire, vale la frase di Anton Cechov: “Nei certificati di nascita è scritto dove e quando un uomo viene al mondo, ma non sono scritti il motivo e lo scopo”.


Nerio De Carlo



Prefazione 

La storia è scritta dai vincitori. Altrimenti, che vincitori sarebbero mai? Per essere credibili, questi autori dovrebbero però usare l’inchiostro dei vinti.
Con questa pubblicazione si è voluto considerare anche l’altra faccia della medaglia. Sullo sfondo rimane la raccomandazione di Christopher Tolkien: “Se devi scrivere una storia, devi partire da una carta geografica”. Così è stato fatto e in questa topografia predominano il fiume Piave e i paesi limitrofi.
È spesso accaduto che la storiografia abbia stravolto la realtà. Per rimanere nel nostro Veneto, si pensi per esempio a Ezzelino III da Romano. Il condottiero è divenuto sinonimo di crudeltà e ferocia. Il suo nome, che significa piccolo Attila, può aver impressionato fin dall’inizio la versione delle sue imprese. Gli fu perfino attribuita la decapitazione di 12.000 padovani. Anche Dante, nel XII canto dell’Inferno, non esitò a descriverlo negativamente. Il Poeta sapeva certamente che egli era stato denominato figlio del diavolo. Contro Ezzelino fu decretata una Crociata nel 1255, provvista d’indulgenza plenaria, la quale terminò con il rogo di tutti i suoi parenti (esclusa la sorella Cunizza, riparata a Firenze) e dell’intera servitù nel castello di famiglia dato alle fiamme.
A quel tempo Padova non aveva 12.000 abitanti! L’illuminato Imperatore Federico II di Svevia gli aveva dato in moglie la propria figlia Selvaggia. Tali realtà sono da considerarsi aggravanti o piuttosto attenuanti per la condotta di Ezzelino? In fin dei conti egli potrebbe essere stato uno dei tanti condottieri duecenteschi, né migliore né peggiore degli altri. Che pensare di quei Crociati, che contro di lui si mossero, piuttosto? Quelli furono certamente criminali e spergiuri, anche se la storia sorvola sulle loro sante brutalità.
Non sembri fuori tema infine affermare che proprio agli Ezzelini, grandi portinai delle Alpi Orientali, si deve la nascita del Nord-Est quale entità politica vasta, dal Patriarcato di Aquileia alle terre degli Estensi, come ha ricordato Francesca Basso nel Gazzettino del 22 ottobre 2001.
Quanto sopra vuole essere naturalmente soltanto un esempio, ma esso serve sia per evitare univoche interpretazioni stese ad altri episodi storici pure verificatisi in Veneto, sia per dire quanto risulti sempre utile esaminare anche altri documenti su cui riflettere. Per tale motivo sono state inserite nel presente volume relazioni riguardanti entrambe le parti in contrapposizione durante la Battaglia del Solstizio, tempo storico che interessa i nostri paesi e di cui cade ora l’85° anniversario.
I lettori potranno rendersi conto di come si svolsero quei fatti e porsi domande su come sarebbe stato diverso il destino di gran parte d’Europa, qualora quei combattimenti avessero avuto un esito differente. Si esprime, inoltre, gratitudine a quanti condividono con gli autori il sentimento che la guerra è comunque un male.
Per ultimo, ma solo in ordine di esposizione, si conferma l’intuizione che l’attacco a-u al Montello e l’attraversamento del Piave potevano essere effettuati soltanto nelle località della battaglia di 85 anni fa. Per questo, subito dopo la disfatta di Caporetto, furono approntate in un tempo relativamente breve numerose opere per gli approvvigionamenti di ogni genere. Tali caverne sono state recentemente riscoperte grazie alla disponibilità del Principe Manfredo di Collalto, proprietario delle rispettive zone, e allo spirito di collaborazione di alcuni volontari. Gli Archivi di Vienna hanno contribuito con documentazione originale, che finalmente può integrare il presente libro.
 
Diotisalvi Perin




Mercatelli-Collalto. Villa Jacur, ciò che resta dopo le esplosioni delle cannonate partite dalle postazioni italiane. Sul retro la collina devastata dalle granate. Hanno
retto, invece, la galleria e le caverne scavate nell’interno. Alcuni crolli si sono verificati negli ultimi decenni.
(Foto di proprietà del Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”).
Avvertenza sulle opere d’ingegneria bellica in Comune di Susegana.
Quasi tutta la zona interessata si trova in proprietà privata, pertanto non visitabile anche per motivi di sicurezza: ci sono pericoli di frane e crolli di massi.


Stampa la pagina


Invia ad un amico