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Periodico IL PIAVE

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Italia, ancora sei in tempo per salvarti

Memori della nostra cultura dobbiamo riscattarci

Italia, terra e patria mia, che il Foscolo accusò di essere “terra prostituta”, premio di sempre alla vittoria, cerca nel tuo vero passato e nei suoi valori immortali quella forza che possa cambiare il cuore degli italiani, forgiare nelle tempra i giovani, oggi rassegnati a subire umiliazioni per le incapacità acquisite dalla mancanza di scuole adeguate e di insegnamenti veri e profondi. Apri orizzonti là dove oggi vedo grigi muri che imprigionano la vita, la verità, la speranza. E’ possibile che i miei occhi vedano che una terra come la nostra, forgiata da martiri, poeti, navigatori, combattenti, si sia ridotta alla meschina politica di oggi, a regioni in mano alla criminalità organizzata e quasi sempre collusa con i cosiddetti politici, che quasi sempre compiono gesti folli che negano ogni valore?
Come può la terra di San Francesco d’Assisi, menestrello della povertà e della fede, veder arricchirsi sulla pelle dei cittadini, dei più deboli, come bambini e vecchi malati? Tutto è un ladrocinio e di lupi non ce ne sono solo a Gubbio, ma in quasi tutti i centri di potere. Come può la terra che vide mostrare da Cornelia i Gracchi, dicendo: “Questi sono i miei gioielli”, essere arrivata ad uccidere bambini, a mettere i neonati nei cassonetti dell’immondizia? Quale bestemmia può essere più grande di questa? E come possiamo leggere scritta infami. Incitanti all’odio e alla violenza, sui muri che un tempo dipingevano Giotto e Michelangelo? Come può una classe politica, fatta da infingardi, legiferare dove nacque il diritto Romano con le leggi che erano fatte dal Senato di Roma, con uomini come Catone e Cicerone? Ha vinto forse la razza di Catilina? Come si può infierire con una tassazione odiosa ed incolmabile gli eredi delle Cinque Giornate di Milano, che lottarono contro le tasse austriache ed i loro legislatori? E’ possibile che siano tutti morti e non sia rimasto nessun erede per liberare con forza il popolo italiano con forza da queste sanguisughe? Italia, Patria e terra mia, ritrova te stessa. Non imitare il gesto infame di Maramaldo contro Francesco Ferrucci, non costruire solo case dormitorio, monolocali e bilocali che cadono da soli, nella terra che ha visto il genio di costruttori come il Brunelleschi, Giotto o il Bernini. Ritorna ad una dimensione di vita civile ed umana, e non più barbara. Siamo stati invasi dai barbari, di ogni colore e razza, ai quali diamo il cibo, il lavoro e le case che invece neghiamo ai nostri connazionali; che invece conoscono disoccupazione e la vera e disperata miseria e si vedono cittadini di seconda serie, davanti ad albanesi, africani e cinesi. Ricordiamo l’Inno di Mameli…”Sia cacciato lo straniero” .Italia, ritrova la tua giustizia: quella dettata dalla verità, onesta e pura, senza teoremi, ma solo con le prove e non con quella strumentalizzazione di alcuni magistrati senza scrupoli, legati alle bande dei partiti blasfemi, ammalati di protagonismo: la giustizia onesta che avevamo anche quando eravamo sottomessi all’Austria. Oggi, invece di essere fieri della nostra italianità, rimpiangiamo la buona amministrazione asburgica, dopo più di un secolo dalle nostre guerre di indipendenza che ci hanno portato alla libertà ed alla unità tanto agognata. Che i politici…ma non ne abbiano… prendano esempio dal Generale Garibaldi che, finito di combattere si ritrovò in Parlamento, sapendo che tradiva la sua e nostra causa, partì per Caprera con solo un sacco si sementi. Che i nostri politici, se hanno dignità, facciano altrettanto: una volta scaduto il loto mandato parlamentare, se ne tornino a casa invece di restare a Roma ad intrallazzare e trafficare. Vinciamo la piaga della droga con mano forte ed inflessibile e non come quella dei suoi fautori politici che vorrebbero distribuirla gratuitamente; la droga che ci serve è l’amor di Patria, l’esaltazione gloriosa dei Fratelli Bandiera, della genialità della corte di Lorenzo il Magnifico, delle passioni di artisti sublimi come il Caravaggio. Niente droga, ma sogni di arte e di gloria, perchè il nostro tempo ha bisogno di rinnovamento morale vero e reale, della spinta al coraggio dei giovani che oggi devono trovare i veri maestri, non certo quelli formatisi nel famigerato ’68. Riportiamo nelle piazze il tricolore, dalle Alpi alla Sicilia, ripristiniamo l’italianità, senza più le varie Autonomie, perché l’Italia è una, senza alcun bubbone attaccato che rendono solo più dispendiosa e complicata la macchina della burocrazia. Riportiamo la nostra scuola, la nostra università, la nostra ricerca all’esempio di docenti come Carducci e Pascoli, di ricercatori come Galvani e Spallanzani. Non indulgiamo più alle mode straniere, particolarmente a quelle americane che sono nocive, deleterie e negative, ma creiamo noi la nostra tempra, il Made in Italy, che se prima era una gardenia all’occhiello oggi è già un crisantemo che ritardando ancora…appassirà! Alziamo alto il tricolore, ma non per le partite negli stadi, ma per testimoniare che siamo italiani e ne andiamo fieri. Trasformiamo le discoteche e la folle musica techno che distrugge i cervelli, tornando a Puccini, a Verdi, a Rossini, ed anche ai cantanti moderni che siano veramente ispirati ad una musica ricca di sentimento e non commercializzata esclusivamente a scopo speculativo. La notte è stata creata per riposarsi perché gli studenti ed i lavoratori devono alzarsi presto la mattina. Tutti i locali, particolarmente le discoteche, come avviene in Russia, a mezzanotte dovrebbero essere chiusi, così si risparmierebbero anche le giovani morti che immancabilmente avvengono dopo una serata in discoteca. Torniamo a portare la donna accanto al focolare e, se necessario, mettiamola sul nostro altare spirituale: non facciamone un oggetto, non permettiamo che siano corrotte prostitute; esse devono essere vere figlie, vere madri. E per questo, cancelliamo l’esasperazione femminista che vorrebbe mettere la donna alla pari dell’uomo, se non ad esso superiore. Cantiamo le ballate dei nostri Trovatori e non le canzonette insulse che si cerca di imporci. Siamo gli eredi di Cesare, di Michelangelo, dei geni assoluti ed impareggiabili: il nostro patrimonio artistico, tanto barbaramente ignorato anche per profonda incompetenza dei cosiddetti politici. Torniamo alla nostra verità, alle nostre radici, indossiamo l’elmo di Scipione, siamo saggi come Augusto e come Cesare Beccaria. Siano rinnovati nel nuovo entusiasmo i testimoni della nostra Patria, in modo che, in ogni parte del mondo, se qualcuno ci riconosce, dica con orgoglio: “Quelli sono italiani”. Ma tutto questo può avvenire se ci sarà la volontà e la forza, se occorre, ripristinando la meritocrazia, la gerarchia e l’economia, eliminando Enti fatiscenti e relativo personale, tutto questo prima…. che la nave affondi! 

Licio Gelli



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