Cerca  
Menu

Login
Nickname

Password


Hai perso la password?

Non sei registrato?
Fallo ora!

Espande/Riduce le dimensioni di quest'area
 
Espande/Riduce le dimensioni di quest'area

Leggete



Direttore Alessandro Biz


(
Per leggere o scaricare i pdf del giornale, entrare nel menu a sinistra e cliccare la casella - Periodico Il Piave)



Per vedere i nostri video,
entrare nel menu a sinistra
nella casella VIDEO e scegliere il filmato

Alcuni filmati:

Intervista all'Arciduca Otto d'Asburgo
vedi il filmato

 
Treviso-Vienna interscambio culturale
in onore del grande tenore Mario Del Monaco

Prima parte  
     Seconda parte   
    Terza parte




Un Museo da vedere…

un Museo “fatto col cuore”

Il Presidente Diotisalvi Perin



VOLARE NEL TEMPO…

Visitando il Mseo del Piave “Vincenzo Colognese” a Caorera (BL) potrete …Volare nel tempo.
Sono stati installati nel Museo, assieme ad altri reperti della Prima Guerra Mondiale,
anche due simulatori di volo costruiti in scala 1:1 su disegni originali del 1915/17.

Nella loro costruzione sono stati impiegati gli stessi materiali di allora per una perfetta e precisa riproduzione storica.
Trattasi dello SPAD XIII, velivolo del Magg. Francesco Baracca
e del FOKKER DR 1 pilotato dal barone Manfred Von Richthofen (Barone Rosso).

Potrete volare virtualmente con questi aeroplani sopra le storiche linee del fronte … sul Piave … sul Grappa … sul Montello ecc...
I velivoli sono completamente equipaggiati con relativa strumentazione funzionante
e programmati per darvi le medesime sensazioni di allora…

Oltre ai simulatori in scala sono disponibili anche tre postazioni equipaggiate e programmate con crescenti difficoltà e caratteristiche di volo.
Dai primi “caccia” della Prima e Seconda Guerra Mondiale ai moderni jet commerciali di linea.
Durante la visita sarete seguiti da nostri incaricati professionalmente preparati
(salvo indisponibilità per cui è consigliato telefonare allo 0439.789009 per assicurarsi della presenza dei volontari),
che vi potranno dare tutte le informazioni ed accompagnarvi, su richiesta in un volo dimostrativo, attenendovi al Regolamento esposto.
Per i più interessati ci sarà anche, previo accordi con la Direzione, la possibilità di visite “scuola”utilizzando una postazione adibita a tale uso.

Sono attrezzature veramente nuove ed aggiornate … le prime realizzate in Italia con simili funzionalità e caratteristiche.
Si potrà apprezzare, grazie alla tecnologia applicata, la completa evoluzione del volo
sino al volo strumentale e tecnologico dei nostri giorni.
 


All'interno del Museo del Piave al cui interno troverete:
lo Spad XIII copia dell’aereo di Francesco Baracca;
5 postazioni di volo simulato;
la barca “Pontoon” recuperata dal Piave;
oltre 20 manichini, di vari eserciti, con divise e armi d’epoca originali;
vari tipi di armamenti;
vario materiale strategico a.u.;
vario materiale sul giovane Erwin Rommel che con il Battaglione Montagna del Wurtenberg da Caporetto al Grappa passando
per Longarone fece circa 10.000 prigionieri tra i soldati
in ritirata dal Cadore;
documenti inediti.



Le nostre iniziative:

AMBIENTE:
troverete documentazioni e filmati che trattano varie problematiche come la sicurezza del
fiume Piave,
lo stoccaggio del gas metano a Collalto in territorio a rischio sismico e franoso, le varie cave, ecc.

CULTURA:
oltre all’ultima iniziativa di cui sopra, ci siamo occupati, attraverso varie pubblicazioni e ricerche storiche,

del Capuccino Padre Marco d’Aviano, considerato Santo in Austria e non solo da 328 anni, di cui nel 2012 uscirà anche
il film kolossal mondiale del regista Renzo Martinelli;
di personaggi importanti del nostro territorio
e del recupero di reperti storici, ecc.





Da La Tribuna di Treviso








Lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano



Ponte della Priula, 16 novembre 2011

Illustrissimo Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale - Piazza del Quirinale - 00187 Roma

e p.c. Illustrissimo Prefetto
Dott. Aldo Adinolfi
Piazza dei Signori, 22 - 31100 Treviso



Oggetto:

Il Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000” non si arrende alla bocciatura
del Ricorso e presenta “APPELLO IN CASSAZIONE”
 
Signor Presidente, come può vedere dalle 135 foto contenute nel CD, a causa dei profondi scavi per la posa dei tubi del gasdotto che arriva alla centrale di stoccaggio di Collalto di Susegana, verranno compromessi gli strati del suolo e a causa delle piogge e relative infiltrazioni di acqua potrebbero esserci degli smottamenti del terreno, creando situazioni di pericolosa instabilità.
Questi scavi possono rovinare definitivamente anche quei piccoli bacini, in zone umide, alimentati da corsi d'acqua e che nel tempo sono diventati degli equilibrati microsistemi ambientali.
Ai nostri nipoti è difficile spiegare questo mutamento ambientale che rovina il nostro territorio, è difficile spiegare perché è stato bocciato il Ricorso al Tar del Lazio fatto dalla Tenuta Collalto che si opponeva a questo scempio.
Lei signor Presidente ha dimostrato, con la prefazione al volume "Il paesaggio italiano" (pubblicato da Laterza e nel quale sono citati i 15 luoghi simbolo d'Italia e proprio al n. 15 si trova Collalto), la Sua sensibilità alla salvaguardia del territorio, per questo ci appelliamo a Lei perché questa nostra battaglia non cada nel nulla.
È stato depositato in Cassazione il ricorso, preparato dall’avvocato Vincenzo Pellegrini dello studio Barel Malvestio, contro la mancata valutazione di impatto ambientale del progetto di ampliamento dell’impianto stoccaggio gas di Collalto.
Questo estremo atto è reso necessario per limitare lo scempio in corso sulle nostre colline, dove sorge il Castello di San Salvatore, dimora dei Conti di Collalto, simbolo storico del nostro territorio, prima che il danno diventi irreparabile, come già successo con l'enorme frana che si è verificata qualche mese fa, senza contare i numerosi smottamenti del suolo. Le immagini sono visibili nel sito del Museo del Piave all'indirizzo: ww.museodelpiave.it
E che dire dell’accorato grido d’allarme del nostro Andrea Zanzotto, uomo colto e saggio, che più volte ne ha denunciato il degrado.
Il Comitato è molto preoccupato del silenzio che avvolge l’impianto di stoccaggio, se non ci fosse stato il Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000” l’intera vicenda sarebbe passata del tutto inosservata.
Nel ringraziarLa per un Suo intervento atto a risolvere questa questione, cordialmente le porgo i miei saluti.

Con osservanza

 
Il Presidente
Diotisalvi Perin






Lettera a Gian Paolo Gobbo



Ponte della Priula, 30 novembre 2011
Lettera aperta - E-Mail



Egregio Segretario Nazionale Lega Nord Gian Paolo GOBBO
Via Panà, 56/ter - 35027 Noventa Padovana - PADOVA



APPELLO

Oggetto:

Ricorso in Cassazione per eventuali pericoli sismici dell’Impianto
di pompaggio e stoccaggio del gas metano denominato Collalto


 
Un gruppo di persone, con il Comitato Imprenditori Veneti "Piave 2000", si è appellato al Consiglio di Stato contro il potenziamento del deposito di stoccaggio di gas metano proveniente dalla Russia e dal nord Africa, stoccato in immense quantità (deposito che fa gola alle maggiori società francesi) e depositato nel sottosuolo suseganese e comuni limitrofi, che potrebbe causare destabilizzazione del nostro territorio e speriamo presto in una risposta positiva. L'appello è stato inoltrato in ragione dei vari documenti in nostro possesso e visibili sul sito www.museodelpiave.it digitando sul menù a sinistra “Frane e gas: problematiche del territorio suseganese”.Una copia del ricorso presentato al Tar ed enti in data 15 novembre 2011, è stata inviata anche alla Regione Veneto, alla Provincia di Treviso e ai Comuni interessati dal deposito; inoltre una copia è disponibile per una tua presa di visione. Il documento del ricorso sarà pubblicato sul prossimo numero del mensile "Il Piave".
Vorrei però appellarmi anche, e per noi Veneti ha la sua importanza forse più di tutti i tribunali romani, al Segretario Nazionale della Liga Veneta-Lega Nord nonché Europarlamentare e amico Gian Paolo Gobbo, perché tu non possa fare finta di niente e fare invece come a Rivara (Modena) dove la Lega Emilia si è schierata a fianco degli enti locali e soprattutto a fianco della gente contro un’opera di stoccaggio gas molto simile a quella di Collalto, vedi documentazione pubblicata su internet, digitare su motori di ricerca: Rivara gas stoccaggio (San Felice sul Panaro - Modena) e nelle pagine: Deposito di gas a Rivara, la Regione blocca la perforazione - La Regione "affonda" il deposito gas di Rivara (Cronaca, Gazzetta di Modena) - La Regione dice no al deposito gas di Rivara (Informazione.com) - Deposito gas a Rivara, troppi rischi (cronaca dalla Gazzetta di Modena) - Stoccaggio gas Rivara: la Regione Emilia Romagna dice no - Muzzarelli al Ministero: "No al deposito gas" (Il Resto del Carlino) - Deposito gas Rivara (Modena), Leoni (Pdl) "Sicurezza dei cittadini nostra priorità. Ora tocca al Presidente Errani dare il No definitivo" ecc.Caro Gian Paolo abbiamo speso tempo e denari, come facevamo agli albori della Liga Veneta negli anni '80, per la salvaguardia del territorio e per non far morire le nostre imprese, soffocate da balzelli vari, ma è chiaro che la politica ha praticamente snobbato o meglio si è girata dall’altra parte!!! Tu che stai nella stanza dei bottoni potrai spiegarci il perché!Non riusciamo a capire perché a Rivara la politica è contro e a Susegana e dintorni, con un "serbatoio" di circa 80.000 abitanti che vivono sopra e a confine con l'impianto di stoccaggio, e un eventuale terremoto potrà interessare una zona molto più vasta della provincia di Treviso e non solo, la politica è favorevole visto che non ha mosso un dito per quanto meno chiarire la vicenda, eppure neanche gli esperti sono tranquilli.E il risultato è che le nostre colline vengono devastate, sì devastate!, perché come succede spesso in Italia si presenta un progetto ma la messa in opera è molto diversa, il metanodotto doveva passare in galleria e invece la posa in opera del tubo avviene in superficie!!!! A poche centinaia di metri dal più bel castello (dei Collalto sul Colle di San Salvatore) della provincia di Treviso e del Veneto, anche se in parte distrutto dalle cannonate sparate dal Montello dall’esercito italiano nella Prima Guerra Mondiale. Potere delle lobby???
Caro Segretario ci appelliamo a te, da sempre schierato a difesa del territorio e contro i poteri romani ed esteri, perché ci sostenga in questa battaglia che sta diventando sempre di più una lotta a difesa del nostro magnifico territorio fino ad oggi protetto e valorizzato dalle nostre genti, lavorando senza sosta e soprattutto con amore come patrimonio da demandare nel tempo.
Abbiamo inoltre coinvolto anche il PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA che ha decretato il nostro territorio, come saprai, da salvaguardare. Gli abbiamo spedito una lettera, che ti alleghiamo, che la segreteria ha ricevuto il 22-11-2011 e di cui attendiamo risposta.La nostra ammirazione va a politici del fare come il Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano Luis Durnwalder, che riceve tutti i cittadini che vogliono incontrarlo fin dalle ore sei del mattino.

In attesa di urgente risposta, ti ringrazio.
Cordiali saluti.

 
Il Presidente
Diotisalvi Perin





San Vendemiano - Treviso 4 ottobre 2011

Conferenza stampa con l'avvocato Vincenzo Pellegrini
per il ricorso al TAR del Lazio
sul pericolo gas a Collalto


Perin Diotisalvi e l'avvocato Vincenzo Pellegrini durante la conferenza stampa

Video della conferenza stampa
   



Ponte della Priula, 20 ottobre 2011

Eventuali pericoli sismici per l’immenso
stoccaggio del gas metano


Sprofondamenti, frane ed eventi sismici sui colli suseganesi e Comuni limitrofi


Spett.

Gianni MONTESEL
- Sindaco del di Susegana
Fiorenzo BERTON - Sindaco di Nervesa della Battaglia
Loris DALTO - Sindaco di S. Pietro di Feletto
Mariagrazia MORGAN - Sindaco di Refrontolo
Alberto MANIERO - Sindaco di Conegliano
Fabio SFORZA - Sindaco di Pieve di Soligo
Fiorenzo FANTINEL - Sindaco di S. Lucia di Piave

e p.c.
   

Illustrissimo dott. Aldo ADINOLFI - Prefetto di Treviso

Tribuna di Treviso - Il Piave - Rete Veneta

Abbiamo letto con sconcerto e preoccupazione l'articolo del 19 ottobre 2011 su "la Tribuna di Treviso" a pag. 34 a firma del giornalista Diego Bortolotto, riguardante la centrale di stoccaggio gas metano di Collalto. Leggiamo infatti che il Ministero per lo Sviluppo Economico indennizza i Comuni di Susegana, Nervesa della Battaglia, San Pietro di Feletto, Refrontolo, Conegliano, Pieve di Soligo, Santa Lucia di Piave e altri comuni non citati, interessati dal deposito, in relazione alla concessione per lo stoccaggio del gas metano!! ma se i Comuni al di fuori di Susegana hanno dichiarato di non sapere nulla o quasi in merito!! Si evince da questo articolo che il serbatoio interesserà un'area vastissima che sembra non abbia limiti anche perché, con i nuovi sistemi di trivellazione, non ci sono confini, non è come un serbatoio in acciaio che è stagno, attraverso le falde di tipo carsico del terreno si può espandere senza confini e raggiungere diversi punti della provincia di Treviso, e di questo ne dobbiamo tenere conto non solo per l'attuale ma anche in prospettiva di un futuro.
Ci chiediamo: questi denari servirebbero quale acconto per danni ad eventi sismici indotti al pompaggio? Ma valiamo così poco? Lei signor Sindaco di Suse-gana, appare in foto, ma dall'articolo non si capisce se ha rilasciato dichiarazioni, quindi la preghiamo di informarci e di renderci edotti per questa sorpresa e se questi denari sono usufruibili da subito o solo spendibili in caso di eventi disastrosi.
A questa domanda si prega una risposta anche da parte dei sindaci di cui sopra.
Chiediamo inoltre cortesemente al sig. Prefetto dott. Aldo Adinolfi se ci può dare l’elenco dei Comuni non citati nell’articolo.




Foto ambientale dei Colli Suseganesi tra Collalto e Colfosco.
Come si può vedere in questo pozzo ci sono 7 valvole che vanno nei 7 pozzi figli, dove a circa 1.000/1.500 metri di profondità alcune tubazioni deviano orizzontalmente a raggiera (assumendo le sembianze di un polipo) proseguendo per chilometri nel sottosuolo dei paesi limitrofi a Susegana,






Lettera alle Autorità - 28 ottobre 2011



Ponte della Priula, 28 ottobre 2011

Con questo scritto intendiamo ricordare un grande uomo di Nervesa della Battaglia, l’Ing. Alfredo Dal Secco,
medaglia d’oro dei M.d.L. di Legnano, nonché precursore di tutte le nostre iniziative in campo storico-ambientale
per il rispetto delle Normative di Legge.


Lettera aperta via e-mail
Urgente

Illustrissimo Ministro On. Roberto Maroni
Ministero dell'Interno - Palazzo del Viminale Via A. Depretis, 7 - Roma

Illustrissimo Prefetto
Dott. Aldo Adinolfi
Piazza dei Signori, 22 - 31100 Treviso

Illustrissimo Procuratore
Dott. Antonio Fojadelli
Procura della Repubblica di Treviso - Via Verdi, 118 - 31100 Treviso

ai 
Media


Oggetto:   
Problemi di alluvioni per i rivieraschi del fiume Piave.
 
In ricordo dell’alluvione del 4 novembre 1966.

 

Illustrissime Autorità, avrete sicuramente appreso da stampa e Tv dell’immane e tragica alluvione ad ovest dell’Italia, che ha causato una catastrofe ambientale con morti.
Signori, riflettete su quanto avvenuto, perché se le forti piogge si fossero spostate nell’arco montano-bellunese, dalla Marmolada al Peralba con il fiume Cordevole e gli affluenti che sboccano nel Piave, saremmo noi in ginocchio e a piange eventuali lutti. Il fiume Piave è abbandonato a se stesso e i lavori di manutenzione fatti e programmati sono come dare un’aspirina ad un ammalato gravissimo.
Forse abbiamo sbagliato qualcosa nelle nostre continue proteste, ricordo che con con l’appoggio dei precedenti Prefetti di Treviso, Torda, Spadaccini e Pisani, siamo riusciti a far partire alcuni interventi di manutenzione con rettifica significativa in alcuni tratti del Piave, portando nelle casse dello Stato circa una quindicina di miliardi per la vendita della ricca ghiaia. Ora però, dopo oltre dieci anni, le varie brentane (piccole piene) hanno apportato notevole materiale e le piante, che nel frattempo sono cresciute, hanno formando dei boschetti. Tutto questo ostacola il normale deflusso dell’acqua in caso di piene; inoltre le radici delle piante stanno scardinando gli argini maestri, “murazzi” fatti in croda del periodo della Serenissima Repubblica, basta vedere in vari punti a monte della traversa di Nervesa della Battaglia, Colfosco ecc.
Tutto questo non dovrebbe accadere, i cittadini pensano di essere cautelati da eventi atmosferici prevedibili, perché con le tasse che pagano contribuiscono alla manutenzione del bene comune, ma sono anche elettori che giudicheranno l’operato delle Autorità preposte alla sicurezza ambientale.
Vi prego di leggere attentamente le lettere che alleghiamo che sono state inviate al Generale Vincenzo Alonzi, Commissario Straordinario del Veneto per il rischio idrogeologico del 30 agosto e 22 settembre 2011.
Che azione intendete intraprendere verso i responsabili di tutto questo degrado, abbandono e incuria del patrimonio, senza alcun rispetto delle leggi, dei manufatti abbandonati che giorno dopo giorno si stanno sgretolando come le arginature o il ponte sul Piave a Ponte della Priula, forse ci devono essere dei responsabili che dovrebbero vigilare.
Vi preghiamo di farVi carico di istituire un gruppo di lavoro come avevo fatto promuovere nel 1994 tramite l’allora Ministro degli Interni on. Roberto Maroni (nostra lettera del 24/11/1994 e pubblicata sul libro "Considerazioni sulle piene del Piave - 1995" dell’ing. Alfredo Dal Secco), che era impegnato con l’alluvione in Piemonte.
Vorremmo ricordarVi la frase del poeta Andrea Zanzotto recentemente scomparso, "Una volta c’erano i campi di sterminio, oggi c’è lo sterminio dei campi": si privilegia distruggere il territorio trevigiano con immense cave deturpanti e discariche anziché fare la rettifica dei fiumi in quanto meno appettibile perché queste ghiaie sono miste a terra, ceppaie, ecc..
Negli anni, via via col cambio delle autorità, tutto si è ridotto, con interventi arrivati al lumicino.

Per vedere foto e varie documentazioni della situazione attuale fra la gola da Colfosco/Nervesa della Battaglia a Ponte della Priula, che è il tratto più pericoloso e stretto del Piave (ricordiamo che il Prefetto o le autorità competenti nella piena alluvionale del 4/11/66 avevano incaricato l’esercito di minare l’argine a monte della Strada Statale 13 Pontebbana a Ponte della Priula per farlo saltare in modo da far defluire l’acqua in riva sinistra, con il rischio che l’acqua trovando l’alta massicciata della ferrovia, arrivasse fino a Conegliano e oltre. Questa operazione, per salvare dall’alluvione Treviso in quanto l’acqua aveva già tracimato sull’argine di Nervesa, non fu più necessaria in quanto nella notte il livello calò e la situazione nel tratto minato tornò alla normalità, però le rotture degli argini ci furono più a valle alluvionando con fango e melma inquinata vaste aree causando anche dei morti), vedere  www.museodelpiave.it alla voce Fiume Piave e dintorni.
Ricordiamo la piena del 4/11/66 era di circa 5.500 mc/sec., un fronte impressionante di acqua che avanzava alla velocità di 4 m./sec.circa, che sfiorava la cima da argine ad argine a Ponte della Priula per una larghezza di 500 metri.    
Abbiamo visto che nelle brentane degli anni scorsi, già una portata di circa 1.500 m./sec. circa fa paura da Ponte di Piave e non solo.
È evidente che il letto del fiume è ostruito da monte a valle da decine di milioni di metri cubi di materiale che impedisce il normale deflusso dell’acqua.    
Oggi, vista la cementificazione del territorio, con la stessa quantità di neve e l’eventuale successiva forte pioggia, a partire dalle zone montane, la quantità d’acqua che il Piave dovrebbe ricevere è ben al di sopra di quella del 1966, creando immani disastri e con le nostre aziende, che danno lavoro e risorse, invase da melma e detriti di ogni genere.

Rimango in attesa di un gradito incontro che possa far partire al più presto i lavori, anche con i mezzi dell’esercito, per salvaguardare i rivieraschi.

Porgo distinti saluti
Il Presidente Diotisalvi Perin









4 novembre 1966

La piena alluvionale del Piave del 4.11.1966

Il Piave tracimò sull’argine di destra, in prossimità delle Opere di presa del Canale della Vittoria
e di quelle di scarico del Canale di Castelletto. L’acqua, incanalata allora sulla strada che scorre lungo l’argine,
è sfociata nella parte bassa della Piazza S. Nicolò a Nervesa della Battaglia, allagando il pianterreno di diverse case.
L’urto delle onde in piena ha pure divelto uno sperone di roccia su cui era fissato l’idrometro.

Oggi l’innalzamento dell’alveo e la presenza di alberi con diametro da 20 a 100 mm. potrebbe causare,
in caso di piena uguale a quella del 1966, gravi danni al paese che non si sono verificati allora, perché il livello dell’alveo era più basso
e non c’era alcun albero nel greto del fiume. Ricordiamo che nei secoli passati il Piave ha alluvionato anche Treviso.

Le drammatiche foto che pubblichiamo di seguito ci sono state fornite dall’amico Giancarlo Dal Secco (il mitico e indimenticabile Jak, purtroppo scomparso) figlio del grande fotografo scomparso Zaccaria Dal Secco, autore delle foto.







Allegato pdf




Il Piave abbandonato a se stesso



Ponte della Priula, 30 Agosto 2011

Illustrissimo
Gen. Vincenzo Alonzi
Commissario Straordinario del Veneto per il rischio idrogeologico
Marghera-Venezia

p.c.
Illustrissimo Prefetto
dott. Aldo Adinolfi
Treviso


Urgente


Oggetto: Il Ponte della Priula: un Ponte morente e fiume Piave in balìa di se stesso.

 Le scrivo in riferimento all'articolo pubblicato sul "Corriere del Veneto" di sabato 28 maggio 2011 a pag. 6 che indica nella sua persona il difensore del territorio per "curare" fiumi e frane.
 Noi il 10 agosto 2010 abbiamo spedito, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, ad oltre 80 autorità e professionisti una lettera denuncia, ma non abbiamo ricevuto da nessuno una minima risposta. È passato già un anno da questa denuncia ma nel tratto più pericoloso del Piave da Colfosco/Nervesa della Battaglia a Ponte della Priula, Spresiano non sono stati effettuati lavori significativi di manutenzione se non un piccolissimo intervento sull'argine maestro di Nervesa della Battaglia.
 Pertanto la preghiamo, prima che non sia troppo tardi che non arrivi un'altra piena storica come quella del 4/11/66, di portarsi in questa zona con chi di competenza, magari portando anche l'esercito con adeguati mezzi per ripulire il letto del fiume e gli argini della Serenissima Repubblica (fatti con tanta cura e competenza) a monte della traversa di Nervesa della Battaglia/Colfosco. In questo bacino, ostruito da ghiaie, terra e ceppaie, ci sono da asportare dal letto materiali che impediscono il deflusso dell'acqua in caso di piene anche inferiori a quella del 4/11/66 di 5.500 mc/sec. circa, centinaia e centinaia di camion carichi portando nelle casse istituzionali ingenti somme per la vendita delle ricche ghiaie. C'è anche il problema che una prossima piena potrebbe danneggiare alcune delle 10 pile che sorreggono il Ponte della Priula nella Statale 13, in riva sinistra, in quanto non sono rinforzate con micropali (come invece sono quelle in riva destra); attualmente fa da spartiacque il basamento di un pilone nella mezzaria del fiume che si trova a monte, a circa un centinaio di metri (vedasi foto), e che è già in fase di erosione (trattasi di un ex traliccio dell'ex linea Collegamenti Telefonici Nato).
 Di questa area, fuori legge, del fiume Piave da Colfosco, a Nervesa, Ponte della Priula si allega un CD con 178 foto, scattate tra fine maggio e agosto 2011, che denunciano la pericolosità, l'abbandono e l'incuria di un fiume in balìa di se stesso e copia della lettera spedita il 10 agosto 2010 ad autorità e professionisti.
 Spesse volte ...
 Siamo a sua disposizione, speriamo al più presto, per un sopralluogo e per consegnarLe il libro storico, tecnico e di denuncia ecc. "Considerazioni sulle Piene del Piave - 1995" del dott. ing. Alfredo Dal Secco, e a questo grande uomo abbiamo realizzato un monumento sull'argine canonico San Marco a lato della strada principale a Nervesa della Battaglia.

 In attesa di riscontro, ringrazio e porgo distinti saluti.
Il Presidente  
Diotisalvi Perin


Vedi le foto



Alleghiamo la lettera spedita il 10 agosto 2010 ad Enti, Autorità e Professionisti




Ponte della Priula, 10 agosto 2010


Spett.le
Autorità ed Enti Statali, Regionali, Provinciali e Comunali;
alle Università e Scuole Superiori;
alle Associazioni imprenditoriali e di categoria;                 
Associazioni sindacali;
ai Media ecc.


Urgente

Oggetto: Il Ponte della Priula: un Ponte morente e fiume Piave in balìa di se stesso


 Con questa lettera/denuncia, chiediamo ci venga indicato l’ente o il responsabile preposto alla salvaguardia e sicurezza del fiume Piave, per valutare un eventuale esposto alla magistratura.
 
Di seguito elenchiamo alcune situazioni irrisolte da vari decenni, a cui vogliamo sia data una risposta certa!   
 Quando invitiamo ospiti stranieri alle nostre iniziative, il fiume Piave abbandonato a se stesso, l’incuria degli argini (costruiti dalla Serenissima Repubblica di San Marco) e i ponti, sono un pessimo biglietto da visita.
   
 D’ora in poi non potrete più dire “... non lo sapevamo, credevamo non fosse così grave...” o altre baggianate del genere, perché l’evidenza di queste foto è tale da non ammettere scuse. E a noi cittadini comuni non ci resta che dire: è una vergogna!! Questa situazione di palese incapacità operativa ha sicuramente dei “responsabili” e codesti, come farebbe un buon padre di famiglia, e secondo il parere di autorevoli personalità da noi interpellate, meriterebbero di essere sollevati dai loro incarichi, visto che non sono riusciti a portare avanti il bene comune.
   
 Il Ponte ha quasi cento anni (1915, data di ultimazione, che coincide con la dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria), è in calcestruzzo, tra i primi all’epoca, ora ormai in condizioni di METASTASI. Nel 1996 l’ANAS ha risposto ad un nostro esposto inviandoci un progetto per il consolidamento del ponte che sarebbe costato Lire 13.500.000.000, da allora non si è fatto nulla, se non riasfaltature.
    Invitiamo chi sta leggendo ad andare a vedere lo stato degli archi e delle pile. Dato l’enorme interrimento di 12 (su 20) campate, dove si svolge la fiera delle macchine agricole nel solstizio di giugno, è facilmente raggiungibile.   
 Si può toccare con mano l’abbandono in cui, chi di dovere, ha lasciato per decenni Ponte e Alveo del Fiume Piave, e continua a lasciarlo.
   
 La naturale corrosione e degrado degli archi e delle pile è talmente evidente e grave che oggi NESSUNO può dire ragionevolmente, anche tra gli ingegneri più esperti, quale sia il grado di sicurezza dell’opera! Un recente giudizio del Prof. Collepardi, esperto internazionale del calcestruzzo, non ha lasciato dubbi sulla gravità dello stato del ponte.
    Inoltre, il problema idraulico aggrava la situazione di circa metà del ponte.   
 Come si può ben vedere dalle foto aeree, il vasto interrimento di oltre metà di questo, fa investire dalla corrente continuamente solo alcune pile, lasciando all’asciutto le altre, dove però la luce libera di deflusso è talmente ridotta che l’intreccio degli alberi delle ISOLE ALBERATE, sradicati dalla prossima piena (alberi anche di un metro di diametro!), darà una spinta tale da abbatterlo facilmente.
   
 Un recente progetto (del 2004), fortunatamente o fermo o accantonato, prevede quanto già fatto per il ponte sul Piave ad Eraclea: una passerella ciclo-pedonale tanto orribile quanto aggravante di circa 80 tonnellate ogni pila, e di allargare la sede stradale spostando di oltre 1,5 metri il traffico verso monte, con un aumento dello stato di tensione degli archi, che sarebbero, tra l’altro, trapanati, per appiccicarvi questa nuova opera.
   
 Progetto del costo di milioni che aggraverebbe lo stato comatoso del ponte, progetto costato molti soldi, accolto, al tempo, entusiasticamente! (è come togliere il salvagente ad un inesperto di nuoto).
   
 Cosa fare?
   
 IL PONTE VA RIFATTO e va liberato dall’inghiaiamento sottostante, facendo in modo che una lama d’acqua di spessore costante ci passi sotto come sempre nel passato (facendone diminuire la velocità), interessando tutte le pile e non meno di metà, che, ovviamente, nel tempo verranno scalzate (per l’aumento della velocità).
                            Inghiaiamento, attenzione, fortunatamente utile, questa volta, e provvisoriamente, fino a lavori finiti, perché costituirà un utile piano di appoggio di un Bailey per il traffico e l’opera di ammodernamento (e che dovrà essere eretto, quanto meno per il traffico leggero, durante i lavori. Quello pesante dovrà essere necessariamente deviato).    Non servirà che sostituire l’attuale impalcato e gli archi con un altro, sempre ad arco, più largo, in acciaio, con l’aspetto esterno sostanzialmente identico all’attuale. Il peso sulle pile, eventualmente da rinforzare, sarà lo stesso o addirittura inferiore.   
 Una grossa impresa, ben attrezzata (non quelle che appaltano e poi falliscono e costringono all’abbandono dell’opera per anni!), lavorando su tre turni, con i soldi disponibili pronti (e non a babbo morto), può realizzare il tutto rapidamente come per il rifacimento dei due ponti di Maserada (recentemente rifatti, in tempi certi e brevi, con plauso per gli autori).
   
 Va fatto uno sforzo mentale, modestissimo anche per menti non molto sofisticate: ipotizzare l’interruzione del traffico sul Ponte della Priula (S.S. 13 Pontebbana), ganglio vitale dell’economia, non solo locale ... INIMMAGINABILI le conseguenze...
   
 Cerchiamo di essere degni eredi dei nostri nonni e bisnonni che l’hanno costruito, questo Ponte/Fiume (Sacro alla Patria), in modo oculato ed avveniristico, per l’epoca, tra l’altro in ristrettezze economiche oggi impensabili. Almeno manteniamolo e rendiamolo sicuro e più funzionale, con una modestissima spesa (di qualche decina di milioni). Per quanto vale e rende, è un patrimonio immenso che non deve assolutamente essere ulteriormente disprezzato, oltraggiato ed umiliato come stanno facendo le Autorità che l’hanno in custodia ed in gestione.
   
 E chi legge non si limiti a dire e pensare "cosa fa il ponte per me" ma "cosa posso fare io per il ponte". Oggi sai quali sono le sue condizioni, e non hai più alibi e non potrai venire a dire: "non sapevamo, nessuno ce l’aveva detto", sì OGGI LO SAI, attivati, certamente puoi far qualcosa.
   
 Per quanto riguarda la situazione del letto del Piave e la sicurezza idraulica, a causa dell’incuria e dell’abbandono del territorio, c’è la reale possibilità di alluvioni in caso di piene anche inferiori al 50% della piena alluvionale del ’66, a seguito dell’interrimento e della crescita spontanea di grosse piante nel letto del fiume (mai esistite prima dell’alluvione del 4.11.1966, 5.500 mc/sec., in cui ci furono alcuni morti e distruzioni con lo scardinamento degli argini), con conseguenti possibili problemi ai vari ponti, a causa della loro mancata manutenzione. Per contro, in periodi di secca, si riscontra la necessità di garantire ed aumentare il minimo deflusso di acqua in grado di mantenere la naturale integrità ecologica, con particolare riferimento alla tutela della vita acquatica.
   
 Si prega di intervenire con urgenza con la manutenzione e rettifica del letto del fiume Piave e successiva regimentazione.
   
 Ricordiamo che, nel 1994, un nostro esposto all’allora Ministro dell’Interno on. Roberto Maroni, ha dato vita ad un gruppo di lavoro per la sicurezza idraulica (individuando 27 siti in cui c’erano isole alberate e ghiaia che impedivano e impediscono il normale deflusso dell’acqua in caso di piane), con a capo l’allora Prefetto Torda, in seguito portato avanti dai successori dott. Spadaccini e dott. Pisani. Purtroppo il progetto si è fermato a metà dell’opera.

Un proverbio cinese dice: “se scopi davanti la tua casa, tutta la città sarà pulita”.

In attesa di cortese risposta, si ringrazia.

Distinti saluti
Il Presidente
Diotisalvi Perin



Questa lettera/denuncia è stata spedita anche a:

Presidente del Consiglio dei Ministri
Ministro dell’Interno
Capo della Protezione Civile
Presidente della Regione del Veneto
Presidente della Provincia di Treviso
Prefetto di Treviso
Procuratore della Repubblica di Treviso
Questura di Treviso
N.O.E.
Corpo Forestale dello Stato
A.N.A.S. - Veneto Strade
E.N.E.L.
Consorzi di Bonifica
Autorità di Bacino
Magistrato alle Acque
Genio Civile
Comuni rivieraschi fronte Piave, Treviso e Conegliano
Associazioni Industriali, Artigianali, Commerciali, Agroalimentari, Sindacali ecc.
Università di Padova, Venezia, Treviso, Vicenza, Udine
Scuole Superiori
Ordini degli Ingegneri, Architetti, Geometri, Avvocati, Notai, Commercialisti, Ragionieri, Agronomi, Medici, Veterinari ecc.




In risposta alla lettera ricevuta dal Gen. Alonzi il 31 agosto 2011


Ponte della Priula, 22 settembre 2011

Illustrissimo
Gen. Vincenzo Alonzi
Commissario Straordinario del Veneto per il rischio idrogeologico
Marghera-Venezia



Lettera aperta via e-mail
e raccomandata a.r.



Oggetto: Il Ponte della Priula: un Ponte morente e fiume Piave in balìa di se stesso.

 In riferimento alla sua risposta del 31 agosto alla nostra lettera del 30 agosto 2011, siamo onorati di quanto scritto nel riconoscerci per l'impegno civico rivolto a difendere i cittadini e le infrastrutture da possibili esondazioni del Piave in caso di piene.
  Non vogliamo ripeterci ma la sua risposta non è sufficiente a chiarire i vari problemi da noi posti e darci la necessaria tranquillità per difenderci da una eventuale piena alluvionale anche se inferiore a quella del 4/11/66, a causa del letto del Piave intasato da materiali e insediamenti produttivi.  Non possiamo accettare che le radici delle piante continuino a scardinare gli argini in riva destra e sinistra, a monte della traversa di Nervesa/Colfosco realizzati con tanta cura dalla Repubblica Serenissima. Poi nel letto del Piave a monte della traversa di Nervesa deve ritornare il laghetto pulito e non costruito da materiali. Le 187 foto, che saranno anche su Internet, che ritraggono (su quello che dovrebbe essere il letto del Piave a Colfosco a valle della ex draga Piccin) dei grandi buchi che sono il risultato di aver ammassato nel letto del Piave (per asportare le ricche ghiaie, per la data dovrebbe essere sul finire degli anni '90, vedasi al punto 1 dell'intervento di pulizia sui 27 punti approvati dal Magistrato delle Acque nel 1994 e da noi sollecitati fin dagli allora Prefetti: Torda, Spadaccini, Pisani) una quantità enorme di terra e ceppaie ed altro che ostruisce il deflusso delle acque. Questi buchi (causati dalle sabbie che entrano in profondità tra gli spazi lasciati vuoti dalle radici delle grosse ceppaie alte alcuni metri), che si aprono in continuazione su un fondo che sembra piano, sono molto pericolosi per chi passeggia ed eventuali ciclisti e moto ma anche per animali di passaggio ed altri problemi nel tratto più a valle e del Ponte della Priula.  Auspichiamo che Lei ci fissi, al più presto, un incontro sulla zona interessata, per valutare gli eventuali rischi dei rivieraschi del Piave e per individuare i responsabili che hanno tenuto questa situazione fuorilegge del degrado, dell'abbandono di opere pubbliche di difesa storiche come gli argini e il maestoso e monumentale ponte.  Signor Generale, noi non possiamo aspettare alcuni anni per gli interventi che invece sono urgenti per salvaguardarci da possibili piene e conseguente esondazione dell'acqua; bastano due giorni di forti nevicate in montagna e successive piogge per trovarci alluvionati.  Lei è un Generale, La ritengo la massima Autorità e quindi può far sì che gli interventi abbiano inizio fin da subito, visto anche che non servono soldi per intervenire alla manutenzione/rettificazione del fiume, anzi si incassano ingenti somme di denaro per la vendita delle ricche ghiaie.  1) Per lo smaltimento di terra valuti di riempire i tanti buchi delle disastrose cave della martoriata Marca, ne trova anche più di una e gigantesche nel triangolo Nervesa-Cornuda-Spresiano.  2) Per le ceppaie valuti la macinazione per produrre energia.  3) Non capisco il motivo di creare un nuovo canale nel Piave in località Isola dei Morti.  Forse qualcosa non ci quadra, nel letto non si devono fare canali ma rettificare tutto il letto in modo che possano passare le piene.  Veda cortesemente le foto storiche delle piene, dove il livello impetuoso dell'acqua va da argine ad argine per un'altezza di alcuni metri.
In attesa di risposta, si ringrazia.
Distinti saluti.
Il Presidente
Diotisalvi Perin






Problematiche del fiume Piave





Il Piave in piena, ore 16.00 circa del 4.11.1966, ripreso dall'idrometro dell'argine destro di Ponte della Priula;
il livello dell'acqua aumentò notevolmente durante la notte arrivando sotto le arcate del ponte e a Nervesa della Battaglia
l’argine ha ceduto e l’acqua ha invaso la piazza di Nervesa scendendo verso Treviso.
Il Prefetto, per salvaguardare Treviso, qualora la piena fosse continuata, diede ordine all’esercito
di minare l’argine sinistro a Ponte della Priula, zona ex Brussi.
All’alba per fortuna il livello dell’acqua cominciò a calare e non è stato necessario far saltare l’argine.
Se si ripetesse una piena come quella del '66, questo ponte sarebbe compromesso
anche per effetto delle numerose grosse piante fuorilegge presenti nel letto del fiume le quali,
con la notevole potenza dell'acqua, verrebbero estirpate e andrebbero ad appoggiarsi contro le pile del ponte
creando un effetto diga con risultati disastrosi. (Foto Ghedina)






Lettera aperta sulle problematiche del fiume Piave



Ponte della Priula, 1 aprile 2011


Presidente della Regione del Veneto

dott. Luca ZAIA


Presidente della Provincia di Treviso
dott. Leonardo MURARO


Sindaco del Comune di Sernaglia della Battaglia
dott.ssa Sonia FREGOLENT



In riferimento agli articoli pubblicati su "la Tribuna di Treviso" a pag. 38 di giovedì 31 marzo ed a pag. 38 di venerdì 1 aprile 2011.

Oggetto:    
Interventi di manutenzione, regimazione
e regimentazione del fiume Piave


Gli interventi di manutenzione nel letto del Piave per la salvaguardia delle piene, programmati dalla Regione Veneto come tabella pubblicata dalla Tribuna di Treviso il 30 marzo 2011, possono essere paragonabili all'assunzione di una aspirina da parte di un malato politraumatizzato in coma profondo, per risolvere le varie complicazioni in tutto il corpo.
Per questo motivo invitiamo il Presidente della Regione dott. Luca Zaia e il Presidente della Provincia dott. Leonardo Muraro a visitare e prendere coscienza della situazione di abbandono in cui versa tutta l'asta del Piave da monte a valle, lasciata in balia di se stessa da decenni.   
Ci sono decine di milioni di materiale ghiaioso, ceppaie, terra, ecc. da asportare dal letto del fiume in modo di riportarlo sicuro in caso di piene. Tutto questo porterebbe nelle casse regionali milioni di Euro che servirebbero ampiamente a compensare i lavori di manutenzione, rinforzo argini, speroni, scogliere, ecc. per poi passare alla regimentazione. Immaginatevi voi cosa succederebbe se ritornasse una piena alluvionale storica come quella del 4.11.1966. A Ponte della Priula passavano circa 5.500 mc./sec. di acqua su una larghezza di circa 500 m. con una notevole velocità, circa 4 m. al sec. con un’altezza di oltre 3 m. (al tempo il letto era quasi rettificato su tutta la larghezza e non come si trova adesso che dalla mezzaria del fiume in sponda destra è più basso di alcuni metri mentre l'altra metà è intasata). Quindi non ci vuole un ingegnere per capire che l'acqua non è comprimibile e che il corso del Piave essendo torrentizio, a seconda della  pendenza dei paesi che attraversa, quindi la notevole forza dell’acqua, se trova degli ostacoli anche minimi, deviando, crea dei vortici ed erode le arginature o le scavalca come è avvenuto nel '66.
I nostri tecnici propongono:
Rettificare tutto il letto del fiume, pulendo anche i serbatoi delle dighe a monte, fatto questo ci assicuriamo che possano passare in sicurezza 2.500/3.000 mc./sec. di acqua fino al mare, ricordiamo che a valle di Ponte di Piave ci sono problemi già quando arrivano 1.500/1.800 mc./sec. in quanto l'acqua non defluisce a causa del letto intasato da vari materiali tra cui i fanghi inquinanti depositati sul fondo e derivanti dagli scarti rilasciati "da una draga"; ricordiamo che, secondo alcune indicazioni, tutte le draghe non lavorano le sabbie del Piave, ma lavorano quelle delle cave che distruggono i paesaggi straordinari della Marca Trevigiana.
Realizzare dei serbatoi di laminazione a partire da monte di Falzè di Piave in modo da trattenere i sovrappiù dei 2.500 mc./sec. di acqua per qualche giorno, fino al rientro delle portate minime e dopo di che aprire le paratoie per scaricare l'acqua; tutto questo vale la pena di realizzarlo in quanto se arrivasse una piena come quella del '66 diversi paesi rivieraschi del Piave sarebbero messi in ginocchio per anni dall'inquinamento e da alcuni metri di acqua che invaderebbero le case, le attività produttive, l'agricoltura, ecc.
Comprendiamo le preoccupazioni della dott.ssa Sonia Fregolent, Sindaco di Sernaglia della Battaglia nell’intento di salvaguardare il suo territorio e siamo sicuri che, se sarà realizzato un serbatoio di laminazione, con una piccola diga al di sopra del livello di piena per un paio di metri al massimo, naturalmente prima, pulendo dalle ghiaie che intasano il Piave per alcuni metri da Crocetta del Montello, questo serbatoio darà la sicurezza ai cittadini che vivono in zone sottostanti al suo Comune. Parafrasando: Se una persona sta annegando e chiede aiuto per non morire, penso che un sindaco responsabile non ci pensi due volte per salvarlo, questo è l'aiuto che chiedono gli abitanti dei paesi sottostanti della Destra e Sinistra Piave!
Quando si parla del serbatoio di laminazione di Falzè, si tira sempre in ballo lo smisurato progetto dell'ing. Armellin, il quale proponeva addirittura una diga gigantesca alta circa 20 m., anche con lo scopo di creare un lago con attività motonautiche e alberghi circostanti, quindi un progetto da bocciare anche perché non sono state fatte delle analisi del suolo con carotaggi per la tenuta del terreno ecc., quindi non serve costruire questa enorme diga ma valutare la possibilità di trattenere una certa quantità d'acqua, se le condizioni lo permettono e per qualche giorno, questo sarebbe un primo serbatoio, ma altri se ne potrebbero costruire da Falzè a Belluno, portando di fatto la capacità di sicurezza ai livelli indicati dalla Commissione Interministeriale De Marchi indicata anche nel grande convegno svoltosi a Villa Franchetti di Treviso nel 1982, dove sono state discusse le problematiche connesse all’alluvione di Motta di Livenza con l’esondazione del fiume Livenza, ecc.
Ricordiamo che in Friuli per contrastare questi fenomeni hanno già realizzato le opere di laminazione, mentre in Veneto solo chiacchiere!
Siamo sicuri che gli esperti ingegneri  di Idraulica, anche a livello internazionale dell'Università di Padova, nel rispetto delle Leggi vigenti, sapranno come proporre soluzioni per la sicurezza dei paesi rivieraschi e... se non approfittiamo di questi esperti, tanto vale che chiudiamo l'Università, sezione di idraulica.
Realizzare delle casse di espansione a partire da valle di Ponte della Priula sarebbe alquanto inopportuno in quanto nel '66 il livello dell'acqua era a pochi centimetri dal bordo superiore degli argini e ruppe sotto Cimadolmo e Ponte di Piave. Quindi come è possibile fare un serbatoio di laminazione in queste zone se l'acqua arrivava già a filo dell'argine? Anche perché creare uno sbarramento di cemento in questa zona sarebbe un lavoro inopportuno, in quanto l'acqua trafilerebbe nelle sabbie sottostanti e creerebbe all'esterno degli argini i classici fontanazzi che in poco tempo diventerebbero incontrollabili e assicurerebbero l'alluvione.
Siamo confortati dal fatto che le nostre indicazioni sono state recepite negli incontri pubblici, fin dagli anni ’80, con le autorità quali: il Genio Civile, le Autorità di Bacino, il Magistrato alle Acque, i Prefetti, nonché attraverso pubblicazioni studi e ricerche curate dell’ing. Alfredo Dal Secco, ecc. Le pubblicazioni di ricerca storica, culturale, ambientale e di denuncia sono state consegnate a tutte le Biblioteche rivierasche dalla sorgente alla foce del Piave.
Perin Diotisalvi
 
 








Manutenzione del fiume Piave

Lettera di risposta del Presidente della Provincia di Treviso Dott. Leonardo Muraro a quella inviata il 1° aprile 2011 dal Comitato Imprenditori Veneti "Piave 2000" e dal Museo del Piave "Vincenzo Colognese"


Treviso, 11/04/2011


 Il tema della sicurezza idraulica del Piave è un importante aspetto della gestione del territorio trevigiano finalizzata alla riduzione del rischio idrogeologico, argomento sicuramente di grande attualità che non può essere ulteriormente trascurato.Le condizioni di emergenza che hanno tragicamente interessato il Veneto nel novembre dell'anno scorso non possono, tuttavia, far dimenticare che gli interventi strutturali, in grado di produrre gli effetti migliori e duraturi, devono essere frutto di studi approfonditi, che contemperino le esigenze di sicurezza idraulica con gli aspetti ambientali e socio-economici del territorio coinvolto. Mi auguro che espressioni come "rettificare tutto il letto del fiume" non abbiano, in realtà, un senso letterale, dal momento che un fiume (e il Piave in particolare) non può essere considerato un mero elemento idraulico di collegamento tra i monti e il mare, al pari di un tubo. Le è certamente noto che il profilo di ogni corso d'acqua è frutto del proprio regime idraulico, il quale determina dove e quanto un fiume erode, dove deposita i suoi sedimenti e così via. Il Piave è, piaccia o no, un fiume fortemente condizionato dall'uomo, a partire da monte, dove i serbatoi artificiali intercettano, bloccandolo, il trasporto solido e ne alterano la portata naturale. Ciò comporta che, da decenni, il materiale trascinato dal fiume sia in larga misura molto fine, mentre i sedimenti più grossolani giungono in pianura solo in occasione di piene eccezionali. Con ciò intendo evidenziare che gli interventi di asportazione del materiale ghiaioso dal letto del Piave devono essere limitati alle zone in cui, dopo le necessarie verifiche, si ravvisi una criticità idraulica, per esempio legata allo stabile consolidamento di isole e terrazzamenti che naturalmente dovrebbero, al contrario, essere effimeri, evitando interventi generalizzati sull'intero corso, che potrebbero verosimilmente avere conseguenze negative sulle opere di attraversamento (basti vedere lo stato in cui versano le pile dei ponti) e sulle condizioni delle spiagge, sempre più interessate da fenomeni erosivi. Sicuramente condivisibili sono, come del resto ho già manifestato, gli interventi volti a ripristinare la capacità di invaso dei serbatoi montani e la creazione di casse di espansione anche nella zona di alta pianura, dove potrebbero essere utilmente impiegate come bacini irrigui nella stagione estiva.
Distinti saluti.
Il Presidente
Dott. Leonardo Muraro


Lettera di risposta alla lettera dell’11 aprile 2011 del Presidente Muraro

e per conoscenza:
al Presidente della Regione Veneto dott. Luca Zaia
e al Sindaco del Comune di Sernaglia della Battaglia dott.ssa Sonia Fregolent



Il fiume Piave in balìa di se stesso
Una regìa che, secondo alcuni osservatori, arriva da molto lontano sia per il pericolo cave, discariche, gas metano, ecc.

Ponte della Priula, 9 maggio 2011

In riferimento alla Sua lettera dell’11 aprile 2011, attendavamo una risposta più esauriente invece questo documento decreta che il Piave verrà pressoché abbandonato e lasciato in balìa di se stesso, assicurando di fatto, in caso di una futura piena pari a circa 3.000 mc/sec., l’esondazione dell'acqua in alcuni punti alluvionando e mettendo in ginocchio una parte fiorente del Trevigiano e non solo. Per inciso, la piena del 4.11.1966 era di 5.500 mc/sec.
Non si vogliono ascoltare le indicazioni allarmate degli esperti di Ingegneria Idraulica dell’Università di Padova, purtroppo la burocrazia fatta dalla partitocrazia assolve quasi sempre chi ha delle responsabilità. Alla mia lettera non ha risposto a molti punti e in concreto non vengono definite le misure necessarie alla messa in sicurezza del fiume. Signor Presidente venga di persona a vedere a Ponte della Priula la situazione del letto del Piave alle pile del ponte che lo attraversa. Per metà è ostruito da oltre 1metro di ghiaia ecc. e l'altra metà erosa per oltre 2 metri.     Se in questo punto molto stretto del fiume largo 500 metri arrivasse una piena storica ci troveremmo un fronte impetuoso d’acqua alto dai 5 a oltre 6 metri si informi sulla spinta che eserciterebbe l’acqua verso l’argine destro, se invece avessimo un letto rettificato, come per esempio nel tratto del ponte della ferrovia, in questo caso la  velocità dell’acqua, al 100%, sarebbe centrale mentre sulle arginature arriverebbe al 40% circa. Con i doppi vortici, invece, avremo sulle arginature una forza dell’acqua del 100% (vedasi la pagina allegata tratta dal volume “Considerazioni sulle piene del Piave, 1995). Ecco perché nei punti più pericolosi di erosione degli argini si dovrebbe costiuire pennelli o speroni di roccia che deviano la corrente al centro del fiume. Purtroppo la politica per il Piave non cambia e si nota ancora di più quando le responsabiltà vengono rimpallate tra i Comuni, le Province, la Regione e lo Stato. Di questo ero convinto anche il giorno dell'inaugurazione del Monumento (vedi foto allegate), a perenne memoria dell’ing. Alfredo Dal Secco, sull'argine del Piave a Nervesa della Battaglia il 17 giugno 2000, alla quale Lei era presente in rappresentanza dell’allora Presidente dott. Luca Zaia, si ricorderà, forse, che in quell’occasione non Le diedi il microfono perché la Provincia non fece nulla per la sicurezza idraulica. L’impegno profuso dall’ing. Alfredo Dal Secco, luminare che si batteva per la salvaguardia del territorio (che per questo si ammalò), non poteva tollerare l’inerzia delle autorità di fronte ai possibili pericoli determinati da situazioni fuorilegge. La pulizia dell’argine di Nervesa della Battaglia venne fatta con il contributo del Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000” e un gruppo di cittadini responsabili di Nervesa e Colfosco guidati dal sig. Olindo Villanova (vedi foto in b/n) che liberarono l’argine da piante e radici che erano penetrate nei murazzi sbriciolandoli. Mentre in riva sinistra la pulitura è stata eseguita con l’aiuto del Gruppo Alpini di Colfosco. Tutto questo a causa dell’incuria di chi doveva tutelare gli storici argini costruiti dalla Serenissima. Signor Presidente Lei, per sua fortuna, abita lontano dal Piave, quindi non può capire i problemi di chi è rivierasco e conosce la forza e l’impeto del fiume in determinate situazioni. Per esempio nel canale di Maserada sono in atto lavori di manutenzione con costruzione di una scogliera in roccia non adatta a contenere una eventuale piena, perché facilmente aggirabile dalla potenza dell’acqua. Servirebbe invece costiuire pennelli o speroni di roccia che deviano la corrente al centro del fiume e abbassare il livello di ghiaia nel letto come era negli anni ’60. Anche per il canale di Cimadolmo la situazione è allarmante, in quanto è ostruito, veda la tesi di laurea dell’ing. Antonello di Conegliano. Gli slogans vanno bene, se seguiti dai fatti, ma se devono passare 10 anni perché venga concesso un modesto finanziamento che non risolve, a nostro modo di vedere, il problema dell’erosione dell’argine, allora i fatti non ci sono; anche perché se non si eliminano le isole alberate (fuorilegge) nel letto del fiume, i doppi vortici creati dalla forte corrente d’acqua, eroderebbero, in caso di piena, gli argini. Signor Presidente le poniamo alcune riflessioni: Il problema non è il trasporto di sedimenti grossolani, le sabbie grosse arrivano comunque da decine di grossi affluenti; il vero problema, che lei fa finta di non capire, sono i limi pesanti inquinanti rilasciati dalle draghe e asportati dalle brentane in continuazione che si depositano da de-cenni nel letto del fiume a valle di Ponte di Piave. Sono autorizzati? Ci viene la pelle d'oca pensando che su queste arginature di Nervesa potrebbe arrivare una piena come quella del 4/11/1966 che stava per superare la sommità dell'argine canonico mentre a un chilometro a monte in Via Sottocroda, strada che porta in zona Campagnole, l'argine è stato scardinato e l'acqua ha invaso la strada centrale di Nervesa della Battaglia e verso Arcade. Cortesemente sarebbe opportuno che si esprimesse sui progetti di cave/casse di espansione/lago tra Ponte della Priula e Borgo Malanotte di Tezze di Vazzola.

Sosteniamo tutti la battaglia che sta portando avanti la signora Francesca Rossi De Rubeis per la petizione "Insieme per Borgo Malanotte". L'attuale sistema politico non ci fa sperare nulla di buono sia per il fermo delle cave che distruggono il territorio trevigiano, sia per la regimentazione del Piave. Cittadini sveglia! Indignamoci!

Distinti saluti
    Il Presidente del Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000” e del Museo del Piave “Vincenzo Colognese”
Diotisalvi Perin

 





Potete vedere i video su

  
Pericolo cave Borgo Malanotte - Pericolo Gas Collalto - Pericolo Frane Susegana







Rinforzo argini sul Piave



Il Piave, una forza naturale e selvaggia
che potrebbe ribellarsi


Bastano 2 giorni di copiosa neve nell’arco dolomitico e successive forti piogge per trovarsi nella situazione alluvionale del 4 novembre 1966.

In riferimento all'articolo uscito domenica 20 febbraio 2011 ne “la Tribuna di Treviso”, dal titolo "Rocce sul Piave per rinforzare gli argini", intendiamo esprimere un ringraziamento al Genio Civile di Treviso e al Consorzio Crif, per l'intervento di manutenzione che stanno compiendo, lavori più volte da noi stessi sollecitati. Entrambi erano presenti al convegno da noi promosso nella Sala Consiliare del Comune a Susegana il 24 maggio 2010, durante il quale sono infatti intervenuti i dirigenti del Genio Civile e il Presidente del Crif Amedeo Zanardo e a Saletto, presso la Palestra Comunale il 30 settembre 2010, con la presenza e gli interventi dei dirigenti del Genio Civile e del re della ghiaia sig. Remo Mosole. Incontri durante i quali, tutti, in linea di massima, concordavano con le nostre proposte, sebbene al momento queste volontà d’intervento siano rimaste, eccetto per il caso sopra citato, su un piano puramente teorico. Riteniamo infatti che questo lavoro di manutenzione sia solo una millesima parte di quello che andrebbe fatto per rendere sicuro il corso torrentizio del Piave, come la recente brentana dei mesi scorsi dovrebbe insegnare (più di circa 1.000 mq/sec.  contro i 5.500 mq/sec. del 4 novembre 1966). Altro che operazione chirurgica! Questo piccolo atto si può paragonare ad una graffiatura, che non è sufficiente a salvaguardare i rivieraschi da un’eventuale esondazione del Piave.
Servirebbe, piuttosto, una rettifica a norma di legge come dichiara il prof. Luigi D’Alpaos in un’intervista rilasciata il 13 novembre 2010 al giornalista de “la Tribuna” Renzo Mazzaro. Ed è ciò che sosteniamo anche noi, come si può apprendere dalle varie pubblicazioni sul fiume Piave che abbiamo realizzato, tra le quali “Considerazioni sulle piene del Piave - 1995” dell’ing. Alfredo Dal Secco, un libro storico, tecnico e di denuncia che abbiamo distribuito a tutte le biblioteche del territorio rivierasco delle tre Province.
Come sostengono alcuni studi di Ingegneria Idraulica dell'Università di Padova, sarebbe necessario che su tutto il letto del fiume Piave - e non a macchia di leopardo - fosse asportato il materiale in eccesso, dal Cadore alla foce. Bisognerebbe altresì pulire gli affluenti, a cominciare da quello maggiore, il Cordevole, che nasce ad Arabba. Il materiale da asportare (alcune decine di milioni di mq) è composto da ceppaie, piante, terra, rifiuti, sabbie, ghiaie ecc. ed impedisce il normale deflusso dell'acqua. Oltre alla pulizia del Piave, delle dighe e dei vari affluenti, andrebbero rinforzate le arginature e realizzati serbatoi di laminazione contro le eventuali piene storiche trentennali/cinquantennali di 5.500 mq/sec. Sono questi tutti lavori che, in gran parte, si autofinanziano con la vendita delle ricche ghiaie, salvaguardando in parte il territorio trevigiano, già compromesso da immense cave e discariche.
Insomma, non aspettiamo un'altra piena che potrebbe essere distruttiva! Metterebbe in ginocchio tanti paesi per tantissimi anni, soprattutto da Susegana al mare, da Nervesa al mare, e alcuni di questi sarebbero invasi da alcuni metri di acqua e fango e materiali inquinanti vari, senza contare che le nostre case, i territori, le strutture pubbliche, le attività produttive sarebbero danneggiati e la nostra economia messa in ginocchio.
Per quanto sembri assurdo, dovremmo augurarci che ci fossero le brentane ogni anno, per far sì che le autorità intervengano in tempi brevi. Inevitabile è pensare che nel periodo della Serenissima Repubblica i governanti e gli ingegneri veneti (sensati) mettevano al primo posto la manutenzione del territorio e dei corsi d’acqua.
Un nostro motto preso a prestito da Leonardo Da Vinci è: “Se hai da trattare delle acque o dei fluidi, consulta prima l’esperienza poi la ragione”.

Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”
Museo del Piave “Vincenzo Colognese”









Tribuna 11 settembre 2011


Risposta all'OGS

Finalmente qualcuno di serio si sta interessando a noi e legge la Tribuna di Treviso e incomincia a dare chiarimenti , ringraziamo l’osservatorio di Trieste ma se pensano di averci tranquillizzato con un comunicato stampa non ci siamo proprio, noi vorremmo vedere un documento sottoscritto dall’O.G.S. che dica chiaramente che l’impianto non provocherà sismicità indotta e di conseguenza non acceleri nel tempo eventi sismici naturali!!!. Vorremmo far notare che il territorio interessato dal deposito è in zona sismica, e non credo sia stato il Comitato Imprenditori Veneti "Piave 2000" ad assegnarli il livello 2 (possibilità di terremoti pari a quello del Friuli) quindi già delicato di suo.
Noi non siamo affatto preoccupati dei 20 anni passati !!!! ma dei prossimi 20 anni !!!!
Se poi incominciamo a mettere insieme tutte le anomalie di quest'opera allora la nostra preoccupazione diventa PAURA.
1) Il tecnico Marcellini che doveva dissolvere i dubbi si dimette perché la commissione non da nessuna garanzia chiarezza.
2) Il tecnico Mulargia che risulterà decisivo per il parere favorevole della commissione comunale di Susegana (zona sismica 2), invece nella comissione di RIVARA Modena (zona sismica 3) per i stessi nostri motivi dice NO perché il deposito può provocare sismicità indotta.
3) Non vogliono sottoporre il progetto alla commissione di Valutazione Impatto Ambientale che scioglierebbe tutti i dubbi di fattibilità una volta per tutte.
4) Continuano a mantenere l’attenzione sul passaggio del tubo che è una vicenda tra privati ma non da particolari problemi di sicurezza futura sicuramente non crea terremoti.PERCHE’???
5) Stanno creando una rete di rilevazione degli eventi sismici !!! ma se è una zona super sicura???? oppure si aspettano quando l’impianto andrà in funzione eventi sismici ????
Abbiamo elencato solo alcuni dubbi naturalmente ampiamente documentabili da parte nostra e anche se il TAR del Lazio mercoledì 14 settembre ci darà torto noi non ci arrendiamo perché convinti della pericolosità dell’impianto di stoccaggio di Collalto e della preoccupazione crescente della popolazione.
Comitato Imprenditori Veneti "Piave 2000"




Gas a Collalto-Susegana

  
Luglio/Agosto 2011









8 febbraio 2011 - Incontro con il Prefetto di Treviso

Treviso - Susegana (8 febbraio 2011)

Problematiche del territorio e Impianto di Stoccaggio gas metano

Incontro con il sig. Prefetto di Treviso dott. Aldo Adinolfi

Il sig. Prefetto si è dimostrato sensibile e ha recepito le preoccupazioni per quanto potrebbe succedere nel territorio del Comune di Susegana, e in quelli limitrofi, in conseguenza del potenziamento dell’impianto di stoccaggio gas dell’Edison a Collalto di Susegana.
All’incontro erano presenti il signor Diotisalvi Perin, presidente del Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”, il dott. Lodovico Giustiniani della Tenuta Collalto e il signor Cenedese Daniele assistito da un collaboratore dello Studio Legale Barel Malvestio & Associati e da un geologo di fiducia, oltre alla signora Damuzzo Loretta abitante nelle vicinanze della centrale di pompaggio.
La preoccupazione principale rappresentata al Prefetto è stata quella per le conseguenze sismiche indotte dall’ampliamento dell’impianto di stoccaggio e la futura mega condotta che, partendo da Cimadolmo, arriverà all’impianto di pompaggio, passando in una una zona boschiva già compromessa da varie frane nella proprietà della Tenuta Collalto. Preoccupazione che purtroppo permane in quanto gli esperti consultati dall’Amministrazione Comunale di Susegana non sono stati concordi nelle loro relazioni scientifiche, lasciando quindi margine di discrezionalità circa la pericolosità e la vulnerabilità sismica derivante dal potenziamento dell’impianto. Ragione per la quale si richiede un approfondimento dell’indagine da parte degli Enti preposti alla tutela e salvaguardia del territorio.
È stata consegnata al Prefetto tutta la documentazione utile per gli opportuni approfondimenti sia da parte del signor Perin, sia del dott. Giustiniani, sia del signor Cenedese, anche al fine di sollecitare lo svolgimento della valutazione di impatto ambientale.
Nello specifico sul problema sismico, in commissione, prima di iniziare il pompaggio, era stata richiesta l'installazione di una rete di monitoraggio sismico.

Abbiamo chiesto:
1)  A che punto sta?
2) Che i dati registrati siano resi disponibili (i dati integrali naturalmente) in un apposito sito web.
3) Che questi dati non siano sottoposti a proprietà intellettuale o di qualsiasi tipo: in altre parole significa che qualunque esperto possa usarli, senza richiedere alcun permesso e liberamente servirsene per pubblicare lavori scientifici, esattamente come se questi dati li avesse raccolti lui.
Abbiamo ribadito al sig. Prefetto che il territorio in questione è stato censito nel catalogo nazionale dei paesaggi rurali storici italiani e indicato come patrimonio, pubblicato dal “Corriere della Sera” di lunedì 7 febbraio 2011 a pag. 27 dal titolo "Campi, boschi e oliveti. Censiti i 123 paesaggi che vanno salvati" con una carta topografica dell'Italia che indica come 15° luogo simbolo proprio quello di Collalto censito come Veneto - Area 4 - Feudi del Conti Collalto, che comprende i paesi di Susegana, S. Lucia di Piave, Pieve di Soligo, S. Pietro di Feletto. Nel catalogo degli ambienti rurali interviene anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la sua prefazione. Anche per questo ci appelleremo al Presidente della Repubblica per fermare questo scempio.
Quindi sarebbe opportuno sospendere per almeno 10 anni e valutare i movimenti sismici, anche perché se succedesse un terremoto, cosa si potrebbe fare con i serbatoi pieni? Equivale a una popolazione che investe quanti comuni? Ragionevolmente non si potrebbe fare a tempo a sgomberare queste zone e si interverrebbe troppo tardi a tragedia avvenuta, per i pericoli del gas eventualmente inalato e per possibilità di esplosioni, incendi e quant'altro. La tragedia del Vajont dovrebbe insegnare qualcosa.
Il Prefetto ha assicurato il Suo interessamento facendosi tramite per segnalare le problematiche emerse nel corso dell’incontro al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Ministero competente e al Comune di Susegana, rinviando a successivi incontri per approfondimenti.
Alla luce dei recenti sviluppi sarà anche valutata l’opportunità di nuove azioni nelle competenti sedi giudiziali.

Si ringrazia il sig. Prefetto per la disponibilità.




Pericolo frane - gas - Pericolo sismico a Susegana/Treviso

Lodovico Giustiniani
LETTERA APERTA - 1 febbraio 2011
Inviata ai giornali locali


    Egregio Direttore,
Le scrivo per denunciare pubblicamente un pericolo per l’incolumità della cittadinanza ed uno scempio ambientale che sta per divenire realtà, in nome della pubblica utilità!
Mi riferisco al nuovo metanodotto del gas che verrà realizzato da SNAM per Edison Gas, nei comuni di Vazzola, Cimadolmo, Mareno di Piave, Santa Lucia di Piave e Susegana.
Vi sono più ordini di problemi che vorremmo portare all’evidenza di tutti:
•    esiste un progetto alternativo sicuro e dal basso impatto ambientale, un progetto che fa  passare il metanodotto nell’alveo del Piave, tecnicamente approvato anche dal Genio Civile, ma bocciato per un cavillo burocratico;
•    la cecità della delibera autorizzativa del 23 novembre 2010 che non ha tenuto conto dei rischi e della pericolosità dell’opera per il territorio collinare. A seguito di accadimenti franosi verificatesi dal giugno 2010, ancora in corso e, a causa della aumentata piovosità, il profilo idrogeologico del territorio stesso è drasticamente cambiato;
•    l’impatto ambientale del tracciato di questa imponente opera che passando sia in pianura, sia in collina, nei comuni citati, vede lo smembramento del territorio e, per quasi il 50% del suo percorso, della proprietà della Tenuta di Collalto interessando colline, boschi, vigneti, prati pascoli e campi coltivati.

Ricostruiamo i fatti:
•    il 7 giugno 2010, a seguito di una frana importante che ha interessato una zona collinare della Tenuta di Collalto, molto vicino al passaggio del nuovo metanodotto in progetto, è stata inviata ad ottobre  una diffida al Ministero dello Sviluppo, volta a fermare  l’opera del nuovo metanodotto.

    Dall’inizio di novembre la pedemontana trevigiana è interessata da dissesti idrogeologici che sono sotto gli occhi di tutti, e di attualità, denunciati più volte anche da Confagricoltura Treviso e da altre associazioni di agricoltori.

    Il 25 ottobre 2010 SNAM trasmette alla Regione Veneto una perizia geologica per verificare lo stato della frana del 7 giugno. Ciò che lascia basiti è che la perizia viene stilata non sul posto ma basandosi sullo studio delle carte, perché mai alcuna richiesta scritta o verbale è giunta per effettuare un sopralluogo alla frana; nemmeno una telefonata.
    Malgrado ciò, la Regione si affida completamente alla perizia “sulla carta” e valuta positivamente la realizzazione dei tunnel per il metanodotto, approvando  il progetto e la costruzione anche per il tratto che passa a soli 400 metri dalla frana (a 400 METRI, non a 40 KM!)

    A novembre 2010 c’è stata una delle più devastanti precipitazioni che abbiano interessato il Veneto negli ultimi anni.

    Il 14 dicembre  il BUR n. 93 pubblica la deliberazione della Giunta Regionale n. 2798 del 23 novembre 2010 che approva il progetto del metanodotto.


Concludendo:
•    tenendo conto del fatto che, probabilmente, era meno impattante risolvere un cavillo burocratico e deviare il metanodotto nell’alveo del Piave, anziché smembrare per 15 km un territorio sul quale, visti gli eventi verificatisi, pende una spada di Damocle;
•    tenendo conto del fatto che questo territorio è candidato a divenire “Patrimonio dell’Unesco”, proprio  per le sue incredibili unicità paesaggistiche;

•    ci chiediamo come sia possibile che, ad oggi, l’unica voce che si è alzata è la nostra.

    Per quel che vale, continueremo ad alzarla, così come continueremo a chiederci come sia ipotizzabile che, il “pericolo pubblico” che potrebbe derivare da un’opera come il metanodotto in questo nostro  dissestato contesto, possa equivalere alla “pubblica utilità”.

Lodovico Giustiniani
Tenuta di Collalto




Lettera al Sindaco di Susegana (2)



Ponte della Priula, 27 gennaio 2011

Egregio sig.
Gianni Montesel
Sindaco del Comune di Susegana
Piazza Martiri della Libertà -31058 Susegana (TV)


Oggetto: Lettera aperta sulle problematiche del territorio (2)

Nel tardo pomeriggio di venerdì 21 gennaio siamo saliti sui boschi in loc. “Madonna del Buricolat” tra Collalto e Susegana per verificare, in sicurezza, lo stato della grande frana e per renderci conto visivamente della situazione. Mentre tornavamo, abbiamo udito un forte boato con conseguente caduta di massi e materiale vario.
Essendo ormai buio abbiamo deciso che il giorno seguente avremmo sorvolato la zona per vedere cosa fosse successo effettivamente.
Questa è la foto scattata sabato 22 gennaio, sembra di essere in un piccolo canyon. Un evento simile non è mai avvenuto. Alleghiamo un disegno di Dolina, tratto da un sito internet, per far vedere come si potrebbe evolvere la situazione, ingoiando terra e quant’altro. Tenendo conto che i depositi del gas sono a una profondità di poco superiore a 1.000 metri immaginatevi cosa potrebbe succedere!
Pensiamoci, in fondo mille metri non sono un granchè, equivalgono a 10 campi di calcio, una sicurezza maggiore sarebbe se la profondità dei serbatoi naturali fossero a diecimila metri. L’impressionante foto evidenzia una specie di piccolo terremoto, fortunatamente avvenuto in una zona non abitata, che ha ingoiato una notevole quantità di materiale. Qui non si sono fatti scavi e quantaltro per dar posto a vigneti, di questo dobbiamo rendere merito alla famiglia dei Conti Collalto che conserva un patrimonio boschivo ed attività agricole da sempre con produzioni di altissima qualità. Stiamo parlando di un’ampia zona di 6-7 km2, con molti proprietari terrieri e non tutti rispettano le regole vigenti, che confina con il Piave ed arriva alla Strada Provinciale che da Parè di Conegliano sale a Pieve di Soligo, uno straordinario polmone che ci ossigena. Se continuano queste frane, che per il momento interessano zone non abitate, potrebbero, forse, interessare anche la parte di territorio abitato, visto che ci sono altri pendii a strapiombo simili a quello dove si è verificata la gigantesca frana.
Confidiamo che lei sig. Sindaco, da sempre attento a questo problema, vista la drammatica situazione e in via cautelare, se possibile, blocchi per almeno 10 anni i lavori che si stanno facendo, per realizzare nuovi vigneti, per le condotte del gas con altissime pressioni, per i pozzi, ecc., modificando di fatto i colli,
Il sig. Daniele Cenedese, che ha inviato un ricorso al Tar del Lazio sullo stoccaggio del gas a Collalto, ci ha detto che intende, con il nostro appoggio, portare l’istanza al Presidente della Regione Veneto dott. Luca Zaia ed al Prefetto di Treviso dott. Aldo Adinolfi.
Ricordiamo che alcuni anni fa lungo la stradina sottostante sono transitate numerose persone durante una escursione sui “Sentieri della Grande Guerra”, nel percorso c’era una fontana naturale di acqua potabile ora sparita dopo la frana e a qualche centinaio di metri, dentro un canalone, una grotta millenaria che fino a 10 anni fa conservava all’interno delle stupende stalattiti che superavano il metro di lunghezza, poi rubate da ignoti staccandole con mazze e scalpello. Cogliamo l’occasione per auspicare che se qualcuno avesse notizie sulle stalatiti informi i proprietari e le autorità competenti.
In attesa di un suo riscontro, anche alla lettera protocollata il 30.12.2010,
distintamente saluto.
                                                                                          Diotisalvi Perin




Articolo tratto da





Pericolo frane - Pericolo gas - Pericolo sismico a Susegana/Treviso




Con i documenti allegati, approvati dalle Autorità preposte, viene decretato che il nostro stupendo territorio, quello dei cinque Comuni confinanti e forse non solo, sia soggetto a servitù inaudita. Un territorio con problematiche di frane, sprofondamento di zone collinari, eventuale pericolo di fuoriuscita di gas o esplosioni a causa delle altissime pressioni di pompaggio. Un territorio dove la cittadinanza vuole vivere in sicurezza e non vuole questo impianto.





Treviso - Frane in Comune di Susegana

A causa dello sprofondamento del terreno sottostante
si allarga il fronte della frana

Comunicato stampa (24 gennaio 2011)
Nel tardo pomeriggio di venerdì 21 gennaio siamo saliti sui boschi in loc. “Madonna del Buricolat” tra Collalto e Susegana per verificare, in sicurezza, lo stato della grande frana e per renderci conto visivamente della situazione. Mentre tornavamo, abbiamo udito un forte boato con conseguente caduta di massi e materiale vario. Essendo ormai buio abbiamo deciso che il giorno seguente avremmo sorvolato la zona per vedere cosa fosse successo effettivamente. Questa è la foto scattata sabato 22 gennaio, sembra di essere in un piccolo canyon. Un evento simile non è mai avvenuto. Alleghiamo un disegno di Dolina, tratto da un sito internet, per far vedere come si potrebbe evolvere la situazione, ingoiando terra e quant’altro. Tenendo conto che i depositi del gas sono a una profondità di poco superiore a 1.000 metri immaginatevi cosa potrebbe succedere! Pensiamioci, in fondo mille metri non sono un gran che, equivalgono a 10 campi di calcio, una sicurezza maggiore sarebbe se la profondità dei serbatoi naturali fossero a diecimila metri. L’impressionante foto evidenzia una specie di piccolo terremoto fortunatamente avvenuto in una zona non abitata. Che ha ingoiato una notevole quantità di materiale. Qui non si sono fatti scavi e quantaltro per dar posto a vigneti, di questo dobbiamo rendere merito alla famiglia dei Conti Collalto che conserva un patrimonio boschivo ed attività agricole da sempre con produzioni di altissima qualità. Stiamo parlando di un’ampia zona di 6-7 km2. che ha centinaia di proprietari terrieri e non tutti rispettano le regole vigenti, che confina con il Piave ed arriva alla Strada Provinciale che da Parè di Conegliano sale a Pieve di Soligo, uno straordinario polmone che ci ossigena. Se continuano queste frane, che per il momento interessano zone non abitate, potrebbero, forse, interessare anche la parte di territorio abitato visto che ci sono altri pendii a strapiombo simili a quello dove si è verificata la gigantesca frana. Confidiamo che il Sindaco, vista la drammatica situazione, in via cautelare, se possibile, blocchi per almeno 10 anni i lavori che si stanno facendo, modificando di fatto i colli, per realizzare nuovi vigneti, per le condotte del gas con alte pressioni, per i pozzi, ecc. Il sig. Daniele Cenedese, che ha inviato un ricorso al Tar del Lazio sullo stoccaggio del gas a Collalto, ci ha detto che intende, con il nostro appoggio, portare l’istanza al Presidente della Regione Veneto dott. Luca Zaia ed al Prefetto di Treviso dott. Aldo Adinolfi. Ricordiamo che alcuni anni fa lungo la stradina sottostante sono transitate numerose persone durante una escursione sui “Sentieri della Grande Guerra”, nel percorso c’era una fontana naturale di acqua potabile ora sparita dopo la frana e a qualche centinaio di metri, dentro un canalone, una grotta millenaria che fino a 10 anni fa conservava all’interno delle stupende stalattiti che superavano il metro di lunghezza, poi rubate da ignoti staccandole con mazze e scalpello. Cogliamo l’occasione per auspicare che se qualcuno avesse notizie sulle stalatiti informi i proprietari e le autorità competenti.
Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”
Museo del Piave “Vincenzo Colognese”







Dolina






Ricorso al Tar del Lazio - Stoccaggio gas a Collalto

Documentazione relativa al ricorso di Daniele Cenedese
contro il potenziamento del deposito di gas naturale in Comune di Susegana

- Sintesi -

Nota riguardante il verbale n. 3 della Commissione Comunale impianto stoccaggio gas Collalto (seduta del 12 settembre 2007)

- Egregio Sig. Sindaco G. Montesel
- Membri della Commissione Stoccaggio Collalto

Le affermazioni conclusive del mio intervento riportato a fine verbale, potrebbero dare adito a fraintendimenti, chiarisco pertanto il senso delle mie parole. La frase “ora il consiglio comunale può decidere” può essere interpretata sia come: Marcellini sottintende che il consiglio comunale può dare parere favorevole oppure l’esatto contrario.
Niente di tutto questo, ciò che io intendevo dire è: abbiamo oramai raccolto elementi sufficienti per esprimere un parere.
Comincio con il dire che, anche se la commissione è “mista”, cioè fatta da politici e esperti, i compiti primari rimangono pur sempre diversi. Agli esperti spetta mettere in luce tutti gli elementi che permettano ai politici di compiere la scelta migliore.
Credo che gli esperti abbiano fatto quanto di loro competenza. Dopo i trionfalistici esordi della prima riunione da parte Edison, è emerso che il rischio sismico non era stato valutato con la necessaria accuratezza scientifica.
(...)

Arrivo al nocciolo: il rischio sismico elevato è stato evidenziato, a questo punto i responsabili politici (vedi il mio rimando al Consiglio Comunale) possono decidere di assumersi questo rischio perché la contropartita viene giudicata congrua o per altre motivazioni.
Per quanto mi riguarda non faccio parte di chi deve decidere, tuttavia poiché da tempo mi occupo di problemi di rischio sismico e ho pure una certa reputazione internazionale da difendere devo dire che non ho ritenuto sufficienti gli argomenti addotti a supporto di un parere favorevole, anzi francamente non solo non sono di parere favorevole all’aumento delle capacità dell’impianto, ma addirittura alla presenza stessa dell’impianto di stoccaggio. Anche se chiaramente so che il mio è solo un parere e non è decisivo, ho lungamente riflettuto. Non solo, constatato che la tematica della sismicità indotta è tuttora argomento molto dibattuto in campo scientifico (nel senso che dobbiamo ammettere di saperne poi: è già difficile valutare i terremoti di origine naturale, come ha sostenuto il Prof. Mulargia) mi sono rivolto a uno dei massimi esperti internazionali: il Prof. P. Segall della Stanford University (CA).
(...)

Cordiali saluti
Prof. Alberto Marcellini
(...)

Il testo completo (di 4 facciate) sarà pubblicato in futuro.



- Sintesi -

Milano, 28 gennaio 2008

Raccomandata A.R.

Al Signor Sindaco del Comune di Susegana

p.c.:

- Ai membri della Commissione comunale impianto stoccaggio gas Collalto

Matteo Bardin

Gianni De Stefani

Giovanni Favaro

Vincenzo Picotti

Carlo Alberto Masoli

Maria Angela Rizzi

Al Responsabile dell’Area Lavori Pubblici
Francesco De Leo
Comune di Susegana

Oggetto: dimissioni da membro della Commissione Comunale impianto stoccaggio gas Collalto

Egregio Signor Sindaco e Colleghi membri della Commissione comunale impianto stoccaggio gas Collalto,
    come già ho sostenuto nell’ultima riunione a cui ho partecipato e ribadito nella mia ultima mail ritengo che la Commissione abbia esaurito il suo compito, nel senso che oramai ci troviamo di fronte a opinioni cristallizzate. Debbo dire che sin dall’inizio dei lavori la mia impressione non è stata quella di trovarmi in un consesso che operasse all’unisono per valutare nel modo migliore la sicurezza del deposito, obiettivo ufficiale della Commissione. Ho avuto piuttosto l’impressione di trovarmi di fronte a due posizioni precostituite: i favorevoli e i contrari all’ampliamento. Insomma più che all’approfondimento delle indagini vi era l’interesse di ricevere supporto alla propria precostituita tesi.
    Non è l’humus migliore per far lavorare gli esperti, ho tuttavia ritenuto che con qualche sforzo si potessero comunque fare passi avanti sul tema del miglioramento della sicurezza. In effetti qualcosa si è fatto. Un esempio è stato il monitoraggio sismico con uno studio di fattibilità affidato a un prestigioso istituto di ricerca. Positivo che tutta la commissione fosse d’accordo e che la stessa Edison avesse fatto propria la proposta.
    Dal mio punto di vista l’installazione di una rete sismica dedicata è una condizione necessaria ma non sufficiente.
    Servono alcune precisazioni.

Sismicità indotta (...)

Rilevanza della sismicità indotta (...)

Pericolosità naturale (...)

Rischi da pericolosità naturale (...)

(...)

Cordiali saluti
Prof. Alberto Marcellini


Il testo completo (di 3 facciate) sarà pubblicato in futuro.

In allegato:





Articolo tratto dal Corriere della Sera - Redazione di Modena

Siamo venuti a conoscenza, tramite un articolo pubblicato nel sito del Corriere della Sera a firma di Giuseppe Sarcina
del 3 febbraio 2010, che a Finale Emilia, in provincia di Modena, c’è una situazione simile a quella da noi denunciata.
Da quanto leggiamo nell’articolo, tutti i cittadini e gli Amministratori dei Comuni interessati sono insorti
contro quel deposito considerato pericoloso.

Da noi invece, sembrerà assurdo, tutto tace!
Rigraziamo il dott. Giuseppe Sarcina per averci autorizzato alla pubblicazione del suo articolo
nel sito www.collaltograndeguerra.it.

         3 febbraio 2010 - Finale Emilia (Modena)





G.B. Damiano - Rocchetta Tanaro (AT)

Documentazione dal Piemonte

Il 10 dicembre 2010 abbiamo ricevuto una busta con un’importantissima documentazione speditaci dal Sig. G.B. Damiano, un amico piemontese che ringraziamo di cuore, facendoci fare un salto indietro di 16 anni.
Ricordiamo che nel 1995 siamo stati in Piemonte a portare solidarietà alle popolazioni alluvionate assieme all’Ing. Alfredo Dal Secco, un luminare, che da sempre si è battuto per la salvaguardia del territorio tanto che le tabelle tecniche da lui redatte sono consultate dagli addetti del settore. Ad Alessandria ci intervistò Giuseppe Pietrobelli, giornalista de “Il Gazzettino”.       
In questi ultimi mesi il territorio del Nord Italia è stato teatro ancora una volta di diversi disastri ambientali, danneggiando terre a noi care, per effetto delle perturbazioni climatiche e per la scarsa salvaguardia del territorio.
Nella pubblicazione del libro “Considerazioni sulle piene del Piave - 1995”, da pag. 85 a pag. 106, abbiamo pubblicato la triste vicenda piemontese che ci accomuna per i gravi danni causati dall’esondazione del Fiume Tanaro.
Questo libro storico e di denuncia è stato distribuito gratuitamente a tutte le Biblioteche dei Comuni rivieraschi delle province di Belluno, Treviso e Venezia.
Diotisalvi Perin
Presidente
Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”




Lettera di accompagnamento

Giovanni Battista Damiano
Via Roma, 37/A - 14030 Rocchetta Tanaro AT


Rocchetta Tanaro, lì 10 dicembre 2010
Egr. Sig.Stim.mo
Diotisalvi Perin
C.P. n. 1
Ponte della Priula TV
Raccomandata a.r.

Oggetto: Trasmissione documentazione relativa al Fiume Tanaro e Fiume Piave

Come promessoLe telefonicamente il pomeriggio di lunedì 22 novembre u.s. pregiomi trasmetterLe fotocopia del mio scritto riguardante il Bacino Imbrifero del nostro caro amico-nemico Fiume Tanaro.
Mi premuro altresì di allegarle fotocopie della Prefazione del Prof. Ing. Giulio Supino e della Relazione sul Bacino del Piave, del Prof. Ing. Augusto Ghetti, tratte dal Vol. Secondo - Parte Prima degli Atti della Commissione Interministeriale (Lavori Pubblici, Agricoltura e Foreste) per lo Studio della Sistemazione Idraulica e della Difesa del Suolo, istituita dal Governo Italiano dopo le disastrose alluvioni a Venezia e Firenze del Novembre 1966, presieduta dal compianto illustre Prof. Dott. Ing. Giulio De Marchi, denominata brevemente Commissione De Marchi, pubblicati nell’anno 1974.
A pag. 194 - Fig. 6 sono rappresentati in Corografia i 6 + 1 serbatoi di piena proposti, per un invaso complessivo di 368.500.000 mc. d’acqua, che, se realizzati, passati già quarant’anni, sono fermamente convinto, dovrebbero contribuire validamente a laminare le eccezionali portate di piena per facilitare un’accettabile stato di sicurezza alle popolazioni presenti negli insediamenti urbani e alle attività produttive a valle di Nervesa della Battaglia fino alla foce del Fiume Piave.
Ho avuto conferma di tale mio convincimento, sabato 20 Novembre u.s., dal Vice Sindaco del Comune di Solbiate Arno, Provincia di Varese (erano intervenuti validamente in solidarietà da noi a seguito dell’alluvione del 5-6 Novembre 1994, mantenendo cordiali rapporti di amicizia e cooperazione), presente con delegazione comunale all’inaugurazione di un mezzo stradale del nostro Gruppo Comunale della Protezione Civile: avevano dei problemi dal loro Torrente Arno, affluente di sinistra del Fiume Ticino, risolti con la realizzazione di appositi invasi idrici a monte.
Allego infine fotocopia delle pagg. 96 e 99 del volume del Compianto Ing. Alfredo Dal Secco “Considerazioni sulle piene del Piave - 1995”.
Ritenendo che tale documentazione possa venirvi utile per la soluzione dei vostri problemi, se non ne foste già in possesso, porgo i miei più sinceri auguri di ogni bene, di tanta salute, di liete Feste Natalizie e di Capodanno, e per un prospero e sereno Nuovo Anno 2011.
Distinti saluti.
G.B. Damiano

Allego:










Arciduca Otto d'Asburgo

L’addio a Otto d’Asburgo
con le voci dei Sängerknaben

L'arciduca Otto d'Asburgo è morto il 4 luglio 2011 a Pöcking in Baviera. Era il primogenito di Carlo e Zita, l'ultima coppia imperiale dell'Austria-Ungheria


Ufficialmente si continua a considerarlo un evento di famiglia

Ma non c’è dubbio che il funerale di Otto d’Asburgo, primogenito dell’ultimo imperatore d’Austria, sia già diventato un affare di Stato. Non si spiegherebbe altrimenti la complessità di un cerimoniale che durerà fino al 16 luglio e che prevede il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche, gli onori militari, la diretta tv. Tanto che a Vienna si è ritenuto necessario addirittura comunicare in una conferenza stampa i dettagli del programma.
Il feretro è stato trasferito da Pöcking, luogo di residenza di Otto, nella Theatinerkirche di Monaco, dove rimarrà esposto per due giorni e dove l’arcivescovo Reinhard Marx celebrerà domani una messa di suffragio. Martedì 12 luglio avverrà invece il trasferimento in Austria, nel santuario stiriano di Mariazell, dove giungerà contemporaneamente anche il feretro della moglie Regina von Sachsen-Meiningen, deceduta nel febbraio 2010 e provvisoriamente sepolta in Turingia. “Li saluterò come pellegrini nel loro ultimo pellegrinaggio”, ha dichiarato padre Karl Schauer, superiore dei benedettini a Mariazell. Dopo una messa, alle 18.30, le bare saranno vegliate fino alla mezzanotte. La basilica sarà riaperta il giorno dopo, dalle 7. Alle 14.00 il vescovo di Graz Egon Kapellari celebrerà un’altra messa, cui saranno presenti numerosi vescovi della Mitteleuropa e il cardinale di Vienna Christoph Schönborn, “inviato personale” di papa Benedetto XVI. I Wiener Sängerknaben, i “piccoli cantori di Vienna”, dovranno interrompere le loro vacanze estive per accompagnare il rito di Mariazell con la “Deutsche Messe” di Schubert. “La celebrazione non è riservata a un pubblico di invitati – ha precisato padre Schauer – ma chi vuol venire, potrà venire”. Finché troverà posto. Un impianto di amplificazione consentirà di seguire il rito anche all’esterno della basilica. Nella serata dello stesso giorno le salme di Otto e Regina saranno trasferite a Vienna, nella chiesa dei Cappuccini, per essere esposte nella “Kaiserkapelle” ininterrottamente dalle 6 del mattino alle 24. Si arriva così alla giornata clou di questo funerale multiplo, il sabato 16 luglio. Già durante la notte precedente il feretro dell’ultimo erede al trono d’Austria sarà trasferito nel duomo di Santo Stefano (mentre quello di Regina resterà nella chiesa dei Cappuccini), che però sarà chiuso ai fedeli fin dalle 9 del mattino, in previsione all’alto afflusso di persone. Dalle ore 11.00 sarà sbarrata l’intera piazza di Santo Stefano. Il rito funebre avrà inizio alle ore 15.00, concelebrato dal cardinale Schönborn con una sessantina tra vescovi e alti prelati. La Dommusik eseguirà il Requiem di Michael Haydn. Accanto all’altare sarà esposta una reliquia del padre, l’imperatore Carlo I, proclamato beato da papa Giovanni Paolo II. Il tutto sarà trasmesso in diretta dalla tv pubblica austriaca e proiettato anche su due grandi schermi nella piazza. È annunciata la presenza del presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek (Otto d’Asburgo fu eruodeputato per vent’anni, in rappresentanza della Csu bavarese), di alcune teste coronate (il principe del Liechtenstein Hans Adam II, l’arciduca del Lussemburgo, il principe Filippo del Belgio, Felipe di Spagna), esponenti della nobiltà europea, rappresentanti degli ordini cavallereschi, oltre 400 membri della casa d’Asburgo. Anche la Repubblica austriaca renderà omaggio all’ultimo esponente di un impero da molti detestato (basta leggere i commenti a volte irriverenti nei blog dei giornali austriaci), ma anche venerato. Ci sarà il capo dello Stato Heinz Fischer, ci sarà il cancelliere Werner Faymann, ci saranno molti rappresentanti del governo, del parlamento e dei Länder. Dopo la messa il feretro di Otto sarà riportato alla chiesa dei Cappuccini, per essere deposto con quello della moglie nella cripta, dove riposano tutti gli imperatori d’Austria dal 1633 a oggi. La bara viaggerà su un’auto scoperta e attraverserà anche la Heldenplatz, la “piazza degli eroi”, dove un picchetto d’onore dell’esercitò sparerà a salve 21 colpi di cannone. Ultimo omaggio all’ultimo erede al trono d’Austria.


Ricordo di una giornata indimenticabile


Cerimonia a Bressanone, 1 aprile 2006, nell’84° anniversario della scomparsa dell’imperatore Carlo I d’Asburgo,
alla presenza del figlio Arciduca Otto d’Asburgo.
L’invito alla cerimonia ci è pervenuto dal dott. Guido Spada
Comandante del Corpo Forestale dello Stato (provincia di Treviso) e rappresentante della Croce nera Austriaca
e in quella occasione ci fu uno scambio di doni tra Diotisalvi Perin, Presidente del Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”
e dell’Associazione Museo del Piave “Vincenzo Colognese” e Otto d’Asburgo con firma autografa dell’Arciduca
sul libro di Erich Feigl “Mezzaluna e Croce, Marco d’Aviano e la salvezza d’Europa” da noi tradotto.




La sincera amicizia del Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”
e dell’Associazione Museo del Piave
“Vincenzo Colognese”
con l’Arciduca Otto d’Asburgo


La saggezza della Chiesa ha voluto dichiarare Beato l’ultimo Imperatore della Casa d’Austria. La cerimonia ha avuto luogo a Piazza San Pietro il 3 ottobre 2004. Tra i motivi dichiarati ci furono la condotta, la vita esemplare e il concreto amore della pace di Carlo I d’Asburgo.
Qualora siffatte virtù avessero riguardato un uomo qualsiasi, esse sarebbero state più o meno circoscritte alla sua persona. Ma un Imperatore è un uomo pubblico e tutto quanto egli dice e fa riguarda vaste realtà e numerose vicende, come è giusto che sia. Quando si pensa all’Austria nostra confinante “terra mitica più che reale”, come scrisse Paolo Rumiz, bisognerebbe pensare un poco anche all’ultimo Imperatore e al suo impegno per far cessare la Grande Guerra anche a costo di andare contro i propri interessi. Potrebbe sembrare incredibile, come inverosimile apparirebbe qui da noi immaginare un ministro senza scorta e senza seguito. Tale eventualità si verifica invece in Austria. Quando poi si pensa a Vienna, bisognerebbe anche sapere che in quella città è certamente possibile che un genio sia considerato uno stupido, ma non che un cretino sia considerato un genio. Non è cosa da poco. Queste pagine lasceranno delle domande aperte, ma ci ripetono che un valido scrittore deve sempre disturbare, come sostenne il Premio Nobel per la letteratura V. S. Naipaul nel 2001. Con la morte di Otto d’Asburgo finisce purtroppo la dinastia degli Asburgo.
Diotisalvi Perin








Traduzione dell’articolo del 2 aprile 2006

ESORDIO DELLA BANDA “IMPERATORE CARLO” DEGNA DELL’IMPERATORE

Bressanone s’inchina al Beato Imperatore Carlo. Otto von Habsburg, insieme al Comandante degli Schützen Paul Bacher e al Maggiore Circondariale, ha partecipato ieri alla funzione commemorativa in onore di suo padre.
Bressanone. “Questa ricorrenza e questa musica sono degne di mio padre e della città di Bressanone”. Otto d’Asburgo ha ringraziato in maniera molto commossa la città di Bressanone per l’84° anniversario della morte dell’Imperatore Carlo.
La messa è stata celebrata nel duomo di Bressanone dal Decano Capitolare Ivo Muser. Hanno concelebrato Josef Gelmi e il Cappellano Regionale degli Schützen Paul Rainer. La banda cittadina di Bressanone, diretta dal Maestro Guenther Klausner, ha suonato per la prima volta la festosa “Musica dell’Imperatore Carlo”. Tale opera era stata commissionata al compositore di Innsbruck Hermann Pallhuber dagli Schützen del circondario di Bressanone e avrebbe dovuto essere suonata due anni fa in occasione della Beatificazione dell’Imperatore Carlo.
Nel suo discorso nella piazza del Duomo, Otto d’Asburgo ha accennato anche alle “gravi difficoltà che ci attendono. Emergono infatti attacchi contro la propria terra, la fede, la tradizione”. Un esempio sarebbe rappresentato dalla Costituzione Europea, nella quale manca qualsiasi riferimento a Dio. Hanno partecipato alla festa numerosi ospiti d’onore come i Sindaci Albert Puergstaller (Bressanone) e Arthur Scheidle (Chiusa), l’Europarlamentare Michl Ebner, il Deputato Hans Widmann e i Deputati regionali Walter Baumgartner e Pius Leitner. C’erano inoltre gruppi folcloristici e una rappresentanza giunta dalla Slovenia. Per quest’ultima presenza il figlio dell’Imperatore ha manifestato particolare soddisfazione.


I video della cerimonia a Bressanone dell’1 Aprile 2006 sono visibili nel sito del Museo del Piave (www.museodelpiave.it) e su YouTube.

Altre testimonianze all'interno della casella dedicata all'Arciduca Otto d'Asburgo







Treviso 2011 - Mario Del Monaco

Un Monumento dedicato a MARIO DEL MONACO





Treviso 8 ottobre 2011

Inaugurazione del Monumento dedicato al grande tenore
Mario Del Monaco
Opera della scultrice trevigiana Elena ORTICA,
realizzata dalla Fonderia artistica GUASTINI di Gambellara (VI)



La realizzazione della statua di Mario Del Monaco

La realizzazione della statua di Mario Del Monaco



Sequenza fotografica dell'inaugurazione del Monumento dedicato a Mario Del Monaco
Fotocronaca realizzata per il Comune di Treviso dal fotografo Franco Scaramella

Sequenza fotografica dell'inaugurazione del Monumento
dedicato a Mario Del Monaco

 


Piazza Borsa: Cerimonia di inaugurazione del 
Monumento dedicato al grande tenore Mario Del Monaco

 Prima parte         Seconda parte          Terza parte           Quarta parte







Catapulta in costruzione

Una catapulta medievale presto sulle mura di Collalto

Collalto-Susegana. Una catapulta riproduzione di quelle medioevali troverà posto a Collalto. La sta realizzando l’artista Pietro Stefan su un’idea ed un progetto del Comitato imprenditori Piave 2000 per valorizzare lo storico borgo. Avrà un braccio di otto metri che potrà lanciare pesi sino a 200 chili, un’altezza di 4 metri ed una lunghezza di oltre 2 metri. Due ruote della catapulta saranno realizzate con dei cerchi antichi di ferro che sono venuti alla luce dopo una frana vicino al castello di Colfosco e non si esclude possano appartenere ad una catapulta originale. L’opera, fatta di legno e ferro forgiato, sarà pronta entro fine anno e collocata nei pressi delle mura di Collalto, ma potrà essere trasportabile e utilizzata durante manifestazioni storiche e altri castelli. Al progetto hanno collaborato l’associazione del palio di Castelfranco, Sergio Soldan del Comitato Antica Fiera di Santa Lucia e il gruppo Festeggiamenti di Collalto. (di.b.)




Nel disegno un Trabucco