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MUSEO DEL PIAVE - Vincenzo Colognese

Orario da Marzo a Settembre di apertura al pubblico:
Sabato 15.00 - 18.00   -   Domenica 9.00 - 12.00    15.00 - 18.00

- Visite su prenotazione per gruppi di almeno 10 persone -

Il Museo, allora denominato “Museo della Madonna del Piave” fu fondato alla fine degli Anni ’50 da don Antonio Pavan
(deceduto nel 1985) ed era ubicato all’interno della canonica della chiesa di Caorera
Dopo un periodo di chiusura, nel 2000, fu riaperto nei locali delle ex Scuole Elementari, sede attuale, dopo il restauro
eseguito dal Comune di Vas su interessamento di Vincenzo Colognese (deceduto nel 2004).

Con l’inaugurazione prese il nome di Museo del Piave.



Sotto la presidenza di Diotisalvi Perin viene inaugurato il nuovo salone di circa 300 mq.
dall’Arciduca Georg d’Asburgo
(figlio dell’ Arciduca Otto d’Asburgo e nipote dell’Imperatore Carlo I d’Asburgo)
e per volere del Presidente Perin
è stato modificato il nome del museo in Museo del Piave “Vincenzo Colognese”
a ricordo del suo predecessore.


Presentare questo Museo non è cosa semplice, anche il visitatore più accorto potrebbe, di primo acchito, non comprendere il criterio seguito dall’Ass. Museo del Piave “Vincenzo Colognese” nella scelta degli oggetti esposti.

Infatti, i motivi che hanno dato avvio alla nascita del Museo non bisogna cercarli esclusivamente nella volontà di una ricostruzione storica, ma soprattutto nella voglia di condividere esperienze di vita vissuta, sogni e delusioni, che oltre a segnare i sassi del fiume Piave hanno segnato anche i cuori dei popoli di paesi in guerra e non.

Si potrebbe dire un museo “Fatto col cuore”, dalla gente che ha vissuto realmente quegli anni, ed è questo che speriamo di far sentire a tutti coloro che entreranno a visitarlo: un’emozione, non un’asettica e ordinaria esposizione. I cimeli esposti sono originali, raccolti in tanti anni di appassionata ricerca.

Una delle particolarità della nostra esposizione, infatti, vuole essere quella di un museo “aperto”, in continua crescita, che si sviluppa grazie all’apporto di oggetti e memorie provenienti non solo da chi è stato, direttamente o indirettamente, coinvolto nell’evento, ma da tutti coloro che si sentono vicini a questo frammento di storia, non solo italiana, ma anche e soprattutto europea e mondiale.

Ricordiamo le varie esposizioni molto interessanti che ha il Museo:
• oltre 20 manichini, tutti con uniformi e armi originali, che rappresentano tutti gli eserciti nella Grande Guerra;
• la barca Ponton A.U. recuperata nel Piave;
50 pannelli donatici dagli ungheresi che riprendono, con piantine e foto, la Battaglia sul Piave;
• numerose vetrine con fucili, pistole, cannoni, bombe, mitragliatrici, mortai, armi bianche, ecc.;
• la copia dello Spad XIII, l'aereo di Francesco Baracca, esposto all'aeroporto "Marco Polo" di Venezia fino ai primi mesi del 2018;
5 postazioni multimediali di cui 3 fisse e 2 con i simulacri dello Spad XIII e del Fokker DR1.
• Il trattore Mogul (fornito dalla collezione Presidente Perin), importato dall'America nel 1915 per il traino di cannoni e utilizzato fino al 1918 per l'aratura di Stato.
Sala audiovisiva, dove si può vedere uno straordinario film sugli eventi della Grande Guerra , storia e ambiente.

In esclusiva mondiale documenti, libri e piantine originali, dell'attacco fatto dal giovanissimo Erwin Rommel (denominato "futura volpe del deserto" nella 2ª G.M.) a Longarone (dopo essere partito dall'attacco del Mattaiur/Caporetto) con pochi uomini dotati di mitragliatrici, fece oltre 10.000 prigionieri che erano in ritirata dal Cadore per passare sulla destra Piave.
Questo materiale ci è stato dato dal figlio che è stato anche Sindaco di Stoccarda.

Orari:

da MARZO a SETTEMBRE di apertura al pubblico: Sabato 15.00 - 18.00 - Domenica 9.00 - 12.00 e 15.00 - 18.00
da OTTOBRE a FEBBRAIO il Museo è aperto tutte le domeniche dalle ore 14.30 alle ore 17.30
Ingresso a pagamento   - Visite su prenotazione per gruppi di almeno 10 persone

Il servizio di apertura del Museo è esclusivamente svolto da volontari, ci scusiamo anticipatamente per eventuali imprevisti. La Direzione del Museo del Piave comunica che l'Ingresso/offerta è di 5 Euro e comprende la Litografia storica dello Spad XIII.

Come arrivare:





I N I Z I A T I V E   E D   E V E N T I



A tutti i visitatori del Museo del Piave "Vincenzo Colognese"
verrà donata la litografia qui riprodotta




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ECCIDIO perpetrato sul Piave e sul Monticano
(provenienti dal Collegio Brandolini di Oderzo)


Clicca qui per vedere il filmato


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Cliccando nella casella del menu a sinistra
troverete una casella dedicata a:
Trattori d'epoca - Locomobili a vapore - Vaporiere ecc.


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Per vedere i nostri video,
entrare nel menu a sinistra
nella casella VIDEO e scegliere il filmato

Intervista all'Arciduca Otto d'Asburgo



vedi il FILMATO

 

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Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”
e Museo del Piave “Vincenzo Colognese”

Incontro con Sua Altezza Imperiale Carlo d'Asburgo-Lorena
il 25 aprile 2014, nel giorno di San Marco




Clicca qui per vedere il filmato


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Incontro pubblico sul tema:

La Rete Sismica di Collalto
Mercoledì 28 novembre 2012
organizzato dall’OGS di Trieste e Comune di Susegana


Clicca per vedere il FILMATO: prima parte - seconda parte


Scarica il pdf del PIANO DI EMERGENZA


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La Guerra di Cambrai 1509-1517

Clicca qui per vedere il FILMATO


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Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000” e Museo del Piave “Vincenzo Colognese”

Presentazione del Libro
I Conti di Colfosco
Storia di una curia nella Contea di Ceneda
Relazione dell’autore Tarcisio Zanchetta

SUSEGANA (Treviso) - Sala Consiliare - 28 Settembre 2012


Clicca per vedere il FILMATO: 
prima parte - seconda parte


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Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000” e Museo del Piave “Vincenzo Colognese”
Pordenone 11 aprile 2013
Conferenza stampa di presentazione del film di Renzo Martinelli
11 settembre 1683

che narra le gesta di Padre MARCO D'AVIANO



Clicca qui per vedere il FILMATO


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Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000” e Museo del Piave “Vincenzo Colognese”



Cortometraggio
"Sulle orme della Grande Guerra"

nel 95° anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale

Film di altissimo contenuto storico-culturale, con cui diamo testimonianza che,
grazie all’impegno dell'Imperatore Carlo I d'Asburgo è finita la Prima Guerra Mondiale.
Una guerra assurda voluta dall’Italia contro l’Austria con la dichiarazione di guerra del 23 maggio 1915
e terminata con l’armistizio del 1918. Con la cosiddetta vittoria? poi incominciarono il guai,
grazie alle frenesie di alcuni gerarchi italioti che hanno portato a situazioni come
la Guerra d'Africa e Seconda Guerra Mondiale.
L'Imperatore Carlo I d'Asburgo è stato beatificato da Giovanni Paolo II nel 2004.
Proponiamo, per chi sta a cuore la storia, la cultura, l'ambiente, un film del registra feltrino Marco Recalchi
presentato alla manifestazione di Chioggia di "Ottobre Blu" dal giornalista e scrittore Alessandro Marzo Magno,
film acclamato dalla platea per i contenuti e la visione dell'aereo Spad XIII in volo,
da noi ricostruito, dell'Asso dei cieli maggiore Francesco Baracca.
Si ringrazia il comandante Oscar Nalesso, organizzatore della manifestazione "Ottobre Blu".
Un film voluto dal Museo del Piave "Vincenzo Colognese", per alcuni versi, dicono rivoluzionario,
che fa riflettere non poco sulle vicende della Grande Guerra e sul fiume Piave,
sfruttato all'inverosimile e abbandonato a se stesso.

Film finanziato dal Comune di Vas, Regione del Veneto, Fondazione Cariverona,
Museo del Piave "Vincenzo Colognese".
Direzione artistica: Diotisalvi Perin.
Regia e delegato alla produzione: Marco Recalchi.
Responsabile del progetto: Diotisalvi Perin.
Progetto ideato dal Museo del Piave "Vincenzo Colognese".
Musiche originali di: Gianantonio Alberton.
Produzione esecutiva: Studio Re Mida.
Direttore della fotografia: Nerò.
Testo: prof. Nerio De Carlo.
Speaker: Alessandro Rossi.
Voce femminile: Daniela Cingolani.
Interprete: Letizia Moino.
Riprese: presso lo studio Foto Dalla Giustina.
Post-produzione: Nerò.
Tecnici: Michele Calderolla e Luca Bonello.

Si ringraziano: il comandante Giancarlo Zanardo, tutte le comparse e tutti coloro che hanno collaborato.





Clicca qui per vedere il FILMATO



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Museo del Piave “Vincenzo Colognese”
e
Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”
 

Fotocronaca della partenza

dal Museo del Piave,
dello Spad XIII,
l'aereo dell'Asso degli Assi Magg. Francesco Baracca,
e l'ancoraggio per l'esposizione, fino a gennaio 2018,
presso la sala partenze dell'aeroporto Marco Polo di Venezia
in occasione dell'anniversario della Grande Guerra.

Presso il Museo del Piave, nella sala dove era collocato
lo Spad XIII verrà posto il mitico trattore Mogul,
adibito nel 1915 al traino dei cannoni e fino al 1918 usato per aratura di Stato.



Clicca qui per vedere la fotocronaca


FILMATO delle fasi di smontaggio,
presso il
Museo del Piave, dello Spad XIII,
l'aereo dell'Asso degli Assi Magg. Francesco Baracca,
il viaggio verso l'aeroporto e il rimontaggio
con l'ancoraggio per l'esposizione, fino a gennaio 2018,
presso la sala partenze dell'aeroporto Marco Polo di Venezia
in occasione dell'anniversario della Grande Guerra.


Clicca qui per vedere il FILMATO


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Nel centenario dell'inizio della Grande Guerra 1914-2014



Nel centenario dell'inizio della Grande Guerra 1914-2014
Escursione “Sulle orme della Grande Guerra”
in occasione della Sagra di Sant’Anna di Collalto
Domenica 26 Luglio 2015
Ritrovo dalle ore 7.45 presso località
Mercatelli-Sant’Anna di Collalto
Partenza alle ore 8.00


 
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Direttore Alessandro Biz


(
Per scaricare i pdf del giornale, entrare nel menu a sinistra e cliccare la casella - Periodico Il Piave)







Cippo a Nervesa della Battaglia

Ricostruzione del Cippo sulla strada Panoramica in onore del Comandante A.U. che, alla guida del suo plotone, passò il Piave nel 1918 salendo per Via dei Croderi e in combattimento perse la vita e dove cadde, successivamente, fu eretto un monumento.

Come si può vedere dalle foto la platea di calcestruzzo posta sopra l’entrata dell’osservatorio-bunker con impressa la scritta in onore al Kaiser (era riparata, dall’alta massicciata di roccia, da eventuali granate in arrivo da ovest Nervesa/Spresiano) si è spezzata facilmente con una carica esplosiva (non avendo i tondini di acciaio armati). Sicuramente questo risale al periodo fascista in quanto la "presenza" del solo nome degli Asburgo nel territorio dava adito alle congetture più disparate.
Sarebbe auspicabile, se i proprietari fossero d’accordo, che le parti crollate di calcestruzzo venissero ricompattate ricostruendo come in originale, naturalmente dopo aver ottenuto le autorizzazioni dalle autorità preposte.

Anche a Nervesa della Battaglia, sul Montello, c'era un'opera in pietra scolpita ben visibile con tanto di basamento a strati, con scritto il nome e cognome ecc. di un comandante AU che da Villa Jacur per primo passò in barca il Piave, guidando i suoi soldati sulla salita del Montello in Via dei Croderi e poi negli aspri scontri venne ucciso dagli italiani. Di questo cippo che lo ricordava quale EROE ora resta solo il basamento perché negli anni della Seconda Guerra Mondiale i fascisti lo fecero brillare e la pietra ridotta a pezzettini gettata nei crepacci del Montello. Testimonianza confidataci negli  anni ’90 dal nostro collaboratore m.d.l. luminare turbine alla Franco Tosi Ing. Alfredo Dal Secco. Il proprietario del fondo, al tempo da noi interpellato, diede l'ok a far ricostruire il cippo a nostre spese, ma alla richiesta di autorizzazione il Sindaco del tempo non diede il consenso!
Oggi abbiamo reinterpellato il proprietario del fondo, che ha dato la sua adesione e riconferma la disponibilità per ripristinare l'opera che si trova a lato della Strada Panoramica sul Montello. Opera che sarà realizzata dal Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”.
Grazie di cuore al proprietario del fondo.

È stata inviata al Sindaco la richiesta di Patrocinio per ripristinare il cippo.




98° anniversario della Battaglia del Solstizio

15-23 giugno 1918

98 anni fa sul Fronte austro-ungarico della Linea del Piave fervevano i preparativi per l'assalto all'esercito contrapposto in riva destra del Piave e l'indomani partivano all'attacco, utilizzando l'arsenale di armi e bombe custodite nei bunker, trincee e caverne realizzate dall'ingegneria militare austro-ungarica nelle colline tra Colfosco, Sant'Anna, Collalto, Susegana.
Nei giorni scorsi abbiamo visitato, per studi, varie postazioni nelle prime e seconde linee del Fronte, principalmente a Villa Jacur, Sant'Anna dove gli austro-ungarici degli Honvéd (soldati ungheresi) per un anno dominavano il Piave e con le postazioni sul Colle della Tombola, tramite l'osservatorio scavato nella roccia, avevano un'ampia visione dei movimenti sulle varie strade collegate alla Pontebbana verso Spresiano, Arcade e Nervesa, ecc.
Sull'osservatorio del Colle della Tombola, a Colfosco, era stata fatta una scritta impressa nel getto di calcestruzzo che rinforzava la volta dell'entrata, la quale inneggiava in onore a Sua Altezza Imperatore Carlo d'Asburgo. La volta in calcestruzzo, in tempi successivi della fine della Guerra, è stata minata e fatta saltare spezzando il manufatto in due pezzi, una parte è rimasta al suo posto e l'altra metà con le colonne sono crollate pesantemente a terra (la foto è un nostro montaggio che ricompone, in parte, come era il getto di calcestruzzo con la scritta nel 1918).



Nelle foto in primo piano i due ricercatori che hanno riportato alla luce l'ospedale austro-ungarico a Villa Jacur che sono stati onorati a ricevere la croce nera austriaca (su segnalazione del comandante del Corpo Forestale dello Stato di Treviso e Venezia dott. Guido Spada, nonché rappresentante della Croce Nera austriaca), vedasi la spilla puntata sulla camicia allo scultore Pietro Stefan nonché Diotisalvi Perin mentre lo scultore e ricercatore prof. Alberto Burbello è stato onorato della Croce Nera austriaca per le sue pubblicazioni e ricerche storiche della Grande Guerra su vari fronti ed ora con la nostra collaborazione, auspichiamo pubblichi un nuovo libro elencando bunker, trincee, postazioni belliche sul fronte Piave con delle foto, seguendo il nostro primo volume del Fronte Dimenticato, mettendo in primo piano le scritte e indicazioni poste su queste opere di ingegneria militare. Purtroppo manca il terzo onorato Angelo Pisu, recentemente scomparso. La Croce Nera è stata consegnata ai tre ricercatori nella sede degli Alpini vicino al Ponte di Bassano da un parlamentare del Governo Austriaco.

Si sa, la storia da quando mondo è mondo la scrive chi vince. È una regola confermata per l'ennesima volta anche in questi giorni allorquando dai rovi e sterpaglie che ricoprono in alcune zone i colli dei contrafforti tra Colfosco, Col della Tombola, Mina, Villa Jacur, Sant'Anna, Collalto, Col di Guardia, sotto la guida di Perin Diotisalvi Presidente del Museo del Piave "Vincenzo Colognese" e Comitato Imprenditori Veneti "Piave 2000", assieme ad alcuni volontari continuano le ricerche riportando alla luce il Fronte "perduto" in un territorio dove i proprietari hanno salvaguardato l'ambiente come un tempo, principalmente la famiglia Collalto ed altri privati cittadini.
Trattasi di una serie di opere di ingegneria militare trincee, bunker, caverne con deposito di esplosivi, cannoni, barche d'assalto, ecc. che i comandanti dell'Imperial Regio Esercito Austro-Ungarico avevano predisposto dirimpetto al Piave e Montello in vista dell'ultimo disperato balzo d'assalto programmato per il giugno del '18.
Le cose come sappiamo andarono diversamente e tutta questa grande area, occupata e fortificata dal nemico giuntovi in forze sull'onda di Caporetto dopo la vittoria italiana, passò quasi nel dimenticatoio, e a maggior ragione davanti al fiume Piave e ad un Montello simbolo del sacrificio e della riscossa nazionalistica.
Dal Montello guarda a Villa Jacur, all'epoca "cementata" nelle sue viscere lungo un ruio col nome del "Buso dei Trevisi", l'imponente mole dell'Ossario-Sacrario di Nervesa della Battaglia a ricordare il tragico bagno di sangue di quel lontano giugno 1918 e il dopo, ma altrettanto ci fanno pensare bunker, caverne, trincee, buche e postazioni di mitraglia dissepolti fin dagli anni '90 da Perin e amici.
Questo Fronte, ritrovato con le sue opere incavernate entro profonde gole e che hanno resistito all'assalto demolitore della vegetazione e all'ingiuria del tempo, ci conduce a quel periodo, ma decisamente dall'"altra parte". Ci sollecita di conoscere mezzi e strategie che non bastarono al nemico di ieri nonostante con tanti scavi e trinceramenti.
Insomma qui al Col di Guardia, al Col della Tombola, qui al Piave se gli austro-ungarici avessero potuto scavalcare definitivamente il fiume e il Montello, in questa che fu la Battaglia detta "Battaglia del Solstizio", l'Europa di oggi sarebbe tutt'altro. Ma la storia non è fatta di "se", pur tuttavia esige di far capire i fatti nella sua interezza. Cosa sia mancato agli austro-ungarici per coronare il loro sogno, si è scritto con fiumi di inchiostro, ma pochissimo per mano loro. È per questo, cioè per conoscere meglio dettagliatamente il punto di vista degli ex nemici, che Perin e amici hanno interpellato le autorità militari del museo "Museo di storia dell'esercito" di Vienna e Budapest (con quest'ultimo stringendo un patto di gemellaggio), con Vienna in buona amicizia e fratellanza per la consegna nel 1997 davanti all'ingresso del Heeresgeschichtliches Museum im Arsenal di una barca d'assalto riaffiorata dalle ghiaie del Piave nel 1993, guarda caso proprio davanti a questo fronte "scordato".
Il Direttore del Museo Viennese nel suo discorso di ringraziamento per aver ricevuto il cimelio disse che nel Museo non possedeva un tesoro più grande di questo relitto, in quanto di centinaia e centinaia di barche d'assalto e pontoni erano andati tutti distrutti nelle varie battaglie.
La Battaglia del Solstizio "15-23 giugno 1918" che cambiò la geopolitica dell'Europa, ma che ancora traballa.

Ci fa memoria dalla parte dei vinti Lajos Zilahy, che lì c'era e per giunta nei momenti più topici "un minuto prima delle tre tuonò una cannonata solitaria.
Pochi secondi dopo improvvisamente - scrive Zilahy ne "Il disertore" -, come se tutta la volta celeste rovinasse con un fragore spaventoso, l'oscurità s'empì delle furiose fiamme gialle vomitate da 616 bocche di fuoco. Le nuvole di fumo del fuoco d'artiglieria coprirono ben presto il Montello - continua l'ungherese -, e si calarono anche sulla valle del Piave.
L'artiglieria nemica che nelle prime ore di quell'assalto improvviso aveva taciuto come ammutolita cominciò ad un tratto a entrare operativamente con tutta la sua energia".
Questa vissuta testimonianza diretta, in quel tratto di fronte del Piave ora parzialmente "rubato" tra rovi, piante e sterpaglie, ma quel che più conta è stato restituito alla storia. In quei pochi chilometri l'Impero Austro-Ungarico si giocò tutto e, come si diceva, in questi pochi chilometri scaturì un'Europa diversa.

La scritta fatta sopra la volta dell'entrata dell'osservatorio inneggia al comandante supremo Sua Altezza l'Imperatore Carlo d'Asburgo e Lorena. Naturalmente nell'aver fatto brillare da italiani con esplosivo la volta, dai pezzi che si sono staccati si sono perse parte delle parole e dei numeri ma resta indelebile, da quanto rimasto, che traducendo c'è scritto "per l'imperatore Carlo per la Patria 1918". È risaputo che in Comune di Susegana c'era il comando austro-ungarico del generale Ludwig Goiginger sul Colle di Guardia a Collalto e al Castello di S. Salvatore l'arciduca Eugenio.
Ora le nostre ricerche a Vienna tramite la famiglia di Sua Altezza Imperiale Carlo d'Asburgo e Lorena, nipote dell'imperatore Carlo, il quale mi ha onorato a far parte dei cavalieri di S. Giorgio di Vienna, stiamo portando avanti ricerche nello scoprire documenti se l'imperatore Carlo sia stato invitato sul fronte Piave, non escludendo la possibilità di una sua fugace visita al Castello di S. Salvatore dove a circa una ventina di metri sotto il castello si era insediato il comando, sotto ampi bunker e gallerie, che in questa occasione di passare in rassegna l'esercito e visitando il Fronte con bunker, osservatori, ecc. avesse visto la scritta a lui dedicata.
Sarebbe auspicabile che le parti crollate di calcestruzzo venissero ricompattate ricostruendo come in originale, naturalmente dopo aver ottenuto le autorizzazioni dalle autorità preposte.






Ponte della Priula

7 Dicembre 2015

Spett.le
Azienda Nazionale Autonoma delle Strade A.N.A.S. (SPA) - Venezia

e p.c.

dott. Luca Zaia -
Presidente della Regione del Veneto - Venezia
dott. Fabio Vettori - Sindaco del Comune di Nervesa della Battaglia (TV)


Oggetto: Ponte sul Piave sulla SS. 13 Pontebbana a Ponte della Priula

In riferimento al comunicato stampa di questi giorni, che danno la notizia che nei prossimi mesi partiranno finalmente le opere di consolidamento di restauro del ponte sul Piave.
A voi un plauso e a ringraziare per la collaborazione, ricordando i tanti esposti e proteste, iniziate oltre vent'anni fa, denunce riportate nel nostro libro "Considerazioni sulle piene del Piave - 1995", con nostro proposte, finalmente siamo arrivati al traguardo grazie al Comitato Imprenditori Veneti "Piave 2000" che presiedo e i tecnici ing. Alfredo Dal Secco (nervesano che con i maestri del lavoro di Legnano gli abbiamo dedicato un monumento sull'argine del Piave a Nervesa) e ing. Franco Panto, fatti presso il Vostro Ente Statale e Prefettura di Treviso fin dal 1994 con il Prefetto Torda, Spadaccini poi Pisani che hanno portato la Vostra risposta nell'allegarci nel 1996 un preventivo e descrizione dei lavori necessari per il consolidamento e restauro pari a Lire 13.500.000.000 più spese Iva, ecc. Documenti pubblicati nel nostro libro "Storia del Ponte della Priula". E anche convegni a Ponte della Priula il 27 novembre 1998 poi negli anni 2000 nell'aula consigliare di Susegana e a Saletto nel Palazzetto Polifunzionale del Comune dove ha partecipato la Vostra autorità insieme ai responsabili del genio civile, ecc. In questa sede l'ing. Panto ha esposto alcune piantine e rilevamenti del ponte storico ed altre con proposte per il rifacimento del piano stradale, con tecniche innovative a riguardo dello stesso, con percorsi laterali pedonali e ciclabili e naturalmente della rettifica del letto del fiume, come era sempre stato nella storia. Mentre attualmente risulta inghiaiato, per circa la metà, di alcuni metri in altezza in riva sinistra e in riva destra risulta sprofondato dalla continua erosione del passaggio dell'acqua.
Una volta che saranno rinforzate le pile con i micropali dovrà essere rettificato il piano di scorrimento dell'acqua, come è stato fatto sotto il ponte ferroviario, in questo modo l'acqua, espandendosi sui circa 500 metri di larghezza, diminuirà la velocità.
Il Vostro Ente deve protestare con la Regione Veneto per far tagliare tutte le piante infestanti nel letto del Piave, a monte fino a Belluno, sia nel Piave che negli affluenti pericolosi come il fiume Cordevole, dove migliaia di piante (per lo più pioppi) misurano altezze di 20-30 e oltre metri, estirpate facilmente da una piena storica andrebbero a pararsi sulle pile di questo ponte od altri creando l'effetto diga, con conseguenti problematiche di scardinamento degli argini, ecc.
Ci sta a cuore la storia, per cui vorremmo recuperare i pali di legno del vecchio ponte che si trova a pochi metri a monte dell'attuale e chiediamo la Vostra collaborazione per il recupero, a favore del Museo della Storia e della Cultura Veneta in fase progettuale vicino alle rive del fiume Soligo. Praticamente come inizieranno i lavori a monte delle pile, sotto uno o due metri dalle sabbie, spunteranno le vecchie palificazioni, i cui pali erano stati conficcati nel letto del Piave a partire dai primi anni del 1800. Di questo ponte si possono vedere ancora dei pezzi nelle fotografie aeree austro-ungariche. Già ne abbiamo alcuni recuperati anche nel primo ponte ferroviario in legno del 1855 fatto dagli austriaci.
AugurandoVi buon lavoro, facendo attenzione con una appropriata bonifica degli ordigni bellici della Prima e Seconda Guerra Mondiale.
A completamento dei lavori chiediamo di darci la possibilità di posizionare sul ponte, su Vostra indicazione, una targa in ricordo del Maestro del Lavoro Medaglia d'oro concessa dal Presidente della Repubblica per le sue capacità ingegneristiche e culturali presso la Franco Tosi e musei in Lombardia.

    Distinti saluti.






Gas a Collalto

Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000”
in collaborazione con il
Museo del Piave “Vincenzo Colognese”


13 Ottobre 2015

Urgente

Spett.le

dott. Luca Zaia Presidente della Regione del Veneto

e p.c.
Andrea Zanoni - Consigliere Regione Veneto
Simone Scarabel - Consigliere Regione Veneto
Gruppi Consiliari Regione Veneto

Oggetto:     Rischi sismici legati all'attività di stoccaggio del gas metano
              nell'impianto di Collalto e paesi limitrofi


Siamo molto preoccupati per le vibrazioni del terreno, date a causa del notevole pompaggio di gas metano proveniente dall'estero e iniettato nel sottosuolo sotto i nostri territori; vogliamo anche ricordare le varie scosse sismiche verificatesi nel nostro territorio e zone limitrofe negli ultimi anni, solo per dire che siamo in un territorio con problemi sismici, territorio delicato, dove si incontrano faglie sismiche con pericolo grado 2.
Innanzitutto ci sono delle famiglie che dal rumore a basse frequenze, date dai giganteschi compressori installati nella centrale di pompaggio, loc. Sant'Anna di Susegana, dalla quale partono chilometri di tubazioni che portano ai numerosi pozzi seminascosti nelle colline che a raggiera iniettano nel sottosuolo il gas metano, passano notti insonni.
Da Conegliano ai colli Vittoriesi, Felettani, Suseganesi, del Montello, Asolani, Quartier del Piave ci sono migliaia di abitazioni che non sono antisismiche, pertanto si prega di attivarsi per dare ai cittadini agevolazioni per nuovi progetti nel rendere antisismiche queste abitazioni e opifici lavorativi e sociali.
Il prof. Alberto Marcellini esperto di sismicità ed altri esperti internazionali riferivano che questo impianto con pompaggio ad altissime pressioni potrebbe generare terremoti indotti, quindi Vi sollecitiamo a una presa di posizione nel valutare tutte le procedure di autorizzazione e controllare se ci siano state delle anomalie o escamotage per quanto fatto.
Noi ci battiamo per la sicurezza dei cittadini; i due ricorsi al TAR, arrivando a un passo dalla chiusura senonché i giudici romani presero poi posizioni diverse in quanto l'impianto è da considerarsi di interesse nazionale, e la copiosa documentazione, inserita anche per rendere pubblica la cosa, la trovate nel sito del Museo del Piave  www.museodelpiave.it.
Tale documentazione è stata utile anche all'ex europarlamentare Andrea Zanoni che ha avuto ragione nella sua interrogazione al Parlamento Europeo, ora molto attivo nel Governo Regionale.
Da qualche tempo anche il Movimento 5 Stelle, con il consigliere Simone Scarabel, ci ha contattato per sapere della questione stoccaggio, per presentare un'interrogazione e, con sorpresa, successivamente, ci riferiscono che in un colloquio la questione avrebbe dei punti interrogativi.
Prego sig. Presidente a Lei e a tutta la Giunta di maggioranza e opposizione di prodigarVi perché tutte le famiglie possano riposare e l'intero impianto sia sottoposto a una verifica della normativa VIA-VAS europea e normativa Seveso III e tutti noi cittadini ci sentiremo più sicuri.
In attesa di gentile risposta. Ringraziamo.





Refrontolo 15 ottobre 2015





Collalto-Susegana

Escursione sulle Orme della Grande Guerra
In occasione della Sagra di Sant’Anna di Collalto

Programma:
Ritrovo: loc. Mercatelli-Sant’Anna di Collalto - Ore 8.00
Siamo sul Fronte delle prime Linee Austro-Ungariche. Abbiamo l’onore di avere come ospite Zeljko Cimpric attuale Vice Direttore, nonché fondatore del prestigioso Kobariški muzej di Kobarid/Caporetto e delle Vie della Pace, uno dei più grandi ricercatori storici mondiali della Grande Guerra. Era presente nel 2008 all’inaugurazione dei Sentieri della Pace sulla linea del Piave, firmando le 6 targhe che indicano i percorsi da Sant'Anna lungo l'argine del Soligo e il Piave fino a Ponte della Priula (patrocinati da Regione e Provincia, tra i presenti il vice presidente provinciale rag. Floriano Zambon che ha sottoscritto il documento), per estenderli fino al mare sui due argini del Piave ed arrivando a monte fino al Monte Grappa, come da nostre proposte alle istituzioni regioni e provinciali.
L'escursione inizia salendo e passando nel tunnel del sottoponte del Ruio (costruito al tempo del lombardo-veneto) dalla Strada Provinciale e strada ferrata “Decauville” che collegava Ponte della Priula a Pieve di Soligo (zona dove sostarono migliaia e migliaia di soldati accampati con tende e riparati in trincee e bunker). Si prosegue verso Villa Guizza (panorama del Piave e Montello) dove era insediato un comando Austro-Ungarico con visita al rifugio sottostante, al grande osservatorio scavato nella roccia e trincee. Visita al capitello della Beata Giuliana e Santa Lucia, e si scende in zona 4 Strade tra i bunker e le trincee, spostandoci sulle postazioni di cannoni al Colle di Villa Jacur, visitando, lungo la Provinciale, il bassorilievo dello scultore Pietro Stefan che ricorda il massacro di cinque bambini che giocavano nel cortile e il ferimento di Pasqua, colpiti da una granata sparata dagli italiani dal Montello. Si sale il Ruio per visita all'ospedale Austro-Ungarico, una grande caverna adibita anche al ricovero di pellegrini ed eremiti fin dai tempi antichi. Recentemente hanno rubato un bossolo di granata posto sotto il crocifisso. Stefan ha rimesso un bossolo recuperato nel Piave. Presso la caverna sarà deposta una corona d'alloro e scoperta una targa (in 3 lingue) a ricordo di tutti i Caduti della Grande Guerra. Alla cerimonia interverranno i ricercatori Guido Spada e Angelo Pisu. In questo luogo sacro martoriato dal 1917 al 1918, sono morti moltissimi soldati, dopo giorni di agonia, a causa delle profonde lacerazioni provocate dalle esplosioni di bombe ecc. e purtroppo sottoposti a cure improvvisate e di scarsa efficacia.
Ci sarà un momento di preghiera e di riflessione al momento della deposizione della corona d’alloro e lo scoprimento della targa in memoria di tutti i soldati che hanno sacrificato la loro vita per un mondo migliore, in lingua slovena: “V spomin vsem tistim, ki so dali Zivljenje, da bi svet postal boljSi”, in lingua tedesca: "Zum Gedenken an alle Soldaten, die ihr Leben fuer eine bessere Welt hingegeben haben", in lingua veneta: "Par quei che ga dato a vita par far 'ndar mejo el mondo".
Poi si scende nel tunnel passando nel Piave con visita ai ponti romani nella Opitergium-Tridentum, (spiegazione dello storico, più importante e documentato del Veneto, Tarcisio Zanchetta) percorrendo l’argine sinistro da noi intitolato con gli amici gemellati del Kobariški muzej di Kobarid/Caporetto: “Sentiero della Pace/Poti Miru”. Visita dei bunker scoperti da Piero Stefan. Rientro a Sant’Anna tra il Piave e il Soligo.
Durante l’escursione ci sarà il sorvolo di aerei storici famosi (Fokker, Spad XIII, ecc.) della fondazione “Jonathan Collection” di Giancarlo Zanardo, che ringraziamo di cuore.

Si ringraziano i proprietari dei fondi attraversati. Durante i percorsi stradali e nei boschi privati si declina ogni responsabilità per il comportamento non corretto. Munirsi di acqua e abbigliamento per sentieri.



Bivio Falzè di Piave e Pieve di Soligo. Mercatelli, Villa Jacur durante l’offensiva 15-21 Giugno 1918.
Foto tratta dal volume n. 3 della Collana “Il Fronte dimenticato”, e ricevuta dall’Archivio di Guerra di Vienna tramite Diotisalvi Perin, che ha donato a sua volta, al maestoso Museo arsenale viennese, una barca d’assalto A.U. recuperata nel Piave.



Pietro Stefan indica un pipistrello appeso alla volta di una galleria.



Escursione 2005, sosta di riflessione e preghiera presso il bassorilievo dello scultore Pietro Stefan che ricorda il massacro di cinque bambini a Villa Jacur.




Cave tra il Piave e Borgo Malanotte

Scongiurato pericolo di cave e discariche
tra il Piave e Borgo Malanotte a Tezze di Vazzola



Dopo alcuni anni di giuste battaglie dei cittadini di Borgo Malanotte, presieduti al tempo dalla dinamica Francesca, ora il pericolo può dirsi concluso definitivamente, di contro a quanto invece avrebbero voluto i cavatori nello scavare una vasta area agricola al di fuori dell'argine del Piave fino alla prossimità della Provinciale e salendo verso nord a Ponte della Priula. Un raggio di chilometri e chilometri estendibile anche a nord dell'autostrada per una profondità di metri e metri, creando un pericoloso lago in caso di piene del Piave, dando vita a fontanazzi con possibili rotture dell'argine maestro.
Il Comitato Imprenditori Veneti "Piave 2000" e il Museo del Piave "Vincenzo Colognese", hanno dato man forte al comitato guidato da Francesca, appoggiandolo con varie proteste fin dal 2010 e nel 2011 abbiamo prodotto n. 4 dipinti, di una nota pittrice trevigiana, che ritraggono quali scenari si potessero vedere se il maledetto progetto fosse andato in porto.
La politica finalmente ha capito e oggi, a bocce ferme, possiamo cantare vittoria perché il pericolo di cave è cancellato ed è rimasto solo un triste ricordo. Questa immensa campagna è stata venduta, ed ora i vari proprietari hanno già realizzato delle piantagioni di vitigni pregiati come Raboso Piave ed altre specialità.
I quattro quadri saranno custoditi, a memoria, in una sala del futuro Museo della Storia e della Cultura Veneta di Barbisano di Pieve di Soligo, assieme a tante iniziative storiche, culturali e ambientali portate a compimento in circa 30 anni di battaglie a partire dal sollecitare le autorità alla manutenzione del fiume Piave e del Ponte sul Piave a Ponte della Priula Strada Statale 13 Pontebbana.
Auspicando che anche le nostre battaglie sulla centrale di pompaggio e serbatoio gas metano detto Collalto, che coinvolge moltissimi comuni, (indicato pericoloso per la sismicità indotta dall'esperto di sismica prof. Marcellini), si concluda con il rimettere il tutto in discussione per ottenere l'autorizzazione eu-ropea del VIA-VAS e nel censire le abitazioni non antisismiche rendendole antisismiche.




Foto del 16 Giugno 2015 a Susegana nel vigneto di Prosecco Bio (che promette una buona annata) dell’Azienda agricola Antiche Terre dei Conti della famiglia Perin Diotisalvi. A terra i 4 quadri realizzati per protestare contro lo scempio che avrebbero fatto le cave e affini a Borgo Malanotte. Nel sito del Museo del Piave ci sono le foto che potete ingrandire per capire  lo scampato pericolo.
Di fianco l'articolo pubblicato su "la Tribuna" di Treviso.







Ponte della Priula

Un grazie all’ANAS, che dopo 20 anni di nostre giuste e documentate proteste
(ricerche storiche e proposte ingegneristiche) ci ha dato ragione.






Tezze di Vazzola - Borgo Malanotte

Festeggiamenti a Borgo Malanotte 2015:
in mostra il trattore Pampa


Pampa testa calda (simile al Lanz (tedesco)/Landini (italiano)), realizzato in quantità industriali dagli argentini per rendere coltivabile la pampa argentina: immensi territori visitati e conosciuti dalla famiglia Bergoglio. Qui, molto probabilmente, il Papa da giovane avrà provato l'ebbrezza di salirvi. Ed auspicando che il Santo Padre venga a visitare, nei prossimi anni del centenario della Grande Guerra sulla Linea del Piave/Monte Grappa e a visitare l'auspicato Museo della Storia e della Cultura Veneta, trovando in esso un cimelio che gli farà piacere ricordando l'agricoltura della sua terra.



Congratulazioni al rieletto Presidente della Regione del Veneto dott. Luca Zaia.
Con l’occasione pubblichiamo questa foto del 2013 fatta all’inaugurazione della Mostra “Cose dei tempi antichi in Borgo Malanotte” a Tezze di Piave (TV).
Al volante di un trattore d’epoca il dott. Luca Zaia con Diotisalvi Perin.







ECCIDIO


Sull’argine del Piave a Ponte della Priula
e sull'argine del Monticano


Auspichiamo che l’Amministrazione di Oderzo metta una targa sull’argine del Monticano a ricordo della tragedia.





Ringraziamo il Presidente della Provincia di Treviso, dott. Leonardo Muraro e l’Assessore alla Cultura dott.ssa Silvia Moro per aver aderito alle nostre proposte per segnalare con delle frecce indicatorie il luogo dove si trova il cippo dell’eccidio nel Piave a Ponte della Priula. Questo è un passo importante per ricordare una brutta pagina, tenuta pressoché nascosta, avvenuta nella Seconda Guerra Mondiale a guerra finita.
Con il sopralluogo dell’anno scorso al cippo a Ponte della Priula, con la dott.ssa Silvia Moro e gli Alpini della sezione di Conegliano e Ponte della Priula, si auspica che il cippo venga tenuto pulito negli anni avvenire con relativa manutenzione del verde nell’arginatura del Piave, estirpando rovi ed erbacce, in modo che i parenti e le genti del mondo possano portarsi in questo luogo sacro, sassi del Piave al tempo intrisi di sangue, a riflettere, a pregare, a portare un fiore ricordando questi ragazzi e padri di famiglia.
Un ringraziamento anche ai proprietari del terreno che hanno permesso l’accesso in un luogo dove i più anziani, della famiglia e del paese, ricordano ancora la carneficina, con l’ammasso dei corpi senza vita e, che nei giorni successivi, si sentivano rantoli di persone ferite provenire da sotto il mucchio di cadaveri ma il presidio dei carnefici impedivano il soccorso, pena la fucilazione!
A settant’anni dall’eccidio stendiamo un velo pietoso sulle Istituzioni interpellate per dare il Patrocinio gratuito, le quali ci hanno risposto che sarebbe meglio che non si sapesse! Comunque, non importa, ci abbiamo pensato noi!
Questo luogo è visitabile ogni ora del giorno passando sull’argine del Piave a circa 1.500 metri a valle della rotonda sulla Pontebbana.




Quadro che il pittore suseganese Elio Poloni ha realizzato e che verrà stampato sul retro del pannello con l’elenco delle vittime dell’eccidio. Elio, pittore dei castelli, del Piave e dei paesaggi della nostra terra, classe 1933, allora dodicenne, ricorda che con degli amici, dopo il vespro domenicale, percor-rendo l’argine del Piave ad un certo punto si trovarono davanti una scena orribile e indimenticabile. Il racconto di Elio Poloni è stato pubblicato da questo giornale nel maggio 2014.


Cerimonia a ricordo dell’eccidio
perpetrato sull’argine del Piave a Ponte della Priula


Ringrazio ancora una volta il "Razza Piave" don Romualdo Baldissera, natìo di Portobuffolè (classe 1921) terra bagnata dal Livenza, affluente con le risorgive del Piave che scendono sotto la montagna, il quale è stato anche mia guida spirituale, mia e della famiglia, guidando per tanti anni i ragazzi allo scoutismo nella parrocchia di San Pio X a Conegliano.
È stato un onore averlo ritrovato giovane come un tempo, dopo circa 25 anni che avevo perso i contatti. Un grande uomo, pensate che si sposta ancora con una ineccepibile auto tedesca e sono rimasto sorpreso, quando mi ha portato nel parcheggio, nel vedere la carrozzeria ancora tutta "impallinata" dalla tempesta che avevano preso in estate in Carnia in un campo scout.
I fedeli auspicavano sempre che lui fosse onorato a guidare la Diocesi di Vittorio Veneto con la carica di Vescovo. Ancor oggi mi chiedo perché i vertici ecclesiastici non lo abbiano nominato tale soprattutto per il suo lavoro instan-cabile di divulgare la fede cristiana e il suo proficuo impegno, anche per aver pre-so l'incarico, da giovane cappellano, su ordine di monsignor Visentin, di seguire la triste vicenda degli eccidi tra cui quelli di Oderzo portati al Camposanto. E con la sua capacità era auspicabile onorarlo di averlo avuto nostra guida a Vescovo.

Sono onorato di aver ricevuto da lui questo importante documento che fa riflettere e da divulgare.

Riflessioni…
in filastrocca


Se tu pensi che il Signore
sia lontano dal tuo cuore
resta il fatto sempre vero
che tu sei nel Suo Pensiero
e che in terra Dio ti chiede
di non perdere la fede
ricordando, giustamente,
che con Lui non perdi niente.    (fede)

I peccati ti perdona,
grazie e pace Lui ti dona
ti conforta nelle pene
nelle prove ti sostiene.
Si fa cibo e compagnia
con la Santa Eucaristia
e, alla fine della "storia",
ti assicura la Sua gloria.           (speranza)

Così il giorno della morte
si apriran del ciel le porte
ed è allora che, osannanti,
con Maria, Giuseppe e i Santi
saran gli Angeli impegnati
a guidarti tra i Beati
dove il Cristo, Re e Signore,
ti amerà di Eterno Amore.       (carità)

Don Romualdo Baldissera




Estratto da “Il Piave” di maggio 2015

Ci complimentiamo con gli Alpini di Conegliano per la brillante adunata dei giorni scorsi.
Scusateci però se ci lamentiamo perché i Presidenti e il presidentissimo non hanno risposto, salvo sviste, alla lettera che abbiamo loro inviato e che è stata pubblicata anche nel gior-nale “Il Piave”, in cui si chiedeva che fosse rispettato l’impegno assunto: la manutenzione del cippo e togliere le erbacce con un impegno per gli anni futuri. Pazienza per noi, ma questo era stato concordato, e ne siamo testimoni, con l'Assessore Provinciale dott.ssa Silvia Moro.
Ricordiamo che tra le circa 132 persone barbaramente lì uccise il più giovane aveva 14 anni ma c'erano anche padri di famiglia e qualcuno da giovane avrà fatto sicuramente parte degli Alpini.

Grazie.





Iniziativa mondiale

nel Centenario della Grande Guerra

Lo Spad XIII al Marco Polo di Venezia

L’aereo dell’Asso degli Assi, Magg. Francesco Baracca esposto fino a gennaio 2018, nella sala partenze dell’aeroporto Marco Polo di Venezia.
Un grazie di cuore al Presidente della Regione del Veneto dott. Luca Zaia, al Presidente dell'Aeroporto "Marco Polo" di Venezia Save dott. Enrico Marchi e ai suoi collaboratori, con la collaborazione della Comunità Montana Feltrina di Feltre per la promozione storico-turistica dei territori del Piave, del Feltrino e del Monte Grappa nelle celebrazioni del centenario della Gran-de Guerra, nello spirito di fra- tellanza e amicizia fra popoli degli ex contrapposti eserciti.
Un grazie di cuore anche all'Amministrazione Comunale di Quero Vas e a tutti i collaboratori e volontari del Museo del Piave "Vincenzo Colognese".



Sopra: il Totem bifacciale in italiano e inglese, che spiega il progetto, è installato vicino all'aereo Spad XIII, nel salone delle partenze dell'Aeroporto "Marco Polo" dove transitano ogni anno circa nove milioni di passeggeri. Un video posto al piano superiore, per permettere ai passeggeri di osservare l'aereo in volo, con acrobazie avvincenti del comandante Giancarlo Zanardo durante la road map di 3 anni, sponsorizzata dalla Laser industries gruppi elettrogeni di Pederobba - www.laserindustries.it- riprendendo le gesta del grande Asso Maggiore Francesco Baracca. Nel video viene anche elencata la storia dello Spad XIII con le linee di confine fino al 1917 per poi arrivare sulla Linea del Piave, con rievocazione storica di alcuni bombardamenti sul Piave.




Le Frecce Tricolori



Scatto “con Canon” di Diotisalvi Perin. Sorvolo della Pattuglia Acrobatica Nazionale delle Frecce Tricolori sopra il Piave, aviosuperficie della Jonathan Collection del Comandante Giancarlo Zanardo mentre opera ai fumogeni. In basso, al centro della foto in ammirazione l’ex Sindaco di Nervesa della Battaglia (TV), Avv. Francesco Tartini con il figlio e un po’ più in alto, sulla destra, tra la firma, si scorge il solista. Alla visione della straordinaria foto i piloti l’hanno autografata.


Serata conviviale con il Primo Club Frecce Tricolori di Pieve di Soligo, ospitati nel rinomato Ristorante "la Colomba". Ha fatto gli onori di casa il Presidente Remigio Villanova, illustrando l'attività svolta con il restauro di due aerei G91 della P.A.N., il n. 2 del pilota Fabio Brovedani e il n. 6 del pilota Massimino Montanari.
Remigio ha ricevuto in esclusiva questa eccezionale foto di questo evento storico che la stampa del tempo non ne ha fatto menzione, purtroppo le cose belle o ritenute fuori dalla sottomissione partitocratica vengono cestinate.
Auguriamo un buon 2015 a tutti gli amici della storia e della cultura.




Nella foto da sx: Remigio Villanova, presidente del Primo Club Frecce Tricolori di Pieve di Soligo; Diotisalvi Perin,; Carlo Bisol e Luigi Frattina.
L’imprenditore Carlo Bisol ha visitato il Museo del Piave “Vincenzo Colognese” firmando il registro dei visitatori e si è complimentato per le collezioni, i cimeli, la documentazione ed è rimasto affascinato dalle 5 postazioni di volo simulato multimediale assicurando che si farà carico di promuovere presso il club piloti con visite al Museo seguiti dall’istruttore Andrea Comacchio e volontari.




Stoccaggio gas detto Collalto

Informiamo che, sul fronte delle proteste e denunce alle autorità per far luce sullo stoccaggio di gas metano pompato ad altissime pressioni, circa 150 bar, sotto il Comune di Susegana ed altri comuni limitrofi, non si registrano prese di posizioni da parte delle Autorità pur avendo fatto due ricorsi al Tar.
Eppure gli esperti di sismicità come il prof. Marcellini, Pagani e Cescon consigliavano di non procedere a causa che si va ad iniettare e poi estrarre, in una zona molto delicata dove si incrociano varie faglie sismiche di pericolo 2, quindi sarebbe possibile creare terremoti indotti con lo sconvolgimento dei nostri territori che mancano di una totale copertura antisismica residenziale!
 Inoltre molte famiglie denunciano che, a causa del pompaggio del gas, questi mega compressori rilasciano nel territorio, con le vibrazioni, una rumorosità martellante continua che si propaga in moltissime abitazioni, tanto che diverse famiglie (esposti portati al Sindaco, alla Procura della Repubblica, al Prefetto e Presidente della Regione dott. Luca Zaia) non riescono a riposarsi e prendere sonno causa il riverbero della rumorosità a bassa frequenza che si propaga nel terreno per chilometri. Queste problematiche sono sorte perché non è stato seguito il procedimento di autorizzazione del VIA-VAS e noi abbiamo scoperto che non è stato seguito, trovando probabilmente qualche escamotage, da un incontro con il dott. Secchieri della Regione Veneto.     Quindi chiediamo insistentemente e a viva voce al Presidente Zaia che è stato espressamente e dettagliatamente informato dal segretario particolare dott. Alessandro Romano che questo gigantesco impianto di pompaggio e stoccaggio gas venga sottoposto al VIA-VAS e non giocare a scarica barile e chiedere lumi al Prefetto, visto che con il predecessore dott. Adinolfi abbiano riversato una quantità enorme di documenti ed esposti.
Chiediamo tutto questo anche perché lunedì 26 gennaio si è verificata una scossa di terremoto di magnitudo circa 3 nella zona di Vittorio Veneto e dintorni. Naturalmente è difficile dire se è stata causata da questo. Dobbiamo considerare però che il gigantesco serbatoio, inoltrato negli abissi della terra, non può dirsi stagno e il gas, attraverso i cunicoli sotterranei, può arrivare non si sa dove.
Alcuni organi di stampa anziché dare le giuste informazioni sulle nostre varie iniziative ci hanno boicottato.
In vari territori ci sono disseminati decine di pozzi quasi nascosti dalla vegetazione. Quello che vedete in foto si trova tra Collalto e Colle della Tombola, ha sette testate che si diramano a polipo nelle viscere della terra.




Appello al dott. Luca Zaia Presidente della Regione del Veneto

Sig. Presidente, Le chiediamo col cuore in mano che intervenga, ora che ha la facoltà di farlo, per salvaguardare questo territorio dove tante persone passano notti insonni a causa delle vibrazioni provenienti dal sottosuolo e si faccia carico in prima persona di iniziare un nuovo cammino per la sicurezza facendo partire la procedura del VIA-VAS con il risultato di es-sere certi che tutte le normative siano state rispettate.
Il "giocattolo", come è definito dagli esperti, cioè il monitoraggio di microsismicità nei pozzi con rilevatori gestiti dall’OGS, sembra non serva per preavvisarci se arriverà una scossa sismica più o meno forte, quindi se succederà un terremoto, essendo troppo sensibile, forse neppure lo registrerà e sarà comunque purtroppo troppo tardi e noi resteremo, ahimè, inermi a subirlo. Pardon, potrà servire solo a fare statistiche e studi per testi di laurea, confrontando i dati nei secoli futuri.
Sig. Presidente, chiediamo come è stato possibile realizzare un tale complesso e potentissimo impianto di stoccaggio e distribuzione gas che anno dopo anno necessita di modifiche e aggiornamenti con nuove tecnologie, espansioni, restando però esclusa la pro-cedura della normativa europea VIA-VAS? Chiedono i cittadini: scu-si non ricordano, se c'era Lei o Galan al tempo delle approvazioni? Per gloria di utilità pubblica?! Italiana o francese, quale è il gruppo di maggioranza azionaria? Grazie Presidente!




Conegliano

Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000” - Ponte della Priula (TV)
In collaborazione con il
Museo del Piave “Vincenzo Colognese” - Caorera di Quero Vas (BL)


Spett.le
Sindaco del Comune di Conegliano
Floriano Zambon 



Oggetto:     Nuova Via bloccata dopo il nuovo ponte sul Monticano


Illustrissimo Sindaco, Le scrivo in merito alle polemiche sulla nuova Via bloccata dopo il ponte sul Monticano.
Consiglio che, finché non venga risolta la questione dell'ex SAITA, si crei su tutto il tratto stradale un parcheggio e se possibile creare un passaggio pedonale che vada verso la Stazione e Via Verdi, da questo parcheggio si accederebbe con l’innesto già fatto nella zona dei girdini e piazzale San Martino.
Il costo di questa opera sarebbe molto contenuto, in pratica la vernice per disegnare i posti macchina e realizzare un vicolo, in accordo, se servisse, con le Ferrovie.
Questo parcheggio potrebbe accogliere centinaia di auto liberando i parcheggi sul Viale della Stazione, San Martino e non solo, dove potrebbe essere possibile sperimentare, in centro, un percorso rotatorio a senso unico.
Propongo che un tratto di questa nuova strada e il ponte vengano intitolati al Beato Imperatore Carlo I d'Asburgo nel centenario della Grande Guerra.
Il Monticano è un fiume che ha interessato le vicende storiche della Grande Guerra e qui gli austro-ungarici hanno stazionato per circa un anno.
L'Imperatore Carlo è stato il vero fautore della pace mondiale e lo dimostra nella documentazione sulla Positio della beatificazione ed il ponte sul Monticano riporta ad unirci tra popoli cristiani nello spirito di amicizia e fratellanza europea e mondiale.
In attesa di risposta
Cordiali saluti.
Il Presidente
Diotisalvi Perin


P.S.: Allego foto e documento letto da S.E. il Vescovo di Trieste, nel Duomo di San Giusto il 7 novembre u.s., nella Celebrazione Eucaristica in memoria del Beato Carlo I d'Asburgo nel decennale della beatificazione alla quale ha partecipato il nipote l'Arciduca Georg d'Asburgo con la famiglia ed io ho avuto l'onore di parteciparvi nella veste di Cavaliere di San Giorgio che sono stato insignito dal nipote del Beato, Sua Altezza Imperiale Carlo d'Asburgo-Lorena.
L'Arciduca Georg d'Asburgo, il 30 luglio 2006, ha inaugurato il nuovo salone del Museo del Piave “Vincenzo Colognese” a Caorera di Quero Vas (BL).




Celebrazione Eucaristica nel decennale della beatificazione di Carlo d’Asburgo presso il Duomo di San Giusto a Trieste. Ha presenziato alla cerimonia anche l’Arciduca Georg d’Asburgo, nipote dell’Imperatore.
Nella foto da sx: Helmut Hofstaetter (Cav. di San Giorgio), Wolfgang Krenn  (Cav. di San Giorgio), Massimiliano Lacota  (Cav. di San Giorgio), Adriano dott. Tremuli, Diotisalvi Perin  (Cav. di San Giorgio e San Marco).


Celebrazione Eucaristica nel decennale della beatificazione di Carlo d’Asburgo
DIOCESI DI TRIESTE
IN MEMORIA DEL BEATO CARLO I D’AUSTRIA
+ Giampaolo Crepaldi

Trieste, Cattedrale di San Giusto, 7 novembre 2014
 
Altezza imperiale, distinte autorità, fratelli e sorelle,
 
1.   Sono particolarmente lieto di presiedere questa celebrazione eucaristica per fare devota memoria del decennale della beatificazione di Carlo I d’Austria, che iniziò a reggere le sorti dell’impero austro-ungarico nel 1916, nel mezzo della prima guerra mondiale, che il Santo Padre Benedetto XV definì come una inutile strage. Ed è a partire da quell’evento, di cui quest’anno ricordiamo il centenario del suo inizio nel 1914 e che determinò la fine dell’impero e nuovi assetti politico-istituzionali in Europa, che è opportuno soffermarsi per cogliere lo spessore umano e spirituale del beato Carlo I, un imperatore che amava la pace, ma che fu come costretto a governare dentro la bufera di una guerra mondiale. A testimonianza della sua profonda propensione per la pace, proprio nel 1914, quando ebbe avvio la guerra, alla folla che si era ritrovata nella piazza antistante il palazzo di Hetzendorff per inneggiare alla guerra, il futuro Imperatore pronunciò queste parole: “Tutti coloro che mi conoscono, sanno quanto amo l’Austria e l’Ungheria. Non posso ritirarmi nei momenti di bisogno. Coloro che mi conoscono sanno anche che sono un soldato ed allenato quindi alla guerra. Nondimeno, come alcuni possano auspicare la guerra, e con tanto fervore, io semplicemente non lo posso concepire. La guerra, dopo tutto, è qualcosa di spaventoso”. In quella sconvolgente congiuntura bellica che provocò un numero spaventoso di morti, il beato Carlo I, incompreso da tanti anche dai molti tra i suoi più stretti collaboratori, fu l’unico Capo di Stato che tentò sempre di trovare il modo per porre fine alla guerra…, usando tutte le sue forze, cercando in tutti i modi le strade della pace, coltivando con gli amici e con i nemici le possibilità reali per raggiungerla. Il beato Carlo I ci è di esempio, un esempio che si sostanzia dell’impegnativo dovere di coltivare sempre e dovunque il bene incommensurabile della pace. Sono convinto che se si fossero seguiti la volontà e gli sforzi dell’Imperatore, milioni di vite perse in battaglia si sarebbero salvate e l’Europa avrebbe potuto celebrare una lunga stagione di pace.
 
2.   Uomo di pace, il beato Carlo I, fu anche un singolare uomo politico che trovava nel tesoro della fede cattolica la costante ispirazione per l’esercizio delle sue gravose responsabilità. Anche su questo punto egli resta un esempio attualissimo, reso ancora più attuale dal fatto che, al giorno d’oggi, la politica vive una delle sue crisi più acute per il venir meno di quegli orizzonti di senso che sono giunti ad intaccare perfino il valore dell’umano. Il beato Carlo I aveva un grande senso del dovere e si considerava come padre del suo popolo. Nel 1917, durante una conversazione con il conte Polzer-Hoditz, il beato gli confidò: “Come Imperatore devo essere di buon esempio. Se ognuno praticasse semplicemente i suoi doveri cristiani, non ci sarebbe tanto odio e miseria in questo mondo”. Questo suo alto senso del dovere, esercitato nell’orizzonte della fede – fede creduta fermamente e testimoniata fino alla fine – lo manifestò nel momento della sua incoronazione, avvenuta in Ungheria. L’imperatrice Zita – per lei fu marito devoto e per i figli un padre tenerissimo – 50 anni dopo la sua morte, ricordò con queste significative ed eloquenti parole l’evento che tanto lo coinvolse per la densità di significati che racchiudeva. Queste le parole dell’Imperatrice: “La cosa che più mi colpì di tutta la cerimonia, fu la commovente parte liturgica, soprattutto i voti presi dal Re davanti all’altare prima della sua consacrazione ovvero di preservare la giustizia e lottare per la pace. Questa sacra promessa data nella cattedrale era esattamente il programma politico che egli intendeva portare avanti. Sentivamo questo così fortemente che quasi non erano necessarie parole tra di noi”.
 
3.   Il beato Carlo I fu, in definitiva, un cristiano a tutto tondo, che la Chiesa, con lungimirante saggezza, ha beatificato, indicandolo come esempio di vita cristiana autentica. A rendere particolarmente credibile la sua testimonianza cristiana sono i suoi ultimi mesi di vita. Giunto nell’isola di Madera – dopo aver persopatria, impero e trono – intensificò la sua preghiera e l’offerta della sua vita al Signore convinto che Dio volesse proprio la sua vita come ultimo sacrificio per la salvezza del suo popolo. Cristiano che nutriva la sua anima con la partecipazione quotidiana alla Santa Messa dove univa il suo al Sacrificio del Signore Gesù, l’imperatore seppe coniugare, in un ardito e originale intreccio spirituale, la sua comunione con il Signore e l’esercizio dei suoi gravosi doveri. Era devotissimo della Madonna e, a Madera, la Chiesa che più amava era quella di Nossa Senhora do Monte. Una volta, parlando con sua moglie mentre la Chiesa si vedeva in lontananza, egli affermò che Dio chiedeva la sua vita per il bene del proprio popolo. Poco tempo dopo, Dio esaudì il suo voto. Commovente il racconto che il figlio fece degli ultimi istanti di vita del padre: “Mio padre aprì gli occhi e guardò con amore Gesù nell’Eucaristia. L’ho sentito pregare ancora nei suoi ultimi istanti. Non smetteva di ripetere Gesù mio misericordia. L’ho sentito dire Gesù mio vieni. Ha pronunciato in un ultimo sospiro il nome di Gesù, e si è abbandonato nelle braccia di mia madre. Abbiamo davvero pensato che stavamo assistendo alla morte di un santo”. A noi resta la grazia di una testimonianza cristiana luminosissima e l’opportunità di aprirgli il nostro cuore nel gesto confidente dell’invocazione: di tutto questo vogliamo ringraziare il Signore per la beatificazione, avvenuta dieci anni fa, di Carlo I d’Austria.




Via Vincenzo Colognese



Discorso di Diotisalvi Perin
all’inaugurazione della Via intitolata a Vincenzo Colognese

Gentili ospiti, autorità, amici, grazie di cuore per la vostra presenza presso questo museo che ha un’anima, oggi potete vedere una parte di quello che ha fatto Vincenzo Colognese, sì perché è  stato anche imprenditore di successo, un uomo di grandi valori umani e sociali, che ha trasmesso questa passione alla famiglia e, se il museo è ancora aperto, è anche grazie al contributo corposo della moglie Franca Zoppas, dei figli Marco e Paolo, oltre ad averci affidato quasi tutte le loro preziose collezioni di cimeli, che vedete esposte nel museo. (Del precedente museo Madonna del Piave di Don Antonio è rimasto ben poco di importante in quanto fu dato in prestito gran parte dei cimeli senza le opportune garanzie per una mostra sulla G.G. che si svolse in Piemonte e purtroppo non furono restituiti.) a Vincenzo gli abbiamo intitolato nel 2006, il Museo del Piave "Vincenzo Colognese" e su nostra proposta il Comune gli ha dedicato finalmente la Via, pur essendoci stati vari problemi burocratici con il Prefetto (per le intitolazioni ci vogliono 10 anni dal decesso della persona), anche se non si capisce perché altre vie sono state intitolate dopo due anni come dei casi che avevamo raccolto nel Quartier del Piave; grazie quindi al Sindaco di Quero Vas, all’ex Sindaco di Vas e a tutti gli amministratori comunali.
Questo, comunque, per Vincenzo e per noi non basta, le istituzioni sono poco attente a chi si impegna seriamente alla storia, alla cultura, all’ambiente.
Vincenzo montebellunese doc ha fatto molte cose e il Comune di Montebelluna dovrebbe dedicargli una Via o una struttura pubblica, confido che  l’avv. Maria Bortoletto che qui oggi rappresenta il Sindaco prof. Marzio Favero dia l’adesione alla nostra richiesta, come lo potrebbero fare altri comuni tra cui i capoluoghi come Belluno o Treviso.
Vincenzo era un grande esperto di storia, conduceva ricerche internazionali anche archeologiche che lo portava di assentarsi per lunghi periodi, attraversando territori di nazioni in guerra e trovava sempre il modo di dialogare con i ribelli e passare, rientrava e la sua mente programmava altre mète per scoprire che al tempo delle piramidi esistevano civiltà più progredite delle nostre. Ricordo che nelle sue ricerche ha portato alla luce un reperto straordinario, una scultura realizzata a quei tempi che rappresenta esattamente una navicella spaziale.
Vi racconto un aneddoto: Vincenzo, o Renzo come lo chiamavano gli amici, disponeva di un documento speciale, rilasciato non so dirvi da quale nazione, comunque con questo girava il mondo. Nel 2003 decidemmo, con un gruppo di amici, di visitare il Museo di Caporetto e gli dissi: "Renzo mi raccomando portati il documento di identità che dopo Cividale del Friuli c'è da passare la dogana. Il giorno dopo arrivati alla frontiera, presenta il documento ma i doganieri dicono che non può passare perché per loro non era valido e lui ribadiva che mai nessuna dogana lo aveva bloccato. Quindi dopo tre ore, andando tutti al comando alla Casa Rossa, abbiamo rilasciato garanzie e lui poteva passare solo se lo riportavamo in giornata in Italia e così abbiamo ottenuto il lasciapassare.
Serva da sprono ai figli Marco e Paolo per delle pubblicazioni prendendo spunti dai suoi diari. A mio avviso Vincenzo lo considero il Marco Polo dei giorni nostri!  Noi qui volontari seguiremo la strada che ci ha tracciato, anche se è dura. Chiediamo al Sindaco maggiori risorse vista la riduzione che in pochi anni  sono scese a un quarto di quanto veniva erogato all’inizio e non ci danno la possibilità di investire in cultura.
Vorrei tracciare un breve bilancio sul lavoro fin qui fatto che fa conoscere la piccola Caorera grazie al Museo, non solo al Veneto ma internazionalmente grazie all’ultima iniziativa con la realizzazione dello Spad XIII in volo, l’aereo dell’asso dei cieli  magg. Francesco Baracca, ricostruito dal comandante Giancarlo Zanardo, questo finanziato grazie alla Regione Veneto con l’intervento del dott. Dario Bond, Comune di Vas Sindaco dott. Andrea Biasiotto, Intereeg III e con la collaborazione della Comunità Montana Feltrina.
Ora lo Spad XIII è esposto nel salone partenze del Marco Polo dove potrà essere ammirato da 9 milioni di passeggeri in transito, un video e un totem esposti indicano che il tutto ruota grazie alla regia del nostro Museo e qui va un grazie alle delibere del Presidente della Regione Veneto dott. Luca Zaia, della Comunità Montana Feltrina, Amministrazione Comunale di Quero - Vas e naturalmente del Presidente di Save dott. Enrico Marchi.
Altro punto che fa arrivare molti visitatori, e soprattutto giovani, al Museo, sono le cinque postazioni di volo simulato multimediale grazie al finanziamento di Banca Cariverona regionale e comunale. Poi altre cose le vedrete nel Museo oggi. Ricordo le cose più importanti: il gemellaggio con il Museo di Kobarid-Caporetto e il Museo di Storia di Guerra di Budapest.
Numerose sono le iniziative che curiamo come le escursioni sulle orme della Grande Guerra sulla linea del Piave a Susegana, Ponte della Priula, Collalto, Colfosco, Falzè di Piave, Montello, Valderoa ecc.
Collaboriamo con enti e associazioni d’arma per mostre dando in prestito cimeli o altro, come per la recente mostra dell’arma dei Carabinieri di Feltre o dando al Comune di Teviso una bomba nell’anniversario dell’immane bombardamento americano del 7 aprile 1944, pubblicando il libro del dott Guido Spada che vi presenterà nel pomeriggio su pittori famosi al fronte e che presenteremo in vari paesi e province con l’editore Compiano sponsor banca Prealpi di Tarzo e imprenditori, a giorni potrete visitare le mostre in onore del pilota asso dei cieli Giannino Ancilotto che è onorato a San Donà di Piave e noi collaboriamo dando dei cimeli.
Con le mie ricerche a Vienna è nata un'amicizia con la casa degli Asburgo, ricordiamo l’arciduca George che qui ha inaugurato la nuova ala del Museo, nipote dell'imperatore Carlo I d'Asburgo finalmente Beato da qualche anno in quanto si è trovato una guerra fraticida fra cristiani che non voleva ed ha fatto di tutto per realizzare la PACE
Recentemente ho avuto ospite, sulla Linea del Piave, al Castello di San Salvatore Susegana e Collalto, Sua Altezza Imperiale Carlo d'Asburgo-Lorena e prendendo atto del nostro impegno di ricerca storica, fratellanza e amicizia fra popoli, mi onorano  di entrare nell'ordine dei Cavalieri di St. Georgs-Orden
Ringrazio tutti voi per la partecipazione ed il sostegno ai volontari con un abbraccio e un grazie di cuore perché senza di loro il Museo rimarrebbe chiuso. Esorto i giovani e i gruppi di volontari e delle varie associazioni degli Alpini, del Comune di Quero - Vas che purtroppo  non si vedono, gli invitiamo a collaborare per tenere aperto il museo il sabato e le domeniche ma meglio sarebbe fare come a Caporetto di tenere aperto il museo tutta la settimana.
Ricordo che qui il Museo voluto da Vincenzo è nato in primis per ricordare un suo avo Vincenzo Colognese, alpino del 7° Reggimento, caduto sul Valderoa a seguito di un conflitto con un gruppo contrapposto di militari guidato da Erwin Rommel.
Termino invitandovi a un caloroso applauso all’amico Renzo che lo sentiamo sempre vicino a noi

Grazie




Lo Spad XIII a Venezia

Iniziativa mondiale nel centenario della Grande Guerra

Lo Spad XIII all’aeroporto Marco Polo di Venezia

L’aereo del Magg. Francesco Baracca (Asso degli Assi) esposto nella sala partenze dell’aeroporto Marco Polo di Venezia

Un grazie di cuore al Presidente della Regione del Veneto dott. Luca Zaia, al Presidente dell'Aeroporto "Marco Polo" di Venezia Save dott. Enrico Marchi e ai suoi collaboratori, con la collaborazione della Comunità Montana Feltrina di Feltre per la promozione storico-turistica dei territori del Piave, del Feltrino e del Monte Grappa nelle celebrazioni del centenario della Grande Guerra, nello spirito di fratellanza e amicizia fra popoli degli ex contrapposti eserciti.
Un grazie di cuore anche all'Amministrazione Comunale di Quero Vas e a tutti i collaboratori e volontari del Museo del Piave "Vincenzo Colognese".
Il Presidente
Diotisalvi Perin

È stato installato un Totem bifacciale, in italiano e inglese, nel salone delle partenze dell'Aeroporto "Marco Polo", dove transitano ogni anno circa nove milioni di passeggeri che spiega il progetto e, in alto, ancorato al soffitto, si può ammirare l'aereo Spad XIII. Un video, visibile nelle ore di apertura dell'aeroporto, mostrerà ai passeggeri l'aereo in volo mentre compie acrobazie avvincenti pilotato dal comandante Giancarlo Zanardo durante la road map di 3 anni, riprendendo le gesta del grande Asso Maggiore Francesco Baracca. Nel video viene anche elencata la storia dello Spad XIII con le linee di confine fino al 1917 per poi arrivare sulla Linea del Piave, con rievocazione storica di alcuni bombardamenti sul Piave.
Una sfida vinta!!.





COMUNICATO STAMPA
SAVE S.p.A. – Lo SPAD XIII di Francesco Baracca in mostra all’aeroporto Marco Polo di Venezia

Una copia fedele dell’aereo SPAD XIII pilotato durante la prima Guerra Mondiale dall’asso dell’aviazione militare italiana Francesco Baracca è esposta da oggi nell’area partenze dell’aeroporto di Venezia.

Nel Centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, SAVE ha voluto dare un suo contributo alla memoria con quest’operazione culturale realizzata in collaborazione con la Comunità Montana Feltrina e l’Associazione Museo del Piave “Vincenzo Colognese” di Caorera di Quero Vas, in provincia di Belluno, e con il sostegno della Regione Veneto.

Rispetto al biplano originale, la copia esposta, che è perfettamente in grado di volare, è stata ricostruita con le tecniche e i materiali dell'epoca dal Comandante Giancarlo Zanardo e  impreziosita con un frammento di tela proveniente dalla fusoliera di uno degli aerei della 91^ Squadriglia a cui apparteneva Francesco Baracca.

Lo SPAD XIII è esposto in corrispondenza della capriata del lato nord del terminal, a circa 6 metri di altezza dal suolo, attraverso un sistema di tiranti progettati e installati da ThyssenKrupp, al fine di valorizzarne al meglio la visuale da più punti della galleria commerciale. E’ inoltre posizionato in linea visiva con il punto vendita Ferrari, al cui fondatore  la madre di Francesco Baracca donò, in ricordo del figlio scomparso, il diritto d’uso del suo emblema di battaglia, il “Cavallino rampante”.

L’esposizione è anche l’occasione per promuovere un territorio ricco di storia: un totem e un video posizionati al primo piano della galleria commerciale che si affaccia sul vano in cui è sospeso l’aereo illustrano infatti la storia di Francesco Baracca e del velivolo da lui pilotato, del territorio del Piave, del Feltrino e del massiccio del Grappa.  

L’aereo resterà esposto in aerostazione fino a gennaio 2018. 

Venezia, 28 luglio 2014





Stoccaggio gas Collalto




Spett.le

Presidente della Regione del Veneto dott. Luca ZAIA -  Venezia
Presidente della Provincia di Treviso dott. Leonardo MURARO - Treviso
Procuratore della Repubblica di Treviso dott. Michele DALLA COSTA - Treviso



Riferimento: Stoccaggio gas metano detto Collalto e denuncia di una famiglia di Susegana

Vi scriviamo spinti da tante persone che ci contattano anche da fuori Regione dopo aver visto la trasmissione di Rai 3 "Report" di lunedì 12 maggio, che ha fatto conoscere la nostra zona, grazie ai noti problemi del gas metano, a milioni di utenti TV.
Tutti ci dicono, bellissimo paesaggio, si complimentano per il verde, i castelli, ecc., questo luogo però ha molti punti neri perché un eventuale futuro evento sismico potrebbe interessare territori più ampi: dai colli asolani a Treviso, Conegliano, Vittorio Veneto, ecc.
Non vogliamo creare nessun allarmismo ma purtroppo bisogna prevenire essendo collocati in “zona sismica pericolo 2” con tantissime abitazioni e opifici non antisismici e sotto di noi si incrociano varie faglie sismiche.
Il Sindaco di Susegana, nell’intervista, ha detto che da Roma dicono tutto Ok, ma non ci ha fatto vedere il documento per valutare se ci sono responsabilità oggettive e si è dimenticata di segnalare il calvario che vive una famiglia di Via Don Minzoni che sta denunciando, da metà aprile, questa situazione ai Vigili Urbani, ai Carabinieri, all’ing. De Leo, all’Ufficio Ambiente e al Sindaco del Comune di Susegana.
Come si è visto nella trasmissione, la dott.ssa Gabanelli ha fatto il giro largo partendo da altre questioni, anche se la trasmissione doveva incentrarsi sullo stoccaggio gas Collalto, si è parlato e visto una gruviera di pozzi in America che distruggono e inquinano sterminati territori. Si è passati poi ai terremoti in Emilia con opere civili e altro distrutte, ma non sono state trasmesse le tremende immagini della terra che si apriva per chilometri da cui fuoriusciva con notevole pressione sabbia e fango ed attorno ampi terreni devastati. Non si è parlato della situazione di Rivara, dove l’On. Giovanardi ha contribuito a bloccare un impianto simile a Collalto perché risultato pericoloso. Poi le immagini ci mostrano l’interno della centrale di pompaggio di Collalto, e tutto sembra in perfetto ordine. Ma non ci fanno vedere le sale dove ci sono i giganteschi e assordanti compressori che sono alimentati da una mega linea elettrica che passa in una grande centrale di trasformazione a Colfosco, nascosta in mezzo al bosco, allacciata alla mega linea di alta tensione di 220.000 Volt di Terna che collega il Fadalto a Mestre.
Gli inviati della trasmissione Rai “Report” della Gabanelli, durante l'intervista, sono stati attenti a non solleticare il responsabile per non far conoscere i tanti segreti della centrale o i complessi impianti di pompaggio e compressione che vanno ai pozzi e delle volte trovano l’acqua che impedisce il prelievo del gas, ecc. Il sistema di distribuzione che si ramifica a polipo e che va ai pozzi e alle tubazioni con le testate di iniezione cammina per chilometri e chilometri, nelle viscere della terra e questo è solo l’inizio, perché in futuro i pozzi potrebbero aumentare in dismisura
La Rai aveva ricevuto il nostro materiale informativo e quindi auspicavamo, per la par condicio, una segnalazione o che fossero quantomeno sentiti gli esperti come il prof. Marcellini, il prof. Pagani o il prof. Cescon, conterraneo ed esperto che ha avuto anche rapporti con il CNR. Purtroppo il tutto è stato cestinato.
Unico "neo" nell'intervista all'esperto sulla domanda "Ma c'è un'assicurazione, come in altri impianti, che copre tutti i danni di un'eventuale distruzione di case e opifici, se capita un terremoto?" e qui la risposta, con alcuni sorrisi: "ma no, ma sì, ma l'assicurazione non c'è e non si sa che capitali ci siano".


Questa è la lettera inviata alla dott.ssa Gabanelli il 13 maggio 2014
e vale anche come informativa alle Vostre spettabili Autorità


Gentilissima dott.ssa Gabanelli, Le scrivo perché abbiamo ricevuto molte proteste in riferimento alla puntata di Report di ieri sera da Lei diretta, sui problemi di stoccaggio di gas metano ad altissime pressioni nel sottosuolo di vari Comuni limitrofi a Susegana.
Le ricordo che da noi ha ricevuto giorni fa un copioso materiale che traccia le nostre denunce e ne elenchiamo solo alcune:
1) sulla mancanza della procedura europea del VIA-VAS per gli impianti, per i pozzi (che recentemente si sono moltiplicati, dove c’era un pozzo ora con sistemi innovativi americani si è passati a 7 testate a polipo) e per la recente mega linea del metanodotto da Cimadolmo a Collalto;
2) che il pozzo/serbatoio di S. Pietro di Feletto è stato chiuso per pericolo essendoci la presenza di acqua salmastra marina;
3) che il prof. Marcellini si è dimesso da esperto chiamato dal Comune di Susegana perché il pompaggio potrebbe provocare pericolo di terremoti indotti, essendo in zona pericolo 2;
4) poi l'intervento dell'europarlamentare on. Andrea Zanoni, che ringraziamo,  con interrogazione al Parlamento Europeo, con esito sorprendente.
Tutto questo è stato cestinato. Dobbiamo dire forse una volta c'era Report ora sta dalla parte opposta.
Qualcuno dice che è inaudito il vostro comportamento avendo sconvolto il titolo della trasmissione, ampliando su altre tematiche dirottandole su questioni americane mentre il nostro territorio è stato bistrattato da personaggi politici, come dire: guarda che belli siamo!
Nessun riferimento ai vari ricorsi al TAR o interviste a chi conosce la materia come il prof. Marcellini o il prof. Cescon di Colfosco, ecc.
Si è preferito inserire persone molto lontane dalla nostra Regione riferendo che tutto è a posto perché c'è come dicono i furbi un "giocattolo" che si chiama Rete Sismica Collalto che segnala i minimi movimenti dell'aria nel muovere le piante. Dati che vengono segretati dal gestore dell’impianto e dall’OGS, anziché renderli pubblici e non ha valenza di allerta.
Tranquilli, se capiterà la botta questi non sono in grado di segnalarla e per di più sarà troppo tardi protestare.



Resoconto di cittadini che hanno visto la trasmissione

Sulla informativa del VIA-VAS precisiamo che siamo venuti a conoscenza che le autorizzazioni erano state date per la centrale di pompaggio ma non per tutto l'impianto di distribuzione e i pozzi. Questo ci è stato riferito da un funzionario della Regione Veneto, dott. Franco Secchieri, dicendo che si erano sbagliati. Inoltre ci viene riferito che anche per la recente linea di alimentazione, che parte da Cimadolmo e arriva alla centrale di pompaggio, non sia stata fatta la procedura del VIA-VAS ed anche come da documenti che abbiamo dalla Regione Veneto sembra che il Piano Regolatore del Comune di Susegana, presentato in Regione da qualche anno, sia fermo in Regione perché questa linea, già fatta da oltre un anno, secondo loro, stando ai documenti in loro possesso, non esiste.
Ricordiamo alle Vostre Illustri Autorità che il nostro Comitato è da moltissimi anni impegnato nella ricerca storica, nella salvaguardia del territorio e dei cittadini per le varie problematiche, tra cui questa, che è molto sentita. Copiosa documentazione, disponibile per la consultazione, la trovate inserita nel sito del Museo del Piave (www.museodelpiave.it), con lettere di scambio di informazioni e incontri con il precedente Prefetto dott. Aldo Adinolfi. Ricordiamo anche che i ricorsi al TAR non hanno ottenuto la sospensiva del pompaggio in quanto i nostri avvocati forse hanno capito che ha prevalso l'interesse nazionale per lo stoccaggio a tutti i costi.
Più volte al Sig. Prefetto abbiamo riferito che ci troviamo in un territorio collinare tipo carsico dove ci sono numerose doline con profondi crepacci nelle rocce sottostanti e quindi potrebbe essere pericolosa la fuoriuscita di gas o altro dal terreno se sollecitato ad altissime pressioni. D'altronde queste cavità sono, appena, a 1.000 metri circa nel sottosuolo, ma chi può escludere che queste cavità/insenature non arrivino a qualche centinaio di metri dalle crosta superficiale del terreno? Questo serbatoio, che dicono possa contenere fino a 800 milioni di metri cubi (ma potrebbero moltiplicarsi a dismisura con le nuove tecnoligie di perforazione), non può essere stagno perché non è un cilindro ben delimitato in acciaio e qui può spaziare in lungo e in largo e verso la superficie.
Quello che Vi raccontiamo ora è un fatto che sta denunciando una famiglia di Susegana da quando sono iniziati i pompaggi di gas metano nel sottosuolo ad altissime pressioni che possono oscillare da 150 atmosfere o superiore, iniettando nel sottosuolo un mare di gas che arriva dalla Russia o Africa.
Questa famiglia di Susegana, che vive in Via Don Minzoni, ha informato i vertici del Comune di Susegana e l'Arpav chiedendo di mettere dei rilevatori, dicendoci che in casa sentono, di giorno e di notte, rumori e vibrazioni che sembrano prodotte da compressori e sistemi di iniezione che fanno presupporre che arrivino per riverbero e si propaghino nelle tubature e rocce. Quindi bisognerebbe assicurarsi che nella zona intorno all’abitazione non sia di tipo dolina (vedere disegno allegato), perché tra le fessure tra roccia e roccia potrebbero uscire liquidi o gas.
Queste persone, molto preoccupate, denunciano che si sono recati nei pressi di un impianto, una notte, constatando un forte boato costante che la notte successiva non c'era.
Poi altre persone ci informano che, sia sulla zona del Colle della Tombola di Colfosco e a Collalto, si sentono ogni tanto dei forti colpi secchi che qualche mese fa non si sentivano e anche questi fanno presupporre dei cedimenti nelle cavità per colpi di ariete e fratture del terreno sottostante e ne evidenziano anche in questi ultimi periodi le varie frane e cedimenti che ci sono sui colli del Comune di Susegana.
Pertanto vista la situazione, preghiamo gentilmente di installare delle attrezzature adeguate in questi luoghi per registrare vibrazioni e rumori, rilevatori di presenza di gas e quant'altro per la sicurezza delle persone e i dati relativi pubblicati via internet e usufruibili dalla cittadinanza.
Adeguati provvedimenti dovrebbero essere presi pensando anche per questa famiglia di Susegana e trovando loro, eventualmente, un altro alloggio in modo che possano dormire di notte.

In attesa di risposta.
Distinti saluti.
Diotisalvi Perin


Un geologo, a cui abbiamo chiesto un parere tecnico sul fenomeno carsico simile al nostro territorio, ci ha fornito queste immagini che alleghiamo per sintetizzare il fenomeno e si possono vedere in internet digitando doline.





La Tribuna 17.5.14






Stoccaggio gas Collalto






Susegana, 25 aprile 2014

La visita al Castello di San Salvatore
di Sua Altezza Imperiale Carlo d'Asburgo-Lorena


Al centro Sua Altezza Imperiale Carlo d'Asburgo-Lorena, alla sua sinistra la principessa Trinidad di Collalto e San Salvatore,
Diotisalvi Perin e un illustre ospite austriaco; alla sua destra Maria Trinidad di Collalto, Alfred Rakoszi de Tombor Tintera e Guido Spada.





Cippo a Ponte della Priula

Lettera al Presidente della Provincia di Treviso
dott. Leonardo MURARO
31100 Treviso

Susegana, 17 marzo 2014


Oggetto: Cippo commemorativo per l’efferato eccidio del 1945 sul Piave.

Sig. Presidente Muraro, Le scrivo per segnalerLe un'iniziativa molto mportante dell'Associazione "Sassi del Piave" di Spresiano, che ha pubblicato un libro di mix di testi e immagini dal titolo "La Piave - annotazioni tra natura, storia e attualità" e in una pagina ricorda una preziosa testimonianza di una signora ancora vivente, il dramma di 113 miliziani della R.S.I. trucidati a tradimento, a guerra civile terminata sulla riva sinistra del Piave nel maggio 1945 a Ponte della Priula. L’ordine delle condanne a morte partito da Oderzo (casa cristiana del Brandolini) con barbariche esecuzioni sul Monticano, Piave e a Mignagola e a Ponte della Priula vicino all'argine del Piave, per quanto avvenuto il 1° e 15 maggio 1945: uccisi 113 militari della R.S.I.
Il cippo commemorativo "dimenticato anche dalla pietà umana" attende che queste vittime della follia vendicativa escano dal dimenticatoio e trovino finalmente il conforto di una visita, di una riflessione e di un gesto di pietà.
Auspichiamo che Lei si faccia parte attiva nel distribuire questi libri in tutte le Biblioteche della Provincia di Treviso, della Regione del Veneto e divulghi e promuova la presentazione in luoghi di cultura.
Inoltre Le rivolgiamo un appello perché il luogo, in cui è collocato il Cippo, venga ripulito da rovi, rifiuti e corone abbandonate e restaurare il monumento (con colonnine spezzate) mettendo dei cartelli indicativi in modo di poterlo raggiungere dal centro abitato di Ponte della Priula e lungo l'argine del Piave, mettendo una targa con tutti i nomi dei caduti, padri di famiglia e ragazzini di 15/16 anni, al Cippo e al cimitero, dedicando una Via pedonale sull'argine a queste persone trucidate, alcune lasciate gravemente ferite a rantolare per lungo tempo fino alla morte, un corpo adagiato sull'altro per lungo tempo prima di essere portate in cimitero a Susegana e seppellite.
Signor Presidente, Le chiedo di fare una ricerca per verificare se tutte le salme riposino nella stessa grande tomba comune, che ha una lapide che recita: “Accogli o Signore nel Tuo abbraccio divino questi tuoi figli caduti per la Patria”.
Sulle pareti del Sacrario, realizzato dalla Federazione Naz. Combattenti R.S.I. Gruppo Provinciale L. Mion di Treviso, sono state apposte 6 grandi parole tutte uguali: “Presente”, senza scrivere date, nomi e l’età delle vittime. I nomi delle vittime dell’eccidio si possono trovare in un libro dello scrittore Antonio Serena, che ha trattato ampiamente questa questione. Un bassorilievo in bronzo rievoca la ferocità delle esecuzioni, avvenuta di notte sparando all’impazzata tra un movimento convulso di persone inermi bloccate dopo essere state scaricate dai mezzi arrivati da Oderzo.
All’entrata del cimitero di Susegana ci sono alcune frecce che indicano il Sacrario ai Caduti della Seconda Guerra Mondiale, ma non c’è nessuna indicazione per il secondo Sacrario che si trova al piano superiore.
Le chiediamo di dare a questo “eccidio” la stessa importanza che è stata a quello di Codevigo (esecuzione sommaria di 114/136 persone), definendolo “Eccidio del Piave a Ponte della Priula”, creando uno spazio almeno di 1000 metri quadri per un luogo di riflessione su questa vicenda a lungo domenticata e dove i sassi ricordano il sangue versato dalle vittime. Le chiedo altresì un incontro per presentarLe questo libro.
Probabilmente in provincia di Treviso, analizzando tutti i fatti della Seconda Guerra Mondiale, abbiamo avuto il nostro olocausto.
Diotisalvi Perin





Al Prefetto di Treviso

Comitato Imprenditori Veneti "Piave 2000"
in collaborazione con il Museo del Piave "Vincenzo Colognese"


Ponte della Priula, 3 febbraio 2014

Illustrissimo Prefetto Dott.ssa Maria Augusta Marrosu
Piazza dei Signori, 22 - 31100 Treviso


e p.c.
Presidente della Regione del Veneto dott. Luca ZAIA - Venezia
Unità di progetto Genio civile di Treviso dott. Alvise Luchetta - Treviso
Ass.re alla Protezione Civile Provincia di Treviso dott. Mirco Lorenzon - Treviso

Oggetto: Il nostro territorio ad alto rischio

Illustrissimo Prefetto di Treviso dott.ssa Maria Augusta Marrosu, in riferimento alla lettera precedente del 24 gennaio 2014 siamo a pregarLa di far intervenire chi di dovere per organizzare urgentemente una massiccia prevenzione per la salvaguardia dei cittadini rivieraschi del Piave in caso di eventuali forte piogge nell'arco montano, che farebbero sciogliere rapidamente la neve. Ricordiamo che Il Gazzettino dell'1 e 2 novembre 1966 annunciava forti nevicate nell'arco Dolomitico e poi il 3 e 4 forti piogge e il Piave a Nervesa tracimò il 4/11 con i suoi circa 5.500 m. cubi al secondo dove la Prefettura, per salvare Treviso, dette ordine all'Esercito di minare l'argine sinistro a monte della SS. 13 a Ponte della Priula; poi per fortuna nella notte il livello si abbassò e venne scongiurato di farlo brillare ma gli argini scardinati si ruppero da soli più a valle, seminando morte e danni ingenti, lasciando il territorio per lungo tempo alluvionato.
Ora cosa fare per una sana politica per la salvaguardia delle persone e del territorio? Rettificare il fiume affinché passino piene eccezionali con l'ausilio di serbatoi di laminazione, ma per far questo ci vorranno diversi anni.
Ora le Autorità preposte alla sicurezza, secondo noi, dovrebbero agire predisponendosi con materiali e mezzi da stoccare in ogni Comune, non è sufficiente il materiale che dispone la Protezione Civile locale per affrontare un'alluvione, dove gli argini potrebbero avere dei problemi a partire dalla traversa tra Colfosco e Nervesa, sia anche per l'arrivo di quantità notevoli di piante estirpate dalla furia dell'acqua che si parerebbero sulle pile dei ponti a Ponte della Priula ed altri creando effetto diga.
La prego di dare informazioni ai cittadini a mezzo stampa, tv, ecc., di come comportarsi in caso di piena per esempio: spostare vetture e mezzi in zone rialzate; spostare materiali dai scantinati nei piani alti delle case; negli stabilimenti e attività commerciali, rialzare macchinari, materiali, ecc.
La Protezione Civile abbia a disposizione, anticipatamente, in tutti i paesi rivieraschi da Colfosco e Nervesa, al mare notevoli quantità di sacchetti già pieni di sabbia dove anche i cittadini possano servirsi previo coordinamento per difendere le abitazioni, sigillare le cisterne di gasolio, oltre a mezzi anfibi, canotti, barche, motopompe, gruppi elettrogeni, viveri ecc.
È risaputo che anche eventuali portate del Piave di 3.000 m. cubi al secondo che durassero due giorni, potrebbero scardinare gli argini a causa della mancata manutenzione fin dal dopo alluvione del 1966.
Qualcosa è stato fatto ma poco, tanto che nelle ultime brentane con portate di circa 1.500 m. cubi al secondo, a Ponte di Piave il livello faceva paura; quindi lo capisce anche un ragazzo delle scuole Medie che un fiume torrentizio come il Piave, con gli alberi e le ghiaie che intasano il letto del fiume, non può fermare una piena.
Il bacino del Piave con le dighe, è come il 4/11/66, ma la differenza la può fare ancora di più l'affluente Cordevole che da Arabba può scaricare nel Piave, nel suo percorso, oltre 1.000, 2.000 e più m. cubi al secondo.
Oggi nel quotidiano La Tribuna di Treviso, un personaggio politicizzato che insegna pare alle Elementari, si cimenta ad accusare l'autorità idraulica, la quale invece si sta facendo in quattro per far decollare qualche intervento di manutenzione. Pensiamo che i problemi maggiori siano burocrazia e mancanza di risorse finanziarie. Chi ha studiato all'Università di Idraulica di Padova ed è al comando del Genio Civile, dovrebbe poter esercitare le vere funzioni dell'insegnamento ricevuto.
Questo personaggio ha in testa una confusione totale, dove tra la salvaguardia delle roselline selvatiche del Piave, portare i bambini a visitare le Fontane Bianche, correre dietro a chi raccoglie qualche sasso colorato e passare agli scavi a valle di Ponte della Priula, ne passa perché questi notevoli scavi risalenti agli anni '80-'90 abusivi in alveo. Perché non ha denunciato al tempo chi ha accumulato colline di sabbie scavando vicino all'acqua, anche di notte, per non vedere e confondere gli scavi e non rettificando a norma di legge?
Il ponte della ferrovia è stato salvato grazie alle nostre segnalazioni alle ferrovie che, per salvare il ponte, ha portato per difendere le pile e consolidarle nell'anno 2000/2001, scaricando circa 2.000 camion di grosse rocce consistenti, creando sul salto di 4 metri una specie di diga tra l'argine destro e sinistro. Ma altre rocce erano state portate negli anni precedenti, creando una cascata dove qui il Piave aveva, per secoli, una pendenza di 2-3 metri al chilometro.
Confidando di essere stato chiaro ma sempre disponibile ad un confronto su quanto mi hanno insegnato in oltre sei anni il Maestro del Lavoro ing. Alfredo Dal Secco ed altre persone competenti in idraulica dei fiumi e supportate da studi e ricerche storiche. L'ing. Alfredo Dal Secco, decorato con Medaglia d'oro dal Presidente della Repubblica, è stato un luminare in meccanica, energia dinamica ed altre tecnologie ed ha operato alla Franco Tosi.

In attesa di risposta, porgo distinti saluti.
Il Presidente
Diotisalvi Perin






Lettera al nuovo Prefetto di Treviso

Illustrissimo Prefetto
Dott.ssa Maria Augusta Marrosu

31100 Treviso


Ponte della Priula, 24 gennaio 2014

Oggetto: problematiche del nostro territorio

   
Illustrissimo Prefetto di Treviso dott.ssa Maria Augusta Marrosu, siamo venuti a conoscenza della Sua nomina a Prefetto di Treviso e noi del Comitato Imprenditori Veneti “Piave 2000” e del Museo del Piave "Vincenzo Colognese", che rappresento, Le auguriamo un proficuo lavoro per risolvere le tante problematiche di questo territorio bistrattato, sfruttato all’inverosimile e soffocato.
Premetto che a noi sta a cuore la storia, la salvaguardia dell'ambiente, la sicurezza dei cittadini, ecc.
Ci sono grosse emergenze da affrontare per poter dare la sicurezza ai cittadini del non pericolo ed è per questo che, rendiamo pubblico questo documento:

1) Manca la manutenzione, regimazione e regimentazione del fiume Piave che dopo l'alluvione del 4.11.66 è pressoché in balìa di se stesso. Non sono state rispettate le leggi, fin dal Regio Decreto del 1904, per quanto riguarda la pulizia e la rettifica dell'alveo del fiume e se oggi arrivasse una piena come quella del 4.11.66 di circa 5.500 m. cubi al secondo od anche dei 3.000 m. cubi al secondo, che durasse alcuni giorni, ci troveremmo con ampi territori alluvionati, con acqua, fango e inquinamento al di fuori degli argini a causa della scardinatura degli stessi.
Considerazioni: La situazione del bacino embrifero rivierasco ambientale del Piave dalle sorgenti alle foci è notevolmente cambiato anche a causa della cementificazione con l'aumento considerevole della quantità di acqua che arriva rapidamente nell'alveo del fiume.
Quindi si faccia attenzione alla recente caduta di tanta neve nell'arco montano da Malga Ciapela, Arabba, Cortina, Comelico, Sappada che in caso di repentini cambiamenti climatici con l'innalzamento delle temperature e pioggia, farebbero sciogliere rapidamente la neve che defluirebbe nei vari torrenti e fiumiciattoli che alla fine andrebbero ad ingrossare il Piave.
La preghiamo di prendere provvedimenti, chiamando anche in aiuto, se necessario, l'Esercito (non quando è troppo tardi) per rettificare il fiume Piave in modo da liberare l'alveo da piante e ghiaie che impediscono il normale deflusso delle acque in caso di piena.

2) Nel comune di Susegana ed in alcuni Comuni vicini ci sono molti pozzi di gas metano, potenziati negli ultimi anni con strategie ed apparecchiature innovative usati per immettere e riestrarre il gas metano, e una centrale di pompaggio ad altissime pressioni, che smista il gas metano con tubazioni collegate ad un gigantesco serbatoio naturale nel sottosuolo che diciamo potrebbe non avere limiti di capacità non essendo stagno.
Il gas arriva da diversi collegamenti ed una recente megalinea che si collega alle linee nazionali (verso Cimadolmo) che va ad alimentare la centrale di Collalto per lo stoccaggio nelle viscere della terra dove ci sono anche infiltrazioni di acque salmastre marine.
Va ribadito che ci troviamo in una zona sismica pericolo 2 dove si scontrano faglie sismiche ed esperti dicono che il pompaggio di gas ed eventuali liquidi potrebbero dare sismicità indotta.
Secondo alcune ricerche mancano, per questi complessi impianti, le procedure di autorizzazione del VIA-VAS-VINCA richieste dalla normativa europea. La informiamo che l'europarlamentare Andrea Zanoni ha presentato recentemente un'interrogazione al Parlamento europeo. Quindi preghiamo si proceda a sottoporre questi impianti di pompaggio e stoccaggio alle normative europee. Ampia documentazione, pensiamo, La può trovare nei vostri archivi, in quanto era stata inviata al Prefetto dott. Aldo Adinolfi; altre informazioni Le può trovare nel sito: www.museodelpiave.it su frane e sismicità - YouTube: rete sismica Collalto, ecc.
Abbiamo appreso che Lei, avrebbe collaborato con il CNR e quindi, dovrebbe essere a conoscenza della materia che trattiamo. Avremmo piacere che Lei potesse informarsi sul nostro territorio con un luminare come il prof. Paolo Cescon, che ha operato nel CNR e non solo, e che potrebbe confrontarsi con Lei, per approfondire eventuali problematiche e rischi.

3) Un altro problema riguarda una frana in Via Morgante dove il Comune sta operando al consolidamento e per tali lavori è stata bloccata da circa 2 mesi l'importante via dorsale collinare che collega Collalto con il capoluogo Susegana, isolando Collalto per sei mesi dalla via principale. Collalto si può raggiungere da al-tre strade prolungando però il percorso di anche oltre 10 km; inoltre il Comune non ha messo chiare segnalazioni di deviazioni. Il problema secondo noi è pericoloso al bivio della trafficatissima SP 38 da Conegliano a Pieve di Soligo accedendo a Collalto da Via Vallonga, il cartello indica interruzione per Collalto ma non dà indicazioni precise come raggiungere Collalto e chi è del posto prosegue per Pieve e gira per Via Castellana, poi Via Cucco.
La preghiamo di verificare valutando con gli organi preposti questo problema: Comune, o Provincia, o Polizia Stradale o Provinciale per valutare la pericolosità per chi deve svoltare a questo incrocio e metterlo in sicurezza: non c'è un'illuminazione o un lampeggiante e non essendoci neppure un cartello indicatore ed è poco visibile l'imbocco in caso di buio, foschia o nebbia. L'imbocco si trova in una semicurva dove ci sono una decina di cartelli vari (tra pubblicitari, istituzionali rivolti di spalla e indicazioni di Vie) che creano confusione ed altri ingressi di piccole Vie laterali in poche decine di metri e più volte si rischia di essere tamponati per chi rallenta e si ferma per dare precedenza (prima di girare a sinistra) al notevole traffico in senso opposto. Veramente si rischia molto spesso di essere tamponati da chi arriva sulla Provinciale velocemente, essendoci un lungo rettilineo dopo aver superato di circa 500 m. la cantina Astoria.
Ci si trova in Via Crevada ed un semaforo a chiamata per l'attraversamento pedonale per chi arriva o parte con i bus, poi di seguito si trova un cartello che segnala un accesso stradale a sinistra anziché segnalarne cinque accessi ravvicinati uno prima del ponte, poi Via Castellana (prima e dopo il guard rail), poi uno poco più avanti Via Crevada bis che sale al borgo arrivando fino all'Agriturismo "Calronche", poi a destra, più o meno al lato opposto di Via Castellana, due accessi in zona industriale. Il limite indicato è di 70 km/h ma visto il rettilineo, e che la semicurva è ampia, difficilmente il limite viene rispettato. In questo punto, secondo noi, ci stava una rotonda anziché quella, pressoché inutile, realizzata di fronte alla Cantina Astoria per un solo accesso privato.
Abbiamo sentito molte persone che transitano quotidianamente su questo tratto e tutti sono preoccupati perché potrebbero verificarsi degli incidenti, soprattutto di notte, a causa di chi deve fermarsi sulla SP38 per svoltare verso Via Castellana, visto che la stada è molto trafficata: vetture, moto, camion, ecc. e sentire le brusche frenate di mezzi che arrivano dietro, vengono i brividi perché si può mettere a repentaglio la vita di ognuno.
Per quest'ultimo argomento, avevamo informato anche il Sindaco di Susegana a mezzo lettera (in allegato) ma non abbiamo ricevuto risposta.
L'ultimo punto è meno importante degli altri due descritti ma secondo noi, l'interruzione di Via Morgante, può portare a rischi di incidenti visto che il protrarsi dei lavori per la frana sembra duri ancora alcuni mesi.
In attesa di risposta e di un suo riscontro, La informiamo che siamo disponibili anche ad un incontro in Prefettura o nei siti sopra indicati, per spiegare meglio quanto sopra descritto.
    Si ringrazia. Distinti saluti
Diotisalvi Perin







il ponte sul Piave a Ponte della Priula

Comitato Imprenditori Veneti "Piave 2000"
C.P. n. 1 -  31010 Ponte della Priula (TV)
in collaborazione con il Museo del Piave

Ponte della Priula, 4 luglio 2013


Spett.le
Azienda Nazionale Autonoma delle Strade A.N.A.S. (SPA)
Dirigente Tecnico Area Esercizio ing. Ettore de la Grennelais
Capo Compartimento ing. Eutimio Mucilli

Venezia


e, p.c.
Presidente della Regione del Veneto dott. Luca Zaia
Presidente della Provincia di Treviso dott. Leonardo Muraro
Illustrissimo Prefetto di Treviso dott. Aldo Adinolfi
Dipartimento Protezione Civile - Roma -
prof. Bernardo De Bernardinis
Autorità di Bacino - Venezia - ing. Roberto Casarin
Veneto Strade spa - Mestre (VE) -
ing. Silvano Vernizzi
Dipartimento Protezione Civile - Roma - dott. Franco Gabrielli
Ordine degli Ingegneri della Provincia di Treviso -
ing. Vittorino Dal Cin


Oggetto:    
Ponte della Priula S.S.13-Pontebbana
Stato di degrado del manufatto Vs. Prot.CVE-0022179-P del 17.06.2013


Con riferimento alla Vs. citata, che risponde ad una circostanziata denuncia di questo Comitato sullo stato di avanzato degrado del ponte della Priula, si vuole innanzittutto precisare che in nessuna parte della documentazione allegata alla denuncia si afferma che esista “pericolo grave ed immediato” per la circolazione, ma questa espone in modo inoppugnabile, evidente, incontestabile e puntuale la situazione strutturale del ponte, con lo scalzamento di quasi metà delle pile e pile spalle e il drammatico stato di buona parte delle arcate e dei marciapiedi. E' ovviamente, poi, a carico di chi ha la responsabilità della manutenzione dell'opera dichiarare o meno lo stato di pericolo.

Non si può liquidare, peraltro, come “degrado corticale dei paramenti” come si legge nella Vs. citata, lo stato di vera e propria disgregazione, quasi dissoluzione, di molte cerniere di chiave e di imposta degli archi, dove il calcestruzzo si asporta con le mani e l'acciaio spesso senza copriferro originario, è letteralmente sfarinato, e denota l'approssimazione della sua composizione e posa in opera. La documentazione fotografica prodotta nella nostra denuncia illustra in modo evidente e palese la gravità del problema, d'altronde già denunciato da codesta società (or quasi VENT’ANNI FA con la lettera del 3 aprile 1996), e, recentemente dal parere di autorevoli scienziati sull'ormai disgragato calcestruzzo del ponte. Denuncia che impone il problema di una ristrutturazione/rifacimento di un opera di ombelicale importanza per il territorio come ASSOLUTA PRIORITA' nei programmi di questa Società, urgente e non più differibile.
E non ci si nasconda, per favore, ancora una volta, sotto il pretesto della “difficile congiuntura” (alias “mancanza di fondi”?), perchè oramai questo alibi non è ulteriormente sopportabile visto che nel lontano 1996 nei Vostri documenti dichiaravate la necessità di un intervento urgente di restauro e consolidamento per una cifra pari a L. 13.500.000.000, documenti anche pubblicati, alla fine degli anni ’90, nel nostro opuscolo “Storia del Ponte della Priula”.
Prendiamo atto comunque con soddisfazione che codesta Società ha messo in moto una azione che dovrebber essere risolutrice del problema, sia con interventi fondazionali che con l'affidamento, per concorso, di una progettazione di restauro-allargamento del ponte.
Auspichiamo che l’intervento sulla pila 8, come da Voi comunicato nella lettera inviataci, sia effettivamente uno stralcio del progetto più generale dell’opera mediante l’eliminazione delle principali criticità.
A tal proposito si vuole informare che il Comitato propone di istituire una tavola rotonda invitando codesta Società ad illustrare un così importante progetto di restauro e allargamento del ponte che certamente interesserà profondamente tecnici, politici, popolazione e media, anche dal punto di vista ambientale, data la sua unicità ed imponente bellezza, tra i più caratteristici del Veneto, profondamente legato alla storia di tutta l'Italia con la storica importanza nella Grande Guerra. Tavola rotonda di una giornata che si potrà tenere nella seconda o terza decade di Settembre 2013 (esclusi venerdì, sabato e domenica) presso la sala convegni del Ristorante “Bocon Divino Bandie” al Centro Sportivo Le Bandie di Lovadina di Spresiano (TV), a 2,00 km dall'uscita del casello autostradale di Treviso Nord.
Di seguito il programma della Tavola rotonda: presentazione dei convenuti, Vostro intervento per presentare il progetto di consolidamento, restauro, ecc, sul ponte a Ponte della Priula, interventi di esperti da noi invitati, interventi delle Autorità, dibattito finale.
Ci fa piacere ricordare la Vs. disponibilità con la partecipazione nel recente passato e per lo stesso problema presso una struttura pubblica a Saletto di Breda di Piave.

Si allegano infine, per conoscenza, alcune risposte alle oltre 200 lettere che abbiamo spedito alle varie Autorità, Enti, Associazioni, ecc., che con unanimità, chiedono interventi urgenti.

    Si prega di confermare la vostra adesione e la data da voi scelta entro e non oltre il 15 luglio 2013.

    Confidando in una pronta evasione alla presente, si porgono distinti saluti.